Oggi sono entrati in vigore i dazi americani del 50% su acciaio e alluminio annunciati la scorsa settimana e firmati ieri dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Le tariffe sono raddoppiate rispetto a prima e ciò potrebbe creare scompensi nell’industria siderurgica mondiale. L’inquilino della Casa Bianca ha affermato che la mossa serve per proteggere il settore dell’acciaio americano aumentando la competitività di fronte a un’ondata di importazione di metallo più economico dall’estero. Soprattutto, il tycoon ha affermato che tutto ciò scoraggerà il dumping delle materie prime negli Stati Uniti da parte di altri Paesi.
I più colpiti riguardo l’acciaio saranno indubbiamente Canada, Messico, Brasile e Corea del Sud, i quattro principali esportatori negli Stati Uniti con una quota rispettivamente di 7,14, 3,5, 2,99 e 2,90 miliardi di dollari (dati della U.S. International Trade Administration). Per quanto concerne l’alluminio, è sempre il Canada che guida la classifica con 9,42 miliardi di dollari in esportazioni del metallo, seguita dagli Emirati Arabi Uniti con 0,92 miliardi e dalla Corea del Sud con 0,78 miliardi.
L’Unione europea è coinvolta essenzialmente con la Germania e l’Italia, ma tutto il blocco è furioso. Un portavoce dell’UE ha dichiarato che la mossa di Trump “mina i negoziati in corso sull’accordo commerciale” tra i due blocchi dell’Atlantico dopo il congelamento dei dazi fino a luglio. “Se non si raggiunge una soluzione reciprocamente accettabile, sia le misure esistenti che quelle aggiuntive dell’UE entreranno automaticamente in vigore il 14 luglio, o prima, se le circostanze lo richiedono”, ha detto il portavoce. Gli analisti tuttavia non sono così preoccupati per l’industria europea, in quanto alcuni acquirenti e produttori beneficeranno di prezzi più bassi dal reindirizzamento dell’acciaio da altre parti del mondo verso l’Europa. Al contrario di quanto accadrà negli Stati Uniti, dove i prezzi giocoforza lieviteranno.
Dazi acciaio e alluminio: sorride il Regno Unito
Per ora l’unico vincitore di questa nuova tornata sui dazi di acciaio e alluminio sembra essere il Regno Unito. Trump ha infatti risparmiato il Paese, lasciando inalterata la tariffa del 25% in virtù dell’accordo commerciale più ampio siglato l’8 maggio tra Usa e Gran Bretagna. Trump ha dichiarato che Londra meritava “un trattamento diverso” rispetto ai suoi omologhi europei per via dell'”accordo di prosperità economica”. Come parte di esso, anche la tariffa del 25% dovrebbe essere rimossa. Tuttavia, il magnate newyorchese ha avvertito che la tregua potrebbe essere temporanea con un aumento al 50% a partire dal 9 luglio se la Casa Bianca dovesse rilevare un non rispetto degli aspetti rilevanti dell’accordo.
“L’esenzione del Regno Unito dal dazio del 50% è stata una pausa gradita”, ha affermato Gareth Stace, direttore generale di UK Steel. Tuttavia, ha esortato le parti a modificare il loro accordo commerciale per rimuovere completamente le tariffe. Ad ogni modo ha avvertito che “l’incertezza rimane sui tempi e sulle tariffe finali” ed è per questo che “i clienti statunitensi saranno dubbiosi sul fatto che debbano anche solo rischiare di fare ordini nel Regno Unito”. Chrysa Glystra, direttore della politica commerciale ed economica di UK Steel, ha espresso soddisfazione per il fatto che le tariffe siano solo al 25%, mentre il resto del mondo subirà un salasso del 50%. Nell’osservare che l’acciaio britannico esportato in Usa è un materiale “specialistico e di alto valore” non disponibile negli Stati Uniti e che quindi i clienti saranno disposti a sforzi per ottenerlo, Glystra però sottolinea che una tariffa del 25% è “punitiva”, mentre una del 50% sarebbe “proibitiva”.









