Nel settore delle criptovalute rischia di crearsi una vera spaccatura tra Stati Uniti ed Europa in tema di regolamentazione. Da quando Donald Trump è stato eletto nuovo presidente degli Stati Uniti, è cambiato tutto l’approccio politico verso il mondo crittografico. Il leader repubblicano si è posto come obiettivo quello di fare dell’America il centro mondiale degli asset digitali, iniziando con la costruzione di una riserva strategica per Bitcoin e stabilendo una regolamentazione crypto-friendly. Per lo scopo ha nominato un fan delle criptovalute come Paul Atkins a capo della Securities and Exchange Commission e il venture capitalist David Sacks come consigliere personale sulla politica da attuare per valute digitali e intelligenza artificiale. “Faremo qualcosa di grande con le criptovalute”, ha dichiarato Trump la scorsa settimana.
Se l’America cerca di ammorbidire la legislazione e la regolamentazione, l’Europa al contrario prova a inasprirle. Dal 30 dicembre entrerà in vigore il Markets in Crypto-Asset Regulation (MiCA), una serie di regole che imporranno delle strette alle società crittografiche e stabiliranno alcune barriere per il pubblico. In sostanza, le norme MiCA regoleranno l’emissione delle criptovalute e i servizi come la custodia e il trading, richiedendo che le società ottengano l’autorizzazione dall’Unione Europea per operare. In particolare, riguardo le stablecoin, il MiCA stabilisce che le società emittenti detengano il 60% della capitalizzazione in depositi bancari, pena il delisting dagli exchange in Europa. Una regola questa alla quale si è opposta Tether, proprietaria della più grande stablecoin USDT. Di conseguenza, la criptovaluta sarà cancellata dagli scambi europei a partire dalla prossima settimana.
Criptovalute: ci sarà una migrazione dall’Europa agli USA?
Quando quest’anno sono state approvate le nuove regole del MiCA, c’è stata una buona accoglienza anche perché considerate in sintonia con la linea seguita dagli Stati Uniti. “Nella precedente amministrazione USA, il MiCA sembrava certamente un buon modo per cercare di pensare all’industria delle criptovalute senza uccidere completamente l’innovazione”, ha affermato Eswar Prasad, senior fellow presso la Brookings Institution. Adesso però le cose sono profondamente cambiate. “Sulla scia della vittoria di Trump, assisteremo a una migrazione delle attività legate alle criptovalute dall’Europa in qualsiasi forma perché le cose saranno molto più facili negli Stati Uniti. Il MiCA sarà visto come molto rigoroso”, ha aggiunto.
Dello stesso avviso è Yulia Makarova, consulente speciale dello studio legale Cooley, secondo cui l’impianto delle regole del blocco UE “aumenta i costi per le start-up, al punto tale che un’azienda arrivi sull’orlo della redditività”. A quel punto, queste società potrebbero “scegliere di lanciarsi negli Stati Uniti piuttosto che nell’UE”.
Diverse aziende crittografiche hanno abbandonato i servizi statunitensi durante l’amministrazione Biden, nel timore che le autorità di regolamentazione attuassero una repressione feroce che hanno fatto per tanti anni. Ora, però, con Trump stanno pianificando un ritorno. “Siamo più vicini che mai al ripristino dei servizi in dollari USA e il nostro piano è quello di raggiungere questo importante traguardo all’inizio del 2025”, ha dichiarato Norman Reed, amministratore delegato ad interim dell’exchange di criptovalute Binance US. “Non è una questione di se, ma di quando”.
Una voce un po’ fuori dal coro, invece, è quella di Denzel Walters, responsabile del Lussemburgo presso il market maker B2C2, il quale ritiene che “la nuova amministrazione USA potrebbe togliere un po’ di lustro e un po’ di vantaggio al MiCA, ma quest’ultimo presenti una grande opportunità per il mercato degli asset digitali”.









