Digitouch, Ranucci Brandimarte: “La Borsa penalizza le Pmi, serve una svolta”

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Nel pieno della corsa all’intelligenza artificiale, c’è chi continua a ripetere che il vero petrolio del futuro sono i dati. Ma per Digitouch il punto è ancora più radicale: i dati, da soli, non bastano. Devono essere integrati, normalizzati, utilizzabili. È lì che oggi si crea valore. Ed è lì che il gruppo guidato da Simone Ranucci Brandimarte, fondatore, amministratore delegato e presidente del gruppo, ha costruito il proprio riposizionamento industriale.

“Il settore digitale continua a spingere”, spiega Ranucci Brandimarte a Borsa&Finanza. “Ovviamente è molto selettivo sia nei verticali di offerta sia nelle industrie di riferimento, però cresce”. Una crescita che per Digitouch ha assunto i contorni di una trasformazione strutturale. “Noi iniziamo dal digital marketing, che era un po’ l’embrione originario del gruppo. Dal 2019 in poi abbiamo fatto un turnaround molto forte e oggi l’azienda ha oltre il 70% del fatturato nei servizi di tecnologia legati al data management”.

Il passaggio è cruciale perché racconta il cambio di pelle di una società nata nel marketing digitale e diventata progressivamente una piattaforma tecnologica focalizzata sulla gestione dei dati. “Siamo praticamente svincolati totalmente dal marketing, che comunque è ancora una parte importante dell’offerta, ma pesa nell’ordine del 20% del fatturato complessivo. Oggi il business viene prevalentemente dal data management”.

 

In questo articolo:

 

  • L’evoluzione di Digitouch
  • I numeri del gruppo e le tre anime
  • Digitouch, tra nuove acquisizioni e IA
  • Il nodo competenze e Borsa

 

L’evoluzione di Digitouch

Secondo Ranucci Brandimarte l’accelerazione impressa dall’intelligenza artificiale ha modificato radicalmente il mercato negli ultimi tre anni. Non tanto perché le aziende che sviluppano modelli di AI stiano monopolizzando il valore, quanto perché le imprese hanno improvvisamente compreso l’urgenza di sistemare la propria infrastruttura informativa. “Fino al 2022 il mercato ha generato grandi quantità di dati, però non tutti erano integrati, non tutti actionable, non tutti uniformi”, osserva. “Con la generative AI c’è stata una grande accelerazione, perché o hai dati normalizzati, strutturati, integrati e completi, oppure l’intelligenza artificiale non la puoi utilizzare”.

È qui che Digitouch ritiene di essere “molto ben posizionata”. Il gruppo lavora infatti sull’integrazione dei dati aziendali, sui sistemi di gestione e sui data lake, ambiti che stanno vivendo una forte espansione soprattutto in alcuni comparti specifici. “Le industrie più attive sono sicuramente i financial services, quindi banche e assicurazioni, che stanno avendo un’accelerazione fortissima sull’intelligenza artificiale legata alla gestione dei dati”. Ma non solo. “La pubblica amministrazione è la seconda. Nel 2019 valeva l’1% del nostro business, oggi è il 20%”.

Il peso crescente della pubblica amministrazione viene letto come una conseguenza diretta del Pnrr e della digitalizzazione dei servizi pubblici. “La pubblica amministrazione deve strutturarsi non solo per servire in maniera digitale, ma per avere una visione unica del cittadino. E oggi siamo solo alla punta dell’iceber”. Tra i settori più dinamici cita poi “il settore delle Telco e delle utilities”, dove la pressione sui margini impone una gestione quasi ossessiva dei dati per segmentare clienti e servizi.

 

I numeri del gruppo e le tre anime

Al 31 dicembre 2025 il gruppo Digitouch ha registrato ricavi pari a 41,8 milioni di euro, in crescita del 4,5% rispetto all’anno precedente. L’Ebitda adjusted si è attestato a 7,8 milioni di euro, con una marginalità del 18,6%, mentre l’Ebit  ha raggiunto 4,34 milioni di euro. L’utile netto consolidato è salito a 1,86 milioni di euro, in aumento del 12% anno su anno. La posizione finanziaria netta si è attestata a 7,9 milioni di euro, in miglioramento rispetto agli 8,4 milioni del 2024, confermando una progressiva riduzione dell’indebitamento e una maggiore capacità di generazione di cassa.

L’attuale struttura del gruppo si fonda su tre anime: tecnologia, e-commerce e marketing. “La caratteristica distintiva di Digitouch è che queste tre aree lavorano insieme su progetti integrati. La nostra differenziazione è questa”. Per diversi semestri, però, il marketing ha rappresentato l’anello debole. “Per cinque semestri, fino al 30 giugno 2025, la divisione marketing è calata, mentre le altre sono sempre cresciute”. Ora, però, qualcosa è cambiato. “Dal secondo semestre 2025 la decrescita del marketing si è arrestata, il marketing ha rimbalzato e siamo a un 10% di crescita”.

Per il fondatore del gruppo, questo passaggio modifica sensibilmente le prospettive industriali. “Dal secondo semestre 2025 Digitouch non cresce più con due divisioni su tre, ma con tutte e tre. Nel 2026 vediamo una crescita del 10% in tutte le linee”. Un risultato che attribuisce al riposizionamento dell’offerta e alla maggiore integrazione tra marketing e tecnologia. “Abbiamo fortemente lavorato sull’offerta e cavalcato il cambiamento di mercato”.

 

Digitouch, tra nuove acquisizioni e IA

L’ottimismo di Ranucci Brandimarte si estende anche alla crescita per linee esterne. “Stiamo guardando vari dossier per accelerare la crescita inorganica”, racconta. “Abbiamo già fatto sei acquisizioni da quando siamo quotati e continueremo a farle”. L’obiettivo dichiarato resta ambizioso: raggiungere i 50 milioni di fatturato come primo obiettivo industriale, per poi guardare più avanti. “Il nostro target di medio periodo è 100 milioni di fatturato”. Senza però fissare scadenze rigide. “Non lo dico mai perché non lo so. Non abbiamo ancora un piano temporale definito. Ma penso che con le nostre forze e con questo mercato possiamo arrivarci”. La crescita, precisa, sarà “metà organica e metà M&A”. E soprattutto non è sul tavolo un’ipotesi di cessione del gruppo. “Io oggi non penso a vendere Digitouch. Penso che possiamo creare tantissimo valore continuando a crescere in un mercato che cresce”.

Sul fronte dell’intelligenza artificiale, il gruppo continuerà a investire stabilmente tra il 3% e il 4% del fatturato. Ma anche qui il focus non è lo sviluppo di un modello proprietario alternativo ai grandi player internazionali. “Noi siamo agnostici rispetto alle piattaforme. C’è ChatGPT, c’è Gemini, ci sono altri tool. Il nostro lavoro è aiutare i clienti a rendere disponibili i dati per utilizzare al meglio questi algoritm”. In altre parole, Digitouch punta a essere il layer infrastrutturale che consente alle aziende di sfruttare realmente l’AI.

 

Il nodo competenze e Borsa

Poi c’è il nodo delle competenze, che per il manager rappresenta una delle grandi sfide italiane. “Se vogliamo continuare a crescere dobbiamo sviluppare risorse competenti, perché mancano sia nelle società come la nostra sia nelle aziende clienti». La soluzione, per lui, passa soprattutto dall’università e dal territorio. “Bisogna investire fortemente nel rapporto con le università”.

In questo senso cita come esempio strategico l’apertura della sede di Catania. “È stata una delle più grandi cose della nostra storia”. Attraverso la partnership con l’Università di Catania, Digitouch ha assunto oltre 55 ingegneri e punta ad ampliarsi ulteriormente. “Se tutto va bene ne assumeremo altre 50 nei prossimi tre anni”. Un progetto che, secondo Ranucci Brandimarte, dimostra come il talento non sia concentrato esclusivamente a Milano. “Quelli bravi sono anche a Catania. E spesso sono anche più felici”.

Quando il discorso si sposta sul ruolo delle istituzioni, il manager cambia tono e concentra l’attenzione su un tema che considera decisivo: il mercato dei capitali. “Il governo non deve insegnarmi come trovare talenti. Quello lo so fare da me”. Piuttosto, sostiene, serve un intervento per rafforzare il sistema della Borsa italiana e sostenere le società quotate di piccola e media dimensione.

“Oggi, con i numeri che facciamo, valiamo 26 milioni. Siamo sensibilmente sotto il valore dei peer”. Il problema, secondo lui, è industriale prima ancora che finanziario. “Se invece di valere 1,96 euro per azione ne valessimo 3,5, potrei comprare un’azienda in Francia, una in Germania, una in Spagna. La valutazione di Borsa non è un tema finanziario, è un tema industriale”.

Ranucci Brandimarte, consigliere di AssoNEXT, lancia quindi un appello diretto alle istituzioni. “Il governo deve aiutare le imprese a fare impresa. Deve aiutare soprattutto le aziende quotate a crescere il proprio valore di Borsa in modo meritocratico”. Il riferimento è anche al crescente numero di delisting da Piazza Affari. “Il delisting lo vedo come una grande sconfitta”, ammette. “Io amo la Borsa. Ti dà standing, trasparenza, credibilità con i grandi clienti”. Ma aggiunge subito che “così non può continuare”.

E se dovesse definire oggi Digitouch in poche parole, la sintesi è netta: “Siamo una delle principali realtà italiane nei digital business services con una focalizzazione sul customer value management e sul data management”.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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