Dazi: Fitch nodo Usa Cina non è sciolto. Pil cinese al 6% nel 2020
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DAZI: FITCH, ‘NODO’ USA-CINA NON E’ SCIOLTO. PIL CINESE AL 6% NEL 2020

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L’agenzia di rating Fitch dopo l’accordo ‘fase uno’, annuncia di aver rivisto al rialzo la stima sulla crescita dell’economia cinese: dal 5,7 al 6% per il 2020

L’accordo annunciato nel negoziato commerciale Usa-Cina, la cosiddetta ‘fase uno’, controbilancia gran parte dei danni fatti al commercio mondiale dai piani Usa di alzare i dazi sulle importazioni cinesi in ottobre e in dicembre ma le tensioni sul commercio restano alte e permane un “rischio significativo” di una nuova escalation nella guerra commerciale. Lo scrive l’agenzia di rating FitchRating in una analisi nella quale, in conseguenza dell’accordo ‘fase uno’, annuncia di aver rivisto al rialzo la stima sulla crescita dell’economia cinese: dal 5,7 al 6% per il prossimo anno.

Fitch scrive che in base agli annunci ufficiali i dazi Usa sulle import cinesi scenderanno al 16% rispetto ai precedenti piani che indicavano un’ascesa al 25 per cento. Secondo l’agenzia di rating si tratta di una modifica significativa rispetto agli annunci Usa di fine agosto. L’effetto positivo, oltre che sulla crescita del pil cinese, si riverbera anche sull’economia globale con il pil mondiale che dovrebbe confermare il prossimo anno il tasso di crescita di quest’anno (2,6%) dopo il forte rallentamento rispetto al 2018 (3,2%). La ‘guerra commerciale‘ tra le due grandi potenze, aggiunge Fitch, e’ lontana dalla conclusione anche dopo l’accordo ‘Fase uno’. I dazi Usa sulle merci cinesi restano ben al di sopra del 3%, livello che si registrava prima dell’inizio delle ostilita’.

Fitch ritiene che le tensioni resteranno soprattutto in settori sensibili come la tecnologia, che saranno il principale ostacolo ad una piena deposizione delle armi. Riguardo all’accordo Fase uno, l’agenzia di rating sottolinea l’opacita’ dei termini dello stesso. Nessuna delle due parti ha dato dettagli per cui e’ anche difficile valutare quanto sara’ sostenibile la sua attuazione. Quegli aspetti resi pubblici, come il fatto che la Cina si sia impegnata ad aumentare le importazioni di beni e servizi Usa per almeno 200 miliardi nel biennio 2020-2021 rispetto al livello raggiunto nel 2017, potrebbe, secondo alcune interpretazioni, essere molto sfidante e difficile da raggiungere.

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