Evitare l’isolamento occidentale, affrontare le conseguenze delle politiche tariffarie statunitensi e accelerare il processo di de-dollarizzazione: è l’obiettivo di Csi Plus (o Csi+), la nuova piattaforma per la cooperazione eurasiatica lanciata dalla Comunità degli Stati Indipendenti. L’organizzazione ha presentato ufficialmente questo veicolo per riunire le diverse realtà dello spazio post-sovietico in vista del Forum economico eurasiatico di Minsk che si tiene alla fine di giugno.
La proposta rappresenta un passo importante verso la realizzazione dell’integrazione economica nell’area eurasiatica. L’aspirazione è cambiare gli equilibri geoeconomici della zona, trovando un minimo comune denominatore sul piano commerciale e politico. Il crescente interesse per la cooperazione regionale anche da parte di partner esterni ha condotto la Csi a studiare un nuovo network con funzionanti ed efficaci meccanismi di interazione.
In questo articolo:
- Cos’è Csi Plus e perché è stata creata
- L’obiettivo è attirare nuovi partner
- Le convergenze tra Csi e Sco
Cos’è Csi Plus e perché è stata creata
È il quotidiano russo Izvestia a rivelare che la Comunità degli Stati Indipendenti è al lavoro su Csi Plus, un’organizzazione multilaterale che opererà come un’alleanza geopolitica ed economica allargata. La caratteristica principale di questo strumento è che sarà flessibile e aperto a partner e osservatori esterni. Ciò significa che Brasile, India, Cina, Sudafrica e le altre nazioni del gruppo Brics, così come la Sco (l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai) e i suoi membri, potranno partecipare per collaborare su leve fondamentali come economia, cultura e sicurezza.
La Comunità degli Stati Indipendenti è l’organizzazione con sede a Minsk che riunisce la Russia, otto delle quindici ex repubbliche sovietiche (Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Moldavia, Tagikistan e Uzbekistan), il Turkmenistan come membro associato e l’Afghanistan e la Mongolia come osservatori. All’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai aderiscono Bielorussia, Cina, India, Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan, l’Afghanistan e la Mongolia come osservatori e 14 partner di dialogo, tra cui Armenia, Azerbaigian, Cambogia e Sri Lanka che hanno presentato domanda per diventare osservatori. La Sco non ha escluso l’unificazione dei mercati con i Brics in futuro.
L’obiettivo è attirare nuovi partner
Csi Plus è un progetto simile a Brics Plus (o Brics+), il gruppo che le principali economie non occidentali hanno allargato da gennaio 2024 ad Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia e Iran e che i fondatori prevedono di espandere con altre adesioni nel 2025. Con uno sforzo di ampliamento ambizioso, la Csi vuole attirare partner che non sono necessariamente membri formali dell’organizzazione. La Comunità ha già partecipato al summit di Kazan come organizzazione e i singoli Paesi che fanno parte di Brics Plus hanno aderito contemporaneamente come singoli Stati. Quindi nazioni quali India, Iran e Pakistan potrebbero aderire senza problemi a Csi Plus.
L’annuncio della piattaforma è arrivato in seguito agli ultimi movimenti dell’Unione economica eurasiatica, lo spazio comune nato nel 2015 per favorire l’integrazione commerciale di Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Russia. I Paesi dell’Uee hanno accordi di libero scambio con la Serbia e il Vietnam e ne stanno chiudendo altri con gli Emirati Arabi Uniti e la Mongolia. Inoltre, entro la fine dell’anno, puntano a firmare un accordo con l’Indonesia e ad avviare i negoziati con India e Tunisia. Proprio l’India, membro sia dei Brics che della Sco, potrebbe favorire l’ingresso di altri attori importanti nella rete.
Le convergenze tra Csi e Sco
Il politologo bielorusso Alexei Dzermant spiega a Izvestia che la Csi e la Sco (nella quale è già coinvolta la maggior parte delle repubbliche post-sovietiche) hanno molti punti in comune come lo sviluppo del potenziale tecnologico, la creazione di una rinnovata rete logistica e di uno spazio digitale unico per semplificare le interazioni tra pubbliche amministrazioni, imprese e cittadini, la lotta al terrorismo e la repressione del traffico di droga. La nuova piattaforma farà da ponte e integrazione tra le parti.
“È un’opportunità per trovare nuovi partner, nuovi mercati e negoziare con quegli Stati che non si sottomettono ai dettami dell’Occidente – sottolinea Dzermant –. La Russia è anche un elemento chiave per la sicurezza in Eurasia. Pertanto, questo strumento può consentire a Mosca di partecipare ad un nuovo progetto alternativo di ordine mondiale, in cui svolgerà un ruolo centrale, e non subalterno, come lo vedono gli Stati occidentali”.
“La maggior parte di questi format non impone obblighi rigorosi ai partecipanti – conclude Dzermant –. A differenza dei classici progetti di integrazione o delle alleanze politico-militari, queste associazioni multilaterali di nuova generazione sono estremamente flessibili. Si può affermare che, per ora, il ‘biglietto d’ingresso’ a queste strutture è gratuito. Questo è anche il loro vantaggio, ciò che le rende attraenti”.









