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Deficit eccessivo: cos’è, come funziona e quando scatta la procedura

Una bandiera dell'Unione europea

La Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione contro sette Paesi membri – Belgio, Francia, Italia, Malta, Polonia, Slovacchia e Ungheria – per deficit eccessivo. Nonostante la crescita del PIL (+0,9%) superiore alla media europea, ferma a +0,4%, e le esportazioni che segnano un avanzo salito a 17,64 miliardi nei primi quattro mesi dell’anno, le politiche italiane di bilancio sono sotto osservazione. Nel mirino è in particolare il Superbonus.

Dal 2024 è infatti tornato in vigore il Patto di Stabilità, sospeso per contenere le conseguenze economiche del COVID-19. La formula rinegoziata, in vigore dalla fine di aprile, segnala l’esistenza di squilibri macroeconomici per le nazioni sotto sorveglianza, stabilisce quali vulnerabilità continuano a destare preoccupazione e cuce i correttivi su misura di ogni singolo Paese. Ma cosa contempla di preciso la riforma della governance economica europea?

 

Deficit eccessivo: cos’è e come funziona

Il rinnovato Patto di Stabilità e Crescita (PSC), tornato alla base dell’integrazione europea, prevede un pacchetto di regole fiscali per contrastare lo sproporzionato indebitamento pubblico. Non più anno per anno, ma su programmazione pluriennale. Basandosi sui dati Eurostat, la Commissione conduce un’analisi di conformità dei criteri di disavanzo e deficit (per deficit si intende la differenza tra quanto spende e quanto incassa uno Stato ogni anno) per valutare la rispondenza dei conti pubblici dei Paesi sotto osservazione all’obiettivo fissato dai Trattati. Chi eccede i limiti deve programmare un rientro nei ranghi, riducendo gradualmente i livelli di debito.

Il meccanismo europeo di disciplina delle finanze pubbliche stabilisce che ogni Paese in squilibrio deve instaurare un dialogo tecnico individuale con la Commissione e il Consiglio prima di presentare un dettagliato piano strutturale di medio termine. Il programma deve essere fondato sulle annotazioni economiche fornite da Bruxelles e specificare quali provvedimenti e riforme strutturali si intendono adottare per riportare il bilancio in equilibrio.

In risposta, la Commissione somministra una traiettoria tecnica da seguire per correggere il deficit. Le indicazioni per l’andamento della spesa primaria netta negli anni a venire, ad esclusione degli interessi sul debito e del finanziamento del PNRR, coinvolgono direttrici diverse: dal taglio alle spese e la riduzione del debito all’eliminazione delle restrizioni alla concorrenza, fino al contrasto all’evasione e all’aggiornamento degli estimi catastali.

Dopo aver esaminato il parere del comitato economico e finanziario sulle soluzioni proposte, il braccio esecutivo dell’UE valuta il controllo dei conti con le traiettorie pluriennali di spesa. I governi a quel punto sono chiamati a presentare al Consiglio prima un piano fiscale di medio termine e poi un documento programmatico, a cui applicare le raccomandazioni e i correttivi che provengono da Bruxelles per assestare il bilancio.

La spesa primaria netta, dalla sanità e la previdenza agli stipendi pubblici, è la variabile principale su cui ricade l’aggiustamento: in questo modo la Commissione traccia una linea netta, diretta e controllabile. Il periodo di aggiustamento ordinario è di 4 anni ma può essere portato fino a 7 anni in determinate circostanze, ovvero quando il Paese si impegna e dimostra di realizzare specifiche riforme concordate con la Commissione.

 

Quando scatta il deficit eccessivo di bilancio

I vincoli fondamentali per valutare lo stato di salute dei conti di un Paese membro dell’Unione europea sono due: il deficit non deve superare il tetto cruciale del 3%, al netto di congiunture eccezionali e straordinarie; lo stock di debito pubblico deve essere inferiore al limite del 60% del PIL. Se il debito pubblico supera il 60% del Prodotto interno lordo, deve ridursi di un ventesimo ogni anno fino al raggiungimento di quella soglia.

Quando i governi presentano i loro piani strutturali di medio termine, il Consiglio valuta se, al termine dei quattro anni del periodo di aggiustamento, si rispettano due criteri: il rapporto debito pubblico/PIL in diminuzione (fondato su una DSA, Debt Sustainability Analysis) e il rapporto deficit/PIL sotto osservazione, basato su una DRF (Deficit Resilience Safeguard). In questo secondo caso, il margine di resilienza comune impone ai Paesi un deficit inferiore all’1,5% del PIL.

Per fare un esempio relativo all’Italia, che nel 2023 ha un rapporto debito pubblico/PIL oltre il 137%, il think tank Bruegel stima che per rientrare sia necessario un aggiustamento della spesa pubblica tra i 12 e i 23 miliardi di euro all’anno, a seconda che il calcolo sia su un orizzonte di quattro o sette anni. Sul piano pratico, stando alle proiezioni dell’Ufficio parlamentare di bilancio, quest’azione dovrebbe tradursi in una manovra da oltre 30 miliardi nel 2025 perché ai 20 miliardi di spese programmate vanno ad aggiungersi almeno 10 miliardi di tagli per la correzione.

La procedura di infrazione per debito eccesivo, nota come EDP (Excessive Deficit Procedure), è il mezzo che garantisce il rispetto del Patto di Stabilità. Lo sforzo di aggiustamento minimo dei conti pubblici annuale per i Paesi sotto procedura per deficit eccessivo è dello 0,5% del PIL. Alla fine del periodo di aggiustamento e una volta sistemati i conti, gli Stati membri devono mantenere un saldo primario di bilancio superiore al 4% del PIL.

Nel caso in cui al termine del percorso il PIL farà segnare un ribasso, è prevista una riduzione ulteriore della spesa primaria. I Paesi che non presentano ancora i conti in regola e risultano in fase di aggiustamento, devono presentare ogni anno alla Commissione un rapporto sullo stato di avanzamento e di progresso dei loro piani di finanza pubblica sostenibile. Le uniche eccezioni sono concesse alle nazioni in crisi economica per fattori esterni ed inattesi.

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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