Leonardo Maria Del Vecchio non vuole acquisire Milano Finanza. Lo affermano fonti vicine all’imprenditore sentite da Borsa&Finanza dopo le indiscrezioni rilanciate da Il Domani. “Non c’è alcuna trattativa in corso. È tutto inventato. Ci sono stati degli incontri due anni fa, ma è finita lì”, aggiungono le fonti. Del Vecchio d’altronde ha appena chiuso nel mondo dell’editoria due operazioni importanti nel giro di un mese attraverso il family office Lmdv Capital: l’acquisizione di una quota di minoranza ne Il Giornale e quella che ha portato alla maggioranza del gruppo Editoriale Nazionale, il gruppo che con Quotidiano Nazionale, Il Giorno, La Nazione e Il Resto del Carlino copre circa l’8,5% del mercato della stampa quotidiana italiana. Solo quest’ultima ha comportato un investimento stimato tra 50 e 60 milioni di euro.
In questo articolo:
- La partita per Milano Finanza
- Il percorso di Del Vecchio nell’editoria italiana
La partita per Milano Finanza
Nato alla fine degli anni Ottanta, Milano Finanza è stato da subito un punto di riferimento per operatori finanziari, analisti, investitori e decision maker del settore economico italiano. Pubblicato da Class Editori sotto la guida di Paolo Panerai, possedere il quotidiano non significa solo avere un giornale in più: significa detenere uno strumento di influenza nell’interpretazione dei mercati, nella formazione dell’opinione economica e, indirettamente, nella definizione di politiche industriali.
Considerando Del Vecchio fuori dai giochi, sono due gli altri nomi che potrebbero tentare l’assalto a Milano Finanza: Maurizio Belpietro, direttore e maggiore azionista de La Verità e di Panorama, e Andrea Pignataro, fondatore del gruppo Ion, che a parere di Forbes è il secondo italiano più ricco al mondo con un patrimonio di 41,7 miliardi di dollari. Peraltro, lo stesso Pignataro nelle scorse settimane ha scritto un saggio di nove pagine, “The Wrong Apocalypse”, in cui mette in guardia dal rischio che le aziende “stiano nutrendo gli stessi sistemi che stanno imparando a renderle superflue”.
Il percorso di Del Vecchio nell’editoria italiana
L’ingresso di Lmdv Capital ne Il Giornale e in Editoriale Nazionale non è un episodio isolato, ma il primo tassello di una strategia più ampia che mira a costruire un polo editoriale nazionale con capacità di investimento, sviluppo digitale e influenza culturale. La quota del 30% nel quotidiano fondato da Indro Montanelli, formalizzata nel dicembre 2025, ha permesso a Del Vecchio di affiancare il gruppo Angelucci nella gestione editoriale, mentre Paolo Berlusconi ha ridotto la propria partecipazione a una quota simbolica. Lmdv si è presentata come investitore di lungo periodo, con l’obiettivo di valorizzare i brand storici, accelerare la trasformazione digitale e supportare le redazioni con strumenti di intelligenza artificiale senza intaccarne autonomia o linea editoriale
La strategia di Del Vecchio mostra un chiaro disegno: trasformare l’informazione in asset industriale, capace di generare sinergie tra media tradizionali, piattaforme digitali e servizi specializzati, creando un ecosistema informativo integrato e autorevole, capace di competere con player internazionali. Non si può comprendere la portata di queste mosse senza considerare il contesto più ampio del mercato editoriale italiano, segnato dal rimescolamento dei poteri attorno a Gedi, storico polo che comprende La Repubblica.
L’offerta di Theodore Kyriakou che, come riportato da Borsa&Finanza, vede anche la partecipazione dell’italo canadese Andrea Iervolino, ha aperto la porta a un mosaico di quote e partecipazioni, modificando l’equilibrio tradizionale e introducendo capitali internazionali in un settore finora dominato da famiglie italiane e gruppi storici. Un tema che Del Vecchio sembra voler contrastare costruendo un polo editoriale nazionale forte e coeso. Peraltro, in precedenza aveva provato ad acquisire anche Gedi. L’offerta però non ha trovato il favore di John Elkann, amministratore delegato di Exor, holding che controlla proprio il gruppo Gedi.
Il riassetto della cassaforte di famiglia e Delfin
A quasi quattro anni dalla scomparsa di Leonardo Del Vecchio, la successione e il controllo della cassaforte familiare entrano in una fase potenzialmente decisiva. Leonardo Maria Del Vecchio ha confermato al Financial Times di essere vicino a un accordo per rilevare le quote dei fratelli Luca e Paola in Delfin, holding che controlla EssilorLuxottica e partecipazioni rilevanti in gruppi finanziari italiani. L’acquisto del 12,5% detenuto da Luca e del 12,5% in mano a Paola porterebbe la sua partecipazione complessiva al 37,5%, facendone il primo azionista della holding. La transazione, strutturata come leveraged buyout sostenuto da un pool di banche, sarebbe ripagata attraverso i flussi di dividendi. Il riassetto familiare non riguarda solo la redistribuzione delle quote: è la chiave per garantire stabilità alla governance, chiudere contenziosi ancora aperti e definire la politica dei dividendi di Delfin, elemento centrale per preservare il controllo su EssilorLuxottica e su partecipazioni strategiche in Mps, Generali, UniCredit e Covivio.
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