Gli investitori che detengono criptovalute e asset digitali in Italia attraverso operatori iscritti al registro ufficiale dell’Oam sono calati del -30% tra il primo e il terzo trimestre del 2025, nonostante tra il primo trimestre del 2023 ed il terzo del 2025 la variazione sia stata pari al +13%. Lo rivelano i numeri elaborati dall’organismo per la gestione degli elenchi degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi.
I dati sono stati illustrati nel corso della presentazione del volume Criptovalute: domanda, offerta e regolamentazione, redatto dall’Ufficio Studi Oam in collaborazione con Xenia Scimone. La contrazione è dovuta alla diminuzione degli operatori iscritti al registro tenuto dall’organismo di agenti e mediatori e allo spostamento delle cripto-attività su piattaforme che hanno sede legale fuori dall’Italia. L’Oam segnala inoltre che è diminuito del -23% il numero complessivo di clienti trasmessi.
In questo articolo:
- Da Vasp a Casp: addio al registro dell’Oam
- Chi investe di più in criptovalute in Italia
- Il peso di operatori e investitori esteri
Da Vasp a Casp: addio al registro dell’Oam
L’Oam gestisce da oltre tre anni il registro Vasp (Virtual Asset Service Provider), l’elenco italiano a cui devono iscriversi obbligatoriamente gli operatori in criptovalute (exchange, broker, wallet provider, società di infrastrutture blockchain, emittenti di stablecoin) per operare legalmente nel rispetto delle norme antiriciclaggio. L’attuazione del Micar (Market in Crypto-Assets Regulation) ha favorito un decisivo cambio di scenario per il settore.
La pubblicazione e i dati raccolti sono il canto del cigno dell’Oam: gli operatori in criptovalute sono passati da Vasp a Casp (Crypto Asset Service Provider) con l’entrata in vigore della normativa europea che ha creato un quadro unico per le cripto-attività. Dal 30 giugno prossimo, il registro Vasp cesserà definitivamente di esistere. In Italia sarà la Consob a occuparsi del rilascio delle autorizzazioni per i soggetti che vogliono operare come Casp e a gestire l’albo dei provider.
Chi investe di più in criptovalute in Italia
Il controvalore in euro del saldo totale delle valute virtuali detenute nel terzo trimestre del 2025 è risultato di 2,156 miliardi. I detentori di cripto-attività in Italia appartengono prevalentemente alla fascia d’età compresa tra i 18 e i 29 anni (il 36% del totale), seguita da quella tra i 30 e i 39 anni al 28% e da quella tra i 40 e i 49 anni al 18%. Nella ripartizione geografica, i clienti si concentrano soprattutto al Nord (37%) e all’estero (37%), con le percentuali più basse al Centro (17%) e al Sud (9%).
Gli operatori iscritti al registro dell’Oam sono passati dagli oltre 140 del secondo trimestre del 2025 ad appena 35 provider conteggiati a dicembre 2025. Questo calo si traduce in uno spostamento concreto delle cripto-attività dai wallet detenuti dagli operatori presenti in Italia a quelli di player che hanno sede legale fuori dai confini nazionali. A fronte di 101 cancellazioni dal registro dell’Oam, si contano 87 Casp esteri (europei) che hanno notificato alla Consob di prestare e offrire i loro servizi cripto in Italia.
Il peso di operatori e investitori esteri
L’Oam aggiorna anche l’identikit dell’investitore tipo in valute digitali. Quello retail si orienta su importi contenuti (i valori medi per cliente sono inferiori a 2.500 euro) e una bassa operatività, con non più di dieci operazioni di conversione. L’investitore corporate predilige importi elevati (valori medi tra 50.000 euro e 1 milione) e un’elevata operatività, con una frequenza operativa media che supera le 400 operazioni.
I clienti esteri sono quelli che detengono il maggior controvalore medio (1.505,41 euro per persona fisica), mentre la Lombardia, la regione italiana che detiene la maggior parte del controvalore assoluto (1.170,21 euro), ha un controvalore medio per cliente significativamente inferiore a quello straniero. La Basilicata è invece la regione che ha il minor controvalore medio per cliente, pari a 483,57 euro.
La chiusura del registro Oam e la fuga di cripto-investitori e operatori dall’Italia fanno emergere almeno un dato positivo: il ruolo centrale avuto dall’organismo nel supporto alla vigilanza. L’efficacia dell’albo ha determinato un aumento considerevole di interesse delle autorità: le richieste di informazioni da parte di Guardia di Finanza, Polizia e Autorità di vigilanza sono aumentate del 300% tra il 2023 e il 2025 (da 27 a 107), con altre 24 richieste arrivate nei primi due mesi del 2026.









