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Debito USA a rischio: potrebbe esserci un eccesso di offerta

Debito USA: con emissione a oltre $ 1.000 miliardi si rischia eccesso di offerta

L’elevato debito USA rischia di far scoppiare una bomba ad orologeria la cui deflagrazione potrebbe creare sconquassi. Il balzo dei rendimenti sopra il 5% che si è visto in ottobre testimonia quanto l’aumento del deficit previsto dai piani governativi sia dannoso per l’equilibrio del sistema. La salita dei rendimenti dei Treasury è anche conseguenza dell’aspettativa che i tassi Fed possano rimanere elevati più a lungo ma le due questioni viaggiano sullo stesso binario. Gli investitori pretendono rendimenti più alti con tassi d’interesse più alti e sapendo che il Tesoro americano aumenterà l’offerta di obbligazioni nel prossimo futuro.

 

Debito USA: chi saranno gli acquirenti?

Il futuro quindi non si preannuncia molto rassicurante sul fronte del debito USA. Il Fondo Monetario Internazionale ha stimato che il deficit degli Stati Uniti potrebbe scavalcare la quota dell’8% sul PIL quest’anno e dovrebbe rimanere intorno al 7% nei prossimi cinque anni. Una percentuale praticamente doppia rispetto alla media del 3,6% che il rapporto deficit/PIL ha avuto tra il 1973 e il 2022.

La domanda è chi acquisterà tutta questa montagna di debito? Ad agosto il Dipartimento del Tesoro ha affermato che nei tre mesi fino a ottobre avrebbe emesso fino a 1.000 miliardi di dollari di nuovo debito. Investitori e analisti temono che tutto ciò finisca per creare un eccesso di offerta e nuovo rialzo dei rendimenti. Uno scenario reso più concreto dopo che la Federal Reserve ha ridotto sensibilmente la sua partecipazione sul lato della domanda.

“L’insostenibilità del quadro fiscale è probabilmente il fattore principale che determina questo timore delle obbligazioni. L’offerta si sta spostando verso l’alto nello stesso momento in cui la domanda da parte di acquirenti insensibili ai prezzi si è dissipata, in particolare da parte delle Banche centrali”, ha affermato Jim Cielinski, responsabile degli investimenti per il reddito fisso di Janus Henderson.

Il fatto è che non solo la Fed si sta ritirando dal mercato dei titoli di Stato americani, ma anche alcuni grandi investitori esteri stanno facendo lo stesso. Secondo i dati del Dipartimento del Tesoro, nei primi otto mesi del 2023 il Giappone – che detiene il primato nell’ambito delle partecipazioni estere del debito USA – ha diminuito la quota del 6%  mentre la Cina è scesa del 14%. “I grandi investitori sono meno ottimisti riguardo al mercato dei Treasury statunitensi. Non ha senso per gli investitori giapponesi ora detenere titoli USA e anche i cinesi si sono tirati indietro”, spiega Christian Kopf, responsabile del reddito fisso di Union Asset Management.

Tuttavia, la domanda proveniente dai gestori patrimoniali e dalle famiglie statunitensi si mantiene ancora alta. Secondo un’analisi di Goldman Sachs, questo gruppo di investitori ora possiede il 9% del debito USA, rispetto al 2% di inizio 2022. Una delle spiegazioni è che i Treasury americani rimangono un bene rifugio in un’economia che presenta delle incertezze.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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