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Decarbonizzazione: le opportunità in un fondo di PGIM

Un interruttore della luce con sopra disegnate tre ciminiere stilizzate che emettono fumo nero

La decarbonizzazione dell’economia globale è una delle molteplici forme della lotta contro il cambiamento climatico. L’obiettivo è convertire il sistema economico all’utilizzo di sistemi produttivi che non producano anidride carbonica. Dunque, in principal modo, mediante l’utilizzo di energie rinnovabili, ma non solo.

PGIM propone, con il lancio del fondo PGIM Jennison Carbon Solutions Equity, un’estensione del tema decarbonizzazione alle emissioni Scope 4. Il termine “emissioni” in questo caso potrebbe confondere in quanto in realtà si intendono le “emissioni risparmiate”, quindi non emesse, dai clienti delle aziende grazie alla performance migliore dei prodotti. L’utilizzo di un motore più efficiente, per esempio, permette di emettere meno inquinanti.

Sempre più imprese stanno calcolando le “emissioni Scope 4”, pur trattandosi di un calcolo solo teorico e non considerato nei protocolli ufficiali per la riduzione di gas con effetto serra. “Il nostro fondo guarda al di là delle statistiche sulle emissioni dichiarate – spiega Neil Brown, co-gestore del fondo -. Guarda alle società che contribuiscono a evitare le emissioni future, aprendo così significative opportunità di investimento che vengono trascurate dagli investitori”.
Per Alessandro Aspesi, responsabile per l’Italia di PGIM Investments “il mercato non si rende conto di quanto sia ampio il ventaglio delle opportunità di investimento. Il fondo PGIM Jennison Carbon Solutions Equity Fund vuole colmare questa lacuna”.

 

Le caratteristiche del fondo sulla decarbonizzazione di PGIM

Il fondo PGIM Jennison Carbon Solutions Equity è gestito da Jennison Associates, gestore di PGIM e ricerca opportunità di decarbonizzazione finalizzate alla crescita e alla decarbonizzazione. Si tratta di società che riducono le emissioni globali di carbonio e favoriscono la transizione verso un’economia a basse emissioni.

Ha un approccio di selezione bottom-up che parte dall’universo di investimento dell’indice MSCI All Company World Index Investable Market per arrivare a un portafoglio di 45-65 società. I gestori sono Nei Brown, Jay Sunders e Bobby Edemeka. Il fondo rientra nell’articolo 8 della Sfdr “light green”. Ricadono in questa categoria i fondi che promuovono caratteristiche sociali e/o ambientali. Possono in parte includere anche investimenti sostenibili ma collocano denaro perlopiù in attività di altro tipo. Per esempio, nel portafoglio del fondo sono presenti obbligazioni collateralizzate del gruppo finanziario Baring, azioni di AT&T e di AGCO che produce macchinari di precisione per l’agricoltura.

Il fondo è classificato con un indicatore di rischio di 5 su 7. L’orizzonte di investimento minimo consigliato è di cinque anni. I costi incidono annualmente per l’1,2% annuo in caso di uscita dopo cinque anni. La stima è effettuata in base a uno scenario moderato. I costi dipendono dall’entità dell’investimento e dalla durata di detenzione del prodotto. Non è prevista la distribuzione dei dividendi.

 

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