Debito russo: nemmeno i fondi avvoltoi trovano conveniente comprarlo
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Debito russo: nemmeno i fondi avvoltoi trovano conveniente comprarlo

Debito russo: nemmeno i fondi avvoltoi trovano conveniente comprarlo

Gli investitori stanno ormai prezzando il default della Russia. Nel mercato dei titoli di Stato i bond sovrani quotano sotto i 10 centesimi di dollari, esattamente come i bond argentini e venezuelani durante i periodi più bui per i rispettivi Paesi. La situazione ha del paradossale, se si pensa che prima dello scoppio della guerra Russia-Ucraina la Nazione guidata da Vladimir Putin era tra le più virtuose. Il rapporto tra debito/PIL russo era appena al 20%, consacrando la Russia come l’undicesima potenza mondiale. Per questo, gli investitori erano particolarmente attratti dalle obbligazioni russe e mai avrebbero immaginato di ritrovarsi in una situazione così folle.

Le sanzioni occidentali hanno letteralmente mandato uno Stato in ginocchio, creando una montagna di problemi di accesso al mercato del credito, ma anche nelle modalità di rimborso. Se il Cremlino decide che i proprio buoni del Tesoro vanno pagati in rubli, gli investitori internazionali non solo si troverebbero tra le mani una valuta enormemente svalutata, ma farebbero una fatica immane anche a scambiarla.

 

Debito russo: perché non sarà facile ottenere rimborso per via legale

In una situazione di questo tipo è chiaro che vi sia una fuga collettiva dei fondi d’investimento dai titoli russi. A parte che in molti Paesi occidentali è fatto espresso divieto di finanziare il debito della grande madre Russia. Tra quelli che vi hanno accesso vi potrebbero in teoria essere i classici hedge fund avvoltoi, che sono stati protagonisti durante la crisi del debito venezuelano e argentino.

Allora, tali fondi acquistavano a prezzi stralciati e poi iniziavano una battaglia legale per ottenere il rimborso. I Governi erano costretti quindi a pagare quando si riaprivano le porte ai mercati obbligazionari internazionali e per gli hedge fund spuntavano lauti guadagni. Nel 2016 ad esempio l’Elliott Management Corp. ha ottenuto un profitto di 2,4 miliardi di dollari nel contenzioso contro l’Argentina.

Oggi però la stessa operazione non potrebbe essere ripetuta con le obbligazioni russe. Anche se si portasse Mosca in tribunale e si vincesse una sentenza, sarebbe estremamente difficile sequestrare i beni all’estero della Russia per soddisfare il proprio credito. Quindi far valere tale sentenza contro un Paese del genere, in una guerra del genere, sarebbe un’impresa improba.

Anche scendere sul tavolo delle trattative troverebbe un mare di complicazioni, specialmente perché la Russia potrebbe sopravvivere senza prendere in prestito per anni, grazie al fatto che l’80% del suo debito è detenuto da investitori russi e le sue esportazioni ancora oggi garantiscono un certo livello di liquidità al Paese. Anche volendo, un accordo di ristrutturazione sarebbe pressoché impossibile, perché soprattutto gli investitori americani ed europei verrebbero inibiti a trattare con un Governo sottoposto a sanzioni pesantissime.

Quindi cosa dovrebbe fare chi detiene titoli di Stato russi? Secondo Jay Newman, ex gestore di portafoglio di Elliott Management Corp., i maggiori obbligazionisti esteri dovrebbero mantenere il debito in attesa di tempi migliori. A giudizio di Mitu Gulati, professore di diritto dell’Università della Virginia, i detentori del debito russo potrebbero recuperare qualcosa, anche se passerebbero decenni. Nel default del Governo imperiale russo del 1917 i bond sovrani sono stati rimborsati, ma 70 anni dopo.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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