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Debito Ue: l’allarme BCE le procedure contro Italia e Francia

Debito UE: la BCE lancia l'allarme e la Commissione europea punisce Francia e Italia

La Banca centrale europea (BCE) ha lanciato un allarme preoccupante: il debito UE deve ridursi perché all’orizzonte ci sono enormi rischi fiscali nel lungo termine. In un rapporto pubblicato oggi, l’istituto monetario con sede a Francoforte ha citato quattro fattori che in futuro deterioreranno i conti pubblici del blocco dei 27:

 

  1. l’invecchiamento della popolazione;
  2. le spese per la difesa:
  3. i cambiamenti climatici;
  4. la digitalizzazione.

 

I primi tre potrebbero ampliare il debito Ue medio di un ulteriore 3% del PIL. Quanto alla digitalizzazione non è possibile stimare il suo effetto a causa della “particolare incertezza che circonda le sue implicazioni” ha osservato la BCE. “Questi sviluppi saranno abbastanza impegnativi e i Paesi li affronteranno tutti contemporaneamente. Di conseguenza, è necessario agire oggi, soprattutto nelle nazioni ad alto debito alle prese con tassi di interesse elevati” si legge nel rapporto.

Come agire? L’Eurotower ha affermato che i governi dovrebbero “immediatamente e permanentemente” aumentare gli avanzi primari nei loro bilanci portandoli in media al 2% del prodotto interno lordo, in modo che entro il 2070 il rapporto debito/PIL raggiunga la soglia del 60% prescritto nel Patto di stabilità e crescita. La BCE tuttavia precisa che, nonostante tutti siano chiamati ad agire, vi è “una notevole eterogeneità tra i Paesi negli sforzi fiscali richiesti”. In definitiva, la Banca centrale sostiene che le politiche economiche dei membri dell’Unione debbano “andare nella direzione di ridurre gradualmente gli elevati livelli di debito pubblico e prepararsi per il futuro, il che contribuirà anche a garantire un ambiente solido per la conduzione della politica monetaria dell’eurozona”.

 

Debito Ue: attenzione a Francia e Italia

Il report della BCE arriva contestualmente al richiamo da parte della Commissione europea nei confronti di sette Paesi, tra cui Francia e Italia, per deficit eccessivo. Gli altri sono Belgio, Ungheria, Romania, Polonia, Malta e Slovacchia. Tutti questi Stati si trovano ad affrontare un deficit che supera il 3%, soglia cruciale secondo le regole europee. Durante il periodo Covid-19 è stato concesso il superamento del tetto per sostenere le spese necessarie alla ripresa dell’economia. Superata quella fase, ora alle nazioni è richiesto  di rientrare.

Ma cosa significa effettivamente l’ammonizione dell’Ue? I Paesi sono chiamati ad attuare un’azione correttiva per riportare il deficit entro il limite, attraverso un piano a medio termine che dovrà essere consegnato alla Commissione entro il 20 settembre e valutato dall’organo esecutivo dell’Ue. Quest’ultima a novembre stabilirà un percorso fiscale da seguire. L’applicazione di tale percorso potrebbe essere accompagnata da multe ai Paesi che non si conformeranno alle regole. Le sanzioni non si sono mai palesate e, se messe in pratica, rischiano di attivare pericolose crepe all’interno dell’Unione europea.

Dei sette Paesi a rischio di sanzioni sono la Francia e Italia a preoccupare, per via delle dimensioni del debito ma soprattutto per l’importanza che rivestono nell’Ue. Nonostante siano la seconda e la terza economia europea, rischiano di rappresentare il ventre molle di un blocco che dopo la crisi dei debiti sovrani del 2011 ha mostrato una sostanziale solidità. Il problema è relativo alle ripercussioni che gli attriti dei due pesi massimi con l’Ue possono avere sui mercati obbligazionari, ancor più che dopo le elezioni europee il livello di tensione è salito notevolmente.

La Francia sembra il caso più preoccupante, quantunque abbia un debito inferiore a quello dell’Italia rispetto al PIL (114% vs 137%). Parigi però si trova nel mezzo di una tempesta politica, a seguito delle elezioni europee, che potrebbe minarne la stabilità. L’avanzata delle forze di destra nel Paese viene vissuta con ansia dai mercati, perché il programma politico di questi partiti non rispetta le indicazioni di Bruxelles. Lo shock derivante dall’annuncio da parte del presidente Emmanuel Macron di elezioni anticipate ha mandato in tilt i titoli di Stato francesi, il cui rendimento si è alzato a livelli che non si vedevano dal 2011. Il mercato si interroga su ciò che potrebbe succedere se al doppio turno elettorale del 30 giugno e del 7 luglio dovesse affermarsi il Rassemblement National di Marine Le Pen.

In Italia la situazione sembra più stabile, perché la coalizione di centro-destra è forte e garantisce al primo ministro Giorgia Meloni un esecutivo più tranquillo. Tuttavia, ci sono due aspetti da valutare. Il primo è “l’effetto Francia” sui titoli di Stato italiani. Ne è la dimostrazione il fatto che durante la burrascosa settimana post-elezioni europee, lo spread tra BTP italiani a 10 anni e Bund tedeschi si è allargato. Il secondo aspetto è la mannaia del superbonus ereditato dai precedenti governi che esercita un peso enorme sui conti dello Stato italiano e che rende più difficoltoso il piano per abbassare il deficit. Ne consegue che la stabilità politica della maggioranza di governo potrebbe essere messa in discussione se l’esecutivo dovesse essere costretto a rinunciare a qualche promessa elettorale come quella di tagliare le tasse sul lavoro. Tutto ciò non avrebbe un effetto positivo sui mercati finanziari.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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