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Criptovalute: cosa significa un’inflazione USA così alta

Criptovalute: cosa significa un'inflazione USA così alta

I prezzi delle criptovalute sembrano essersi stabilizzati dopo il rilascio dei dati sull’inflazione statunitense. Bitcoin ed Ethereum viaggiano sopra le soglie psicologiche di 40.000 e 3.000 dollari. La tenuta di questi supporti è estremamente importante, perché questi potrebbero rappresentare lo spartiacque tra un movimento rialzista delle quotazioni e uno ribassista.

L’indice dei prezzi al consumo relativo al mese di marzo negli USA è volato all’8,5%, superando le attese degli analisti che lo davano all’8,4% e collocandosi al livello di crescita più alto degli ultimi 40 anni. La reazione a tali risultati da parte delle cripto sotto certi versi è anche sorprendente, in quanto le valute digitali negli ultimi tempi hanno dimostrato di essere particolarmente sensibili alle dinamiche sul versante del costo della vita.

Fino a poco tempo fa era molto forte la voce da parte di chi sosteneva che Bitcoin e gli altri token digitali potessero fornire uno scudo importante quando l’indice dei prezzi al consumo cresceva. Questo perché da un lato il valore intrinseco non sarebbe stato intaccato e da un altro lato gli investitori sarebbero andati in caccia di asset redditizi, dal momento che i rendimenti reali dei titoli a reddito fisso si sarebbero abbassati.

In verità il giro è più complicato. Intanto, si è irrobustita non poco la tesi di chi sosteneva che le criptovalute fossero privi di un vero valore intrinseco. In secondo luogo, l’aumento dell’inflazione rilancia le aspettative di rialzo dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve, il che automaticamente allontana gli investitori dagli asset considerati più a rischio.

 

Criptovalute: quanto è importante la decisione della Fed sui tassi

Tassi d’inflazione così alti complicano il quadro generale delle criptovalute, perché molto dipende da cosa farà la Fed per combattere il carovita. Sarà così aggressiva come sta ribadendo a gran voce o terrà maggiormente conto degli effetti recessivi che una forzatura eccessiva potrà comportare per l’economia? Il mercato ormai sta scontando che l’istituto guidato da Jerome Powell si muoverà con un aumento del costo del denaro dello 0,5% nella prossima riunione.

Tuttavia, la relativa stabilità dei token digitali potrebbe anche significare che gli investitori pensino che l’inflazione abbia raggiunto il picco nel mese scorso e da ora in poi si prepari alla discesa. Yuya Hasegawa, analista di criptovalute presso l’exchange Bitbank, ha affermato però che le pressioni su Bitcoin e simili non stanno scomparendo, perché alcuni membri della Fed hanno espresso unanimemente la necessità di una politica monetaria rapida e restrittiva per contrastare l’inflazione arrivata ormai a livelli insostenibili.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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