Debito pubblico: quanto rischia l'Italia con aumento tassi BCE - Borsa e Finanza

Debito pubblico: quanto rischia l’Italia con aumento tassi BCE

Debito pubblico italiano di nuovo a rischio?

Il debito pubblico italiano preoccupa la BCE, costretta a convocare una riunione di emergenza sulle tensioni nel mercato obbligazionario dell’Eurozona ma con focus principale ovviamente tutto rivolto verso i titoli di Stato italiani che, per le scadenze decennali, avevano raggiunto un rendimento superiore al 4% tra martedì e mercoledì. Nei mercati  riaffiorava inevitabilmente il ricordo della crisi del 2011, quando l’Italia finì al centro della speculazione che puntava contro i suoi titoli di Stato. Allora i rendimenti dei BTP a 10 anni volarono al 7% e lo spread con i Bund tedeschi superò i 500 punti base. Lo Stato italiano rischiò seriamente il default e la tragedia finanziaria che si stava abbattendo sul Paese costò la capitolazione dell’allora Governo Berlusconi, sostituito da quello “delle riforme lacrime e sangue” capitanato da Mario Monti. Costui aveva lo scopo innanzitutto di rasserenare i mercati e poi di mettere a posto i conti del Paese. In verità fu un altro Mario, quello che ora risiede a Palazzo Chigi (Draghi), che qualche anno più tardi, quando era a capo della Banca Centrale Europea, mise tutto a posto con il suo famoso “whatever it takes”. Oggi tocca ancora alla BCE, guidata da Christine Lagarde, l’ingrato compito di silenziare i mercati muovendo le pedine giuste della politica monetaria.

 

 

Debito pubblico italiano: siamo vicini alla zona di pericolo?

Le agitazioni sui titoli di Stato italiano sono cominciate quando proprio l’Eurotower, nell’ultimo incontro ufficiale del Board, ha reso chiaro che ci sarebbe stata una svolta in Fed style, con l’aumento dei tassi d’interesse nelle riunioni di luglio e settembre e il ritiro dell’acquisto di obbligazioni pubbliche, aumentato con le misure di stimolo antipandemico. Gli investitori hanno capito che l’Italia non se lo potrebbe permettere, in quanto gli oneri sul debito pubblico monstre, che ha superato il 150% del PIL, rischierebbero di renderlo insostenibile. Mike Ridell, gestore di fondi obbligazionari presso Allianz Global Investors, ha affermato che le cose stanno peggiorando perché si iniziano a pubblicare articoli sulla solvibilità italiana e il mercato è entrato in preda al panico un po’ come nel 2011. Secondo Goldman Sachs, con il Governo del Primo Ministro Mario Draghi che ha il favore dei mercati, qualsiasi instabilità
politica potrebbe rinnovare le preoccupazioni sulla solvibilità del debito italiano.

La BCE si è impegnata a tenere sotto controllo gli spread evitando la frammentazione del sistema finanziario dell’eurozona. Tuttavia, nel meeting ufficialenon ha fornito dettagli sugli strumenti che avrebbe utilizzato per raggiungere l’obiettivo e questo ha innervosito i mercati. Per Frederik Ducrozet, responsabile della ricerca macroeconomica di Pictet Wealth Management, è comprensibile la riluttanza della BCE a muoversi ma, se i rendimenti obbligazionari superassero la zona di pericolo, Francoforte potrebbe essere costretta a intervenire massicciamente.

 

 

Debito italiano: la BCE pronta a intervenire

La riunione d’emergenza di mercoledì mattina riflette tutta l’apprensione che vi è all’interno dell’Istituto centrale, non solo per la sostenibilità del debito pubblico italiano, ma anche per i riflessi di maggiori costi di finanziamento per famiglie e imprese. Nei primi quattro mesi del 2022, i tassi ipotecari medi italiani sono balzati dall’1,4% all’1,83%, riporta la BCE. Questo potrebbe creare una stagnazione dell’economia, contraendo gravemente la crescita.

La dichiarazione dell’Eurotower alla fine dell’incontro ha cercato di infondere maggiori rassicurazioni, nel passaggio in cui la Banca Centrale sarebbe stata flessibile nel modo in cui verrebbero reinvestiti i fondi dai rimborsi dei titoli acquistati in uno dei suoi programmi di acquisto di obbligazioni. Al riguardo, la BCE ha specificato che potrebbe riacquistare titoli di Paesi i cui costi di finanziamento aumentano in modo più rapido, al fine si mettere un limite alla salita dei rendimenti. Inoltre, l’istituto guidato da Christine Lagarde ha affermato che accelererà il completamento di uno strumento anti-frammentazione per evitare che gli spread si allarghino troppo. L’effetto sui mercati c’è stato, a onor del vero, dal momento che i rendimenti sui BTP decennali sono scivolati sotto il 4%.

Ma è davvero scongiurata la buriana? Gli investitori sono ancora in attesa di questo strumento decantato dalla BCE e non è escluso che nei prossimi giorni la volatilità sarà più alta del solito. Tuttavia, è difficile immaginare uno scenario simile al 2011. Se non altro perché Draghi ha lasciato un segno importante nella gestione della politica monetaria della Banca Centrale Europea quando era al comando. Ed è arduo credere che se dovesse ripetersi una situazione di stress, i debiti dei Paesi dell’eurozona siano lasciati in balia delle onde.

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