I mercati festeggiano l’accordo commerciale raggiunto tra Stati Uniti e Cina sui dazi, come annunciato dal segretario al Commercio Usa Howard Lutnick. In un’intervista a Bloomberg, il capo del dipartimento ha anche riportato che sono imminenti altre dieci intese con importanti partner commerciali.
Ieri Wall Street ha chiuso la seduta in rialzo, con l’indice S&P500 che ha registrato un +0,80% agguantando di fatto il record storico di 6.147 punti stabilito a febbraio. Nuovo massimo di sempre per il Nasdaq, che ha terminato la sessione con un progresso dello 0,97% a 20.167 punti. Anche i mercati asiatici hanno salutato la notizia con sedute positive: il Nikkei 225 ha terminato l’ultima seduta settimanale in salita dell’1,42%. Le Borse europee viaggiano in territorio positivo, con il Dax che segna un incremento di un punto percentuale nel momento in cui si scrive.
In questo articolo:
- Dazi: accordo Usa-Cina, centrali le terre rare
- I prossimi accordi e la situazione per l’Europa
Dazi: accordo Usa-Cina, centrali le terre rare
Lutnick ha dichiarato che l’accordo sui dazi tra Washington e Pechino è stato firmato martedì e include l’impegno cinese a fornire tutte le terre rare. Il governo cinese aveva imposto restrizioni all’esportazione negli Stati Uniti di sette minerali molto utilizzati nell’industria come ritorsione per le tariffe imposte dal presidente Usa Donald Trump. Sulle terre rare, l’inquilino della Casa Bianca si è speso molto negli ultimi mesi, vista la loro importanza, siglando un accordo con l’Ucraina da 350 miliardi di dollari per lo sfruttamento di queste materie prima di cui il territorio del Paese è ricco. La possibilità di estrarre le terre rare è considerato un risarcimento per gli aiuti militari forniti dagli Stati Uniti nella guerra che Kiev combatte contro la Russia.
Anche l’accordo con la Cina ha come punto centrale il tema minerali. “Ci consegneranno terre rare e una volta che lo faranno revocheremo le nostre contromisure”, ha affermato Lutnick, riferendosi ad alcune restrizioni Usa, come quelle alle esportazioni di materiali come l’etano, utilizzato per produrre plastica, i chip per software e i motori a reazione. L’intesa è arrivata in seguito ai negoziati tra le due superpotenze tenutisi a Ginevra il mese scorso. Questo mese, invece, le parti hanno intavolato colloqui a Londra raggiungendo il compromesso che ora rimane in attesa dell’approvazione di Trump e del presidente cinese Xi Jinping.
I prossimi accordi e la situazione per l’Europa
Lutnick ha riferito anche che il presidente Trump è pronto a finalizzare una serie di accordi con altri Paesi prima della scadenza del 9 luglio. L’alto funzionario del governo americano ha parlato di una decina di nazioni coinvolte ma non ha specificato di quali si tratti. L’India potrebbe essere una di queste, come ha suggerito Trump ieri. Questa settimana, una delegazione indiana si recherà a Washington per cercare la quadra con la controparte statunitense. Anche il Giappone potrebbe essere nella lista. “Il Giappone e gli Stati Uniti stanno attualmente discutendo … continueremo a fare il massimo sforzo in materia come nostra priorità”, ha affermato il segretario capo di gabinetto giapponese, Yoshimasa Hayashi.
E l’Europa? I leader dell’Unione europea hanno tenuto un vertice giovedì nel quale hanno discusso le nuove proposte degli Stati Uniti. Bruxelles deve decidere se spingere per un compromesso rapido o insistere per un accordo migliore. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha esortato l’Ue a siglare un accordo commerciale “rapido e semplice” piuttosto che uno “lento e complicato”. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel ribadire che tutte le opzioni sono sul tavolo, non ha escluso un fallimento delle discussioni.
Lutnick ha comunque precisato che il presidente Trump alla fine “invierà lettere ai Paesi per dettare le condizioni commerciali se gli accordi non saranno raggiunti in tempo e potrebbe prorogare la scadenza (del 9 luglio n.d.r.) per consentire ulteriori colloqui”.









