Il debito e il deficit di bilancio Usa sono una bomba a orologeria. L’affermazione arriva dal presidente di Citadel Securities, Jim Esposito, secondo cui la “bomba” non si sa di preciso quando potrebbe scoppiare. A suo avviso, si sta “spingendo decisamente il limite superiore di ciò che è sostenibile” con riferimento appunto al debito pubblico. Le preoccupazioni sono montate dopo che il mese scorso Moody’s ha tagliato il rating degli Stati Uniti e la Camera ha approvato il disegno di legge del presidente Donald Trump che comporta ulteriore espansione fiscale. Secondo le stime del Congressional Budget Office, la versione approvata aggiungerebbe 2.400 miliardi di dollari di deficit di bilancio nel prossimo decennio.
Tuttavia, la situazione americana non è la stessa di quella del 2022 in Gran Bretagna, quando l’allora primo ministro Liz Truss cercò di far passare un ampio pacchetto di tagli fiscali senza alcuna copertura, ha suggerito Esposito. All’epoca, la mossa indusse gli investitori a vendere massicciamente le obbligazioni britanniche a lunga scadenza, innescando una serie di eventi che portarono alle dimissioni del primo ministro solo dopo 44 giorni a Downing Street. “Stiamo osservando e siamo concentrati sull’assicurare un rinnovo coerente e sicuro del nostro stock di debito, è fondamentale”, ha detto Esposito. Ma “il modo in cui l’amministrazione Trump risponderà alla situazione di deterioramento fiscale degli Stati Uniti sarà estremamente importante”, ha aggiunto.
Debito Usa: attenzione ai dati sul mercato del lavoro
I commenti di Esposito sul debito Usa sono arrivati in un momento di tregua per i titoli di Stato americani, che quest’anno sono finiti sotto pressione proprio per le preoccupazioni sul deficit. I rendimenti nelle scadenze decennali si sono abbassati settimana scorsa a livelli che non si vedevano da circa un mese, grazie ad alcune letture del mercato del lavoro statunitense più deboli del previsto. I dati occupazionali del mese di maggio, sono ritenuti cruciali per le decisioni della Federal Reserve sui tassi di interesse. Nel mercato degli swaps, i trader scontano una probabilità del 90% di un taglio dei tassi di interesse a settembre od ottobre. La mossa sarebbe importante per tenere più bassi i rendimenti dei Treasury e quindi sotto controllo gli interessi sul debito, arrivato ormai a circa 36.000 miliardi di dollari.
Le preoccupazioni di Esposito si sono aggiunte a quelle espresse nei giorni scorsi da alcune grosse banche americane. L’amministratore delegato di JPMorgan Chase, Jamie Dimon, ha avvertito del rischio crack nel mercato obbligazionario dopo anni in cui il governo degli Stati Uniti e la Fed hanno “esagerato in modo massiccio la spesa e il quantitative easing”. Anche il presidente di Goldman Sachs, John Waldron, ha lanciato un monito recentemente, affermando che i livelli di debito Usa sono più preoccupanti per i trader obbligazionari rispetto alle politiche tariffarie di Trump.









