“Competere, innovare, crescere”. Questo è il filo conduttore scelto da Intesa Sanpaolo per raccontare la diciottesima edizione del rapporto Economia e finanza dei distretti industriali, presentato oggi a Milano davanti a una platea di analisti ed economisti del Research Department della banca.
Il documento racconta un sistema che nel triennio 2023-2025 ha rallentato la propria corsa senza perdere terreno sui mercati internazionali. L’avanzo commerciale si è attestato a 97,4 miliardi di euro nel 2025, l’85% circa del surplus complessivo del manifatturiero italiano. Crescono parallelamente il peso delle grandi imprese e quello delle aziende “champion”, mentre gli investimenti del 2026 si orientano verso energia, intelligenza artificiale e cybersecurity.
In questo articolo:
- La fotografia dei distretti industriali italiani
- L’export resiste tra dazi Usa e nuovi mercati
- La staffetta generazionale dei distretti industriali
- Dall’energia allo spazio: le rotte del 2026
La fotografia dei distretti industriali italiani

I numeri raccontano un equilibrio raggiunto dopo anni di forte espansione. L’analisi dei bilanci di 22.557 imprese distrettuali mostra un fatturato sceso lievemente nel biennio 2023-2024, fermandosi a 342,9 miliardi di euro, un livello che resta superiore del 16,6% rispetto al 2019, con punte oltre il 25% per le grandi imprese e per l’agro-alimentare. A livello settoriale il quadro resta eterogeneo: la filiera agro-alimentare si è mantenuta in territorio positivo, mentre il sistema moda ha riportato un calo non trascurabile.
La redditività misurata dall’ebitda margin si è mantenuta all’8% nel 2024, di poco sotto il massimo del 2023, con agro-alimentare e meccanica protagonisti di un lieve rafforzamento della marginalità unitaria. Procede il rafforzamento patrimoniale: l’incidenza del patrimonio netto sul passivo è salita al 36,6% nel 2024, contro il 30,3% del 2021, con un miglioramento che ha riguardato tutte le classi dimensionali. In generale, le imprese incassano dai clienti in tempi mediamente più brevi rispetto a quelli con cui pagano i fornitori, con un differenziale di 4 giorni per le imprese minori e di 16 giorni per le grandi. Le disponibilità liquide restano elevate, pari al 9% dell’attivo.
Tra le grandi imprese, che da sole generano quasi il 60% del fatturato complessivo dei distretti, e le medie si arriva all’83% del totale, con un nucleo di 1.295 aziende “champion” – il 7% del campione – più diffuse nell’agro-alimentare e nella meccanica. Nella classifica dei venti distretti migliori per performance economica e reddituale sono rappresentate tutte le macroaree geografiche italiane e tutti i settori ad alta intensità distrettuale, con il Nord-Est che si distingue per numerosità (9 distretti) davanti all’agro-alimentare (7 distretti), seguito da meccanica, sistema casa e moda, ciascuno con 3 distretti.
L’export resiste tra dazi Usa e nuovi mercati
La bussola dell’export distrettuale ha dovuto ricalibrarsi nel 2025, tra le turbolenze del mercato Usa e l’emergere di nuove rotte commerciali. L’export distrettuale ha registrato un progresso dello 0,9%, calcolato al netto degli effetti del distretto orafo di Arezzo, mentre le vendite verso gli Stati Uniti sono diminuite del 3,5% per effetto del nuovo corso della politica commerciale di Washington, con il calo concentrato nei comparti alimentare-bevande e mobile e solo in parte compensato dalla meccanica. La capacità di riposizionamento delle imprese si è tradotta nella crescita verso Emirati Arabi Uniti, Polonia e Spagna, i tre mercati dove l’export distrettuale è aumentato di più in valore nel corso dell’anno, con un incremento rispettivamente del 13,2%, del 7% e del 4,4%.
Il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, ha definito i distretti “uno degli elementi che conferiscono al sistema economico italiano una competitività specifica, che non si trova altrove in Europa”, sottolineando come la loro capacità di “fare cose diverse” generi economie di varietà contrapposte alle economie di scala su cui si fondano le strategie di Stati Uniti e Cina. Il conflitto in Iran, scoppiato nella prima parte del 2026, ha già fatto venire meno le opportunità di crescita nell’area del Golfo, spingendo le imprese a rivedere mercati di sbocco e catene di approvvigionamento attraverso la ricerca di nuove rotte commerciali e il maggiore ricorso a coperture e garanzie.
Guardando al futuro, i nuovi accordi commerciali tra Unione Europea e Mercosur, India, Australia e Messico offrono margini di diversificazione ancora poco sfruttati: l’incidenza del Mercosur sull’export distrettuale verso il mondo si ferma al 2% per la meccanica e scende fino allo 0,3% per i beni intermedi della moda e del mobile.
La staffetta generazionale dei distretti industriali

Sono le persone, prima ancora dei capitali, a fare la differenza nei percorsi di crescita più dinamici dei distretti. La presenza di amministratori under 40 nei consigli di amministrazione si associa a percorsi di crescita del fatturato più dinamici, con una variazione mediana del 22,5% tra il 2019 e il 2024 contro l’8,5% delle imprese guidate interamente da over 65. Nel 18% delle imprese distrettuali siede almeno un consigliere under 40, mentre il 13,3% delle aziende è amministrato esclusivamente da over 65, una platea che nei prossimi anni dovrà affrontare il passaggio generazionale.
Le imprese giovanili distrettuali mostrano inoltre uno skill mismatch meno accentuato rispetto alle corrispondenti non distrettuali, con il 43% che segnala difficoltà nel reperire competenze specifiche contro il 50% del campione non distrettuale, e una maggiore propensione a investire in formazione, applicata dall’81% delle imprese contro il 63%.
L’approfondimento sulla manifattura del lusso evidenzia come il peso degli acquisti delle maison della moda presso fornitori distrettuali sia salito dal 45% del 2019 al 48% del 2025, con un picco al 58% tra i gruppi nativi dei territori a forte specializzazione. Significativo anche il legame tra ecosistemi territoriali e produzione locale: ad esempio, il rapporto segnala una relazione tra i mercati di sbocco del distretto delle calzature sportive e Sportsystem di Montebelluna e la provenienza dei visitatori turistici delle Dolomiti.
Dall’energia allo spazio: le rotte del 2026
Investire meno, ma meglio: è la strategia che emerge per il 2026 dalle imprese distrettuali. L’indagine condotta tra i gestori di Intesa Sanpaolo che seguono le relazioni con le imprese clienti indica nell’autoproduzione di energia la prima voce di investimento attesa per il 2026, seguita da soluzioni di intelligenza artificiale e cybersecurity, mentre le attese sono diventate negative per formazione e welfare e per macchinari e attrezzature. Per attrarre e trattenere capitale umano qualificato, le politiche di welfare aziendale restano la leva più diffusa, seguite da smart working e premialità sugli obiettivi, mentre risultano ancora poco praticate le iniziative dedicate all’inserimento di giovani e stranieri e la collaborazione con Università e ITS.
Il chief economist e responsabile del Research Department, Gregorio De Felice, ha commentato che i distretti “confermano una notevole capacità di adattamento, nonostante il livello di incertezza che caratterizza lo scenario internazionale”, evidenziando che l’avanzo commerciale ha raggiunto “i 97,4 miliardi di euro, pari a circa l’85% del surplus del manifatturiero italiano” in un contesto segnato anche “dall’intensificarsi della concorrenza cinese”.
Il percorso di riposizionamento competitivo delle imprese distrettuali apre la strada alle priorità dei prossimi anni: la difesa del mercato americano, la ricerca di nuovi mercati, l’innovazione tecnologica e la sostenibilità. Un mix di strategie che trova terreno più fertile dove permangono vantaggi localizzativi legati alla vicinanza delle forniture e alla presenza di competenze, enti di formazione e centri di ricerca, gli stessi fattori che spiegano il successo dei cinque poli aerospaziali di Campania, Lazio, Lombardia, Piemonte e Puglia, capaci da soli di concentrare circa il 90% degli addetti e dell’export nazionale del settore.









