Criptovalute: quanto sarà importante la riunione della Fed stasera

Attenzione alle criptovalute in occasione del meeting Fed di oggi. La riunione di questa sera della Federal Reserve avrà una rilevanza estremamente importante non solo per i riflessi che può avere sui mercati azionari, obbligazionari e valutari, ma anche per quel mondo per molti considerato estraneo a certe dinamiche come quello delle criptovalute.

Che legame c’è tra i discorsi di Jerome Powell e le decisioni del FOMC con le quotazioni delle valute digitali? A giudicare da quanto successo negli ultimi giorni il rapporto è molto stretto. Chi pensava che le monete virtuali potessero essere un ombrello protettivo contro le turbolenze di mercato probabilmente dovrà ricredersi.

Da quando il Governatore della Fed ha dichiarato di fronte al Congresso che l’inflazione non è più transitoria ma si appresta ad avere caratteri duraturi, sui mercati finanziari si è immediatamente scatenato un sell-off, proseguito a vari intervalli nei giorni successivi. Questo non ha risparmiato le criptovalute, che sono velocemente retrocesse dai record storici. Bitcoin ad esempio dal top di 68.990 dollari del mese di novembre ha lasciato sul terreno circa il 30% del suo valore. Non ha fatto molto meglio Ethereum, che dal record di 4.864 dollari ha perso circa il 22%.

 

Criptovalute: quanto incideranno le decisioni della Fed?

Purtroppo non esiste nemmeno uno storico tale da poter dire con precisione come si comportano le cripto quando la Banca Centrale americana diventa più aggressiva. Il precedente del 2013 è poco indicativo. Allora la Fed iniziò un percorso di inasprimento della politica monetaria dopo un periodo di allentamento determinato dalla crisi del 2008, ma erano altri tempi e nessuno nemmeno lontanamente immaginava che Bitcoin potesse ad esempio assumere la veste di oro digitale.

Nel 2017-18 la serie di rialzi dei tassi ha fornito qualche indicazione in più, ma ancora le criptovalute non avevano innescato quel percorso straordinario che le ha portate a moltiplicare le loro quotazioni. Le uniche vere considerazioni che si possono rilasciare ovviamente si restringono ai giorni nostri e le avvisaglie che ci arrivano non sono molto confortanti. La sensazione è che se c’è liquidità nei mercati questa si riversa negli assets a rischio come le criptovalute, quando arriva il periodo delle vacche magre anche il settore crittografico ne risente.

Quindi bisognerà aspettarsi che una conferma stasera di Powell di una svolta monetaria più austera apra uno scenario ribassista sul fronte dei token digitali? In verità sarebbero da fare altre osservazioni, come quella relativa ai tassi reali. In altri termini, quanto sarà il tasso di tolleranza dell’istituto centrale statunitense all’inflazione? O meglio, quando e di quanto verrà ritoccato il costo del denaro per frenare la crescita dei prezzi, in rapporto al fatto che nel 2022 certe spinte inflazionistiche come la carenza degli approvvigionamenti e il costo delle materie prime potrebbero anche allentarsi?

Perché se i rendimenti obbligazionari nominali non saliranno abbastanza per compensare l’aumento del carovita, tutto ciò manterrebbe i tassi reali in territorio negativo, come lo sono adesso. A questo punto gli investitori potrebbero nel medio periodo rispolverare gli assets a rischio, tra cui proprio le criptovalute.

Tutto quanto tenendo ben presente che il mondo legato alla blockchain segue molto spesso delle logiche che sfuggono alla comprensione delle dinamiche macroeconomiche. Negli ultimi giorni ad esempio è bastato che Elon Musk twittasse che Tesla è pronta ad accettare Dogecoin come pagamento per le auto elettriche per far esplodere il prezzo del token. In ragione di ciò tutte le considerazioni su inflazione, tassi d’interesse e politica monetaria in genere cedono il passo alla volatilità, che sembra l’unica a farla da padrona quando si parla di valute digitali.