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Default Usa: ecco perché sarebbe un armageddon secondo Moody’s

Capitol Hill, il Campidoglio degli Stati Uniti dove ha sede il Parlamento

Non succede, ma se succede. Gli analisti di Moody’s Mark Zandi, Adam Kamins e Bernard Yarosjr, hanno esaminato quali potrebbero essere le conseguenze di un default degli Usa. Un evento che finora non si è mai verificato e che, leggendo quanto scritto nel report, c’è da augurarsi che non si verifichi nemmeno stavolta.

 

Default Usa: in una settimana 1,5 milioni di posti di lavoro bruciati

Il confronto tra repubblicani e democratici sull’innalzamento del tetto al debito Usa è una costante. In numerose altre occasioni l’accordo è stato trovato solo dopo lunghe negoziazioni. Anche quest’anno la speranza è che le discussioni portino a una soluzione e all’ennesimo aumento del tetto al debito statunitense il cui livello attuale è di 31.400 miliardi di dollari.

I numeri che Mark Zandi, Adam Kamins e Bernard Yarosjr riportano nella loro ricerca fanno impressione. Nessuna parte dell’economia mondiale si salverebbe dalle conseguenze. Se il tetto al debito venisse infranto solo per un periodo di una settimana l’economia si deteriorerebbe così rapidamente da spazzare via 1,5 milioni di posti di lavoro.
Se il default dovesse durare più a lungo i posti di lavoro bruciati arriverebbero a 7,8 milioni con un tasso di disoccupazione che balzerebbe dal 3,4% all’8%.

Per i mercati finanziari sarebbe un armageddon. Secondo le stime dei tre analisti di Moody’s i tassi di interesse salirebbero alle stelle e i mercati azionari cancellerebbero 10.000 miliardi di ricchezza investita dalle famiglie. Le conseguenze di estenderebbero come scosse sismiche in tutto il mondo visto che il debito statunitense è considerato un safe haven, un bene rifugio.

Il grafico mostra l'impennata della disoccupazione nel caso di default degli USA
L’impennata della disoccupazione USA nei diversi scenari: accordo sull’innalzamento, gestione provvisoria, superamento prolungato – Fonte: elaborazione Moody’s su dati Fed, FHFA

 

L’esperienza del Trouble Asset Relief Program

Secondo gli analisti di Moody’s il superamento del tetto del debito e l’impossibilità del governo degli Stati Uniti di fare fronte alle proprie obbligazioni potrebbe portare a un “Tarp moment”. Con questa espressione Zandi, Kamins e Yarosjr si riferiscono a quanto accaduto nell’autunno del 2008 quando il Congresso non riuscì ad approvare il Tarp (Trouble Asset Relief Program) per sostenere il sistema bancario.

“Si innescherebbe una crisi simile, caratterizzata dall’impennata dei tassi di interesse e dal crollo dei prezzi delle azioni. I mercati del credito a breve termine, essenziali per le attività quotidiane dell’economia, probabilmente si bloccherebbero” spiegano gli analisti.

Tutto questo accadde nel giro di pochi giorni nel 2008 prima che il Congresso facesse marcia indietro e votasse il Tarp, più o meno il tempo che i tre autori del report presumono necessario perché il Congresso attuale sia convinto a fare marcia indietro e votare un aumento del limite del debito.

“È difficile immaginare che i legislatori permettano che le cose arrivino a questo punto ma come l’esperienza del TARP evidenzia, non si può escludere” concludono i tre esperti secondo i quali, allo stato attuale, c’è un 10% di probabilità che l’evento si verifichi”.

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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