Dazi Usa al 15%: ecco perché per l’Italia può essere un colpo basso

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Un’intesa annunciata in pompa magna tra la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e l’ex presidente Usa Donald Trump ha ridisegnato le relazioni economiche transatlantiche. Dopo mesi di tensioni e minacce di escalation tariffaria, l’Unione europea ha ottenuto un accordo con Washington che fissa un dazio doganale del 15% su molte merci europee esportate negli Stati Uniti. Un compromesso che evita l’incubo di tariffe del 30%, ma che rappresenta comunque una svolta pesante per l’export comunitario e potrebbe avere impatti pesanti su quello dell’Italia.

Ma quali sono i reali contenuti dell’accordo? Chi vince e chi perde? Quali settori possono ancora sperare in deroghe o tariffe zero? E che impatto ci sarà sull’economia italiana e sull’equilibrio geopolitico?

 

In questo articolo:

 

  • Un compromesso geopolitico: cosa prevede l’accordo sui dazi Usa-Ue
  • I settori strategici europei più colpiti: da made in Italy a energia
  • Il futuro dell’export italiano: sfide, opportunità e rischi da evitare

 

Un compromesso geopolitico: cosa prevede l’accordo sui dazi Usa-Ue

L’accordo raggiunto tra Bruxelles e Washington rappresenta una tregua apparente in una guerra commerciale latente. A partire dal 1° agosto, i dazi sulle merci europee importate negli Usa saliranno mediamente al 15%, quasi il triplo rispetto all’era pre-Trump (4,8%), ma ben al di sotto delle minacce iniziali di un 30% generalizzato. L’intesa include però diverse eccezioni. Alcuni settori godranno di tariffe zero, come:

 

  • Aerei e componentistica aerospaziale
  • Alcuni prodotti chimici e farmaci generici
  • Materie prime critiche (come litio e terre rare)
  • Apparecchiature per semiconduttori

 

Un altro punto chiave è l’impegno dell’Ue ad acquistare 750 miliardi di dollari in prodotti energetici statunitensi nei prossimi tre anni (250 miliardi l’anno), rafforzando la strategia di sganciamento dal gas russo.

Non mancano però le criticità: i dazi su acciaio e alluminio resteranno al 50%, mentre per auto e componenti si applicherà una tariffa del 15% – comunque inferiore al 27,5% attualmente vigente in Usa, ma ben lontana dalla neutralità. Inoltre, la mancanza di reciprocità sulle tariffe europee (che restano a zero per molte merci Usa) ha sollevato dubbi sulla reale equità dell’intesa.

 

I settori strategici europei più colpiti: dal made in Italy al farmaceutico

Il compromesso rischia di trasformarsi in un colpo basso per molte industrie europee – e italiane in particolare. Secondo Confindustria, il contraccolpo stimato sul Pil italiano potrebbe arrivare a mezzo punto percentuale, con perdite sull’export fino a 22 miliardi di euro.

I nuovi dazi mettono a rischio prodotti iconici come vino, salumi e formaggi, anche se alcuni (come Parmigiano Reggiano e Grana Padano) erano già soggetti a dazi del 15%. L’elenco completo dei prodotti esenti non è ancora stato definito, ma il rischio per molte eccellenze resta alto.

L’Italia, poi, è un importante hub europeo per l’export farmaceutico verso gli Stati Uniti (10 miliardi l’anno). L’applicazione della tariffa al 15% su prodotti di fascia alta è un duro colpo, anche se i farmaci generici dovrebbero beneficiare dell’esenzione.

 

Automotive, energia e siderurgia: cosa cambia

La notizia positiva è che i dazi sulle auto scendono di fatto dal 27,5% attuale al 15%, migliorando le condizioni per i produttori europei. Tuttavia, l’industria italiana è più debole rispetto a quella tedesca e potrebbe faticare a difendere quote di mercato.

Inoltre, l’obbligo europeo di acquistare energia statunitense rappresenta un’ulteriore concessione a Washington. Con 750 miliardi da spendere in tre anni tra gas naturale liquefatto e petrolio, il messaggio è chiaro: l’Ue punta a ridurre la dipendenza energetica dalla Russia, ma a caro prezzo.

Nessun sollievo, invece, per acciaio e alluminio: le tariffe restano al 50%, rendendo difficile l’export verso gli Usa. Al contrario, materie strategiche come terre rare e litio rientrano tra i prodotti a tariffa zero, in linea con la crescente interdipendenza nei settori digitali e della difesa.

 

Immagine di Achiropita Cicala

Achiropita Cicala

Giornalista e Seo Copywriter dal 2021. Laureata in Economia Applicata, ha consolidato le conoscenze in materia presso vari studi commerciali, per poi dedicarsi al giornalismo web. Ha lavorato in diverse testate editoriali online (Blastingnews.com, Trend-online.com, Money.it, Ftaonline.com, etc.), occupandosi della redazione di articoli e notizie a carattere economico (finanza personale, mercati, risparmio, pensioni, fisco e tasse, lavoro, previdenza sociale, diritto).

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