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Difesa: il futuro e il presente in un ETF di HanETF

I capi di Stato delle nazioni membri della NATO al recente vertice del 12 luglio

Negli ultimi anni accanto ai tradizionali Domini della difesa – terrestre, marittimo e aereo – se ne sono aggiunti due che hanno assunto un’importanza crescente: spaziale e cibernetico. I Domini sono, in ambito militare, gli ambienti in cui si svolgono le operazioni di sicurezza e difesa. I cinque Domini necessitano di essere presidiati con maggiore attenzione in un contesto mondiale che si è fatto più instabile e nuovi investimenti stanno affluendo sulle imprese del settore difesa dopo anni in cui, al contrario, la tendenza è stata di contrazione.

L’ETF Future of Defence (NATO) proposto da HANetf, piattaforma white-label indipendente di ETF, ETC ed ETP, si propone di investire nelle società globali che generano ricavi dalla spesa per la difesa e per la sicurezza informatica degli alleati NATO e NATO Plus. Quest’ultima organizzazione vede la partecipazione aggiuntiva di paesi tradizionalmente alleati dell’occidente come Australia, Giappone, Israele, Corea del Sud e Nuova Zelanda.

Le spese in crescita del settore della difesa

Non è solo il conflitto tra Russia e Ucraina a richiamare l’attenzione dei responsabili politici sul tema della difesa. E nemmeno le possibilità di un’escalation diretta tra Russia e Stati Uniti. È piuttosto l’aumento delle aree di tensione mondiali. Le rivendicazioni di sovranità della Cina su Taiwan, gli interessi confliggenti di Filippine, Giappone e Cina nella parte sud-orientale del Pacifico, le tensioni a corrente alternata in Medio Oriente, le crisi dei paesi del Sahel africano.

Il risultato che ne consegue è che la spesa globale per la difesa è in aumento. Nel 2022 sono stati investiti 2.240 miliardi di dollari, un livello record secondo le rilevazioni del Sipri, lo Stockholm international peace reserach institute. Spese destinate ad aumentare se si pensa che molti paesi della NATO sono ancora ben lontani dal raggiungere l’obiettivo di impegno del 2% del PIL annuo in armamenti per la difesa, come previsto dagli accordi.

Come conseguenza le aziende del settore si attendono un aumento del giro d’affari e le performance del principale titolo della difesa italiano, Leonardo, testimoniano le prospettive positive. Secondo le analisi di Factset il giro d’affari delle principali sei aziende del settore in Europa potrebbe raggiungere i 90 miliardi di euro entro il 2025, con un tasso annuo di crescita del 7%.

“Dopo anni di tagli agli investimenti, i membri NATO in Europa stanno seriamente ponderando la loro quota di spesa per la difesa. La Polonia, ad esempio, punta a investire il 4% del suo PIL nella difesa e costruire potenzialmente il più grande esercito europeo” ha commentato Hector McNeil, fondatore e co-amministratore delegato di HANetf.

 

I settori in cui investe l’ETF di HanETF

L’ETF UCITS Future of Defence, identificato dal ticker NATO e dal codice ISIN IE000OJ5TQP4, replica l’andamento, al lordo di commissioni e spese, dell’indice EQM Future of Defence, concepito per misurare la performance di società quotate con sede nei paesi NATO+ che generano ricavi dal settore della difesa.

L’ETF tematico è quotato in euro su Borsa Italiana e a Francoforte, ha un TER annuo dello 0,49% e prevede il reinvestimento dei proventi generati dalle società inserite in portafoglio, al momento 46. Viene effettuato un ribilanciamento trimestrale. Il fondo rientra nella categoria articolo 6 della normativa SFDR.

Secondo le rilevazioni aggiornate al 30 giugno 2023, la quota maggiore di investimenti è allocata agli Stati Uniti, circa il 62%. Seguono Israele con l’8,5% circa, la Francia con il 7,79%, il Regno Unito con il 5,38%, la Germania con il 5,19%, il Giappone con il 4,2% e l’Italia con il 3,12%. I 5 maggiori investimenti, sempre aggiornati alla fine del mese di maggio, sono le azioni:

 

  • Broadcom (4,99%);
  • Thales (4,68%);
  • Palo Alto Networks (4,65%);
  • Check Point software (4,59%);
  • Rheinmetall (4,48%).

 

Già da questa distribuzione delle quota di investimento si comprende l’importanza crescente che il dominio della cybersecurity sta assumendo nella difesa dei paesi. “Non si tratta solo di spendere in carri armati e missili – precisa McNeill -. Il cyberspazio è un nuovo ambito della guerra e lo è sia dall’invasione russa dell’Ucraina del 2014 che da quella del 2022, che ha visto quest’ultima inesorabilmente presa di mira da attacchi informatici sponsorizzati dallo Stato russo. Questa è la ragione per cui stiamo lanciando sul mercato l’ETF UCITS Future of Defence (NATO), che fornirà agli investitori gli strumenti per avvicinarsi alle società che saranno pronte a beneficiare dell’aumento della spesa degli alleati NATO e NATO Plus sia per l’hardware militare che per la difesa informatica”.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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