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Dollaro USA: JP Morgan, ecco tutti i segnali di una de-dollarizzazione

Dollaro USA: JP Morgan, ecco tutti i segnali di una de-dollarizzazione

Il dollaro USA è in un buon momento di forma attualmente nei mercati valutari, forte dei dati sull’economia statunitense che riportano un’eccezionale resilienza nonostante la serie di aumenti dei tassi d’interesse della Federal Reserve più lunga degli ultimi 40 anni. Lo scorso venerdì i dati sull’occupazione americana hanno mostrato che il mercato del lavoro è in salute e questo potrebbe allontanare la Fed dall’intento di tagliare il costo del denaro quest’anno.

I ribassisti sul dollaro quindi potrebbero avere delle brutte sorprese puntando sul declino della valuta americana. I dati forniti dalla Commodity Futures Trading rilevano che gli short sul biglietto verde si sono attestati a 12,34 miliardi di dollari nella settimana fino al 30 maggio, dopo che a inizio mese avevano toccato il livello minimo degli ultimi due anni. Tuttavia, Aaron Hurd, senior portfolio manager valutario presso State Street Global Advisors, avverte che il dollaro USA è in un periodo di “transizione molto disordinata”. A suo avviso, la valuta rimarrà vivace nel brevissimo termine, sebbene sia destinato a diminuire costantemente negli anni a venire.

Un fattore che dovrà essere tenuto in considerazione e che potrà rinvigorire il dollaro riguarda l’ondata di emissioni di titoli del Tesoro USA dopo che è stato raggiunto l’accordo per l’innalzamento del tetto al debito. Secondo Bipan Rai, responsabile della strategia FX per il Nord America presso CIBC, la grande quantità di titoli che verranno emessi finirà per prosciugare la liquidità dal mercato, creando potenzialmente una domanda di dollari.

 

Dollaro USA: per JP Morgan ridurrà il suo dominio

Al di là delle previsioni su quello che potrà essere l’andamento del dollaro USA nei prossimi mesi o anni, gli strateghi di JP Morgan evidenziano segnali che nell’economia globale ci si sta avviando verso una sorta di de-dollarizzazione. Questo per quanto la divisa a stelle e strisce continuerà a mantenere la sua egemonia. La più grande banca del mondo mette in luce come l’impatto dei forti aumenti dei tassi d’interesse della Fed e le sanzioni alla Russia dopo l’invasione all’Ucraina abbiano portato le nazioni che fanno parte del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) a tentare la strada per un’alternativa che contrasti il dominio del dollaro.

JP Morgan osserva che per le esportazioni globali, la quota degli USA è scesa al minimo storico del 9%, mentre quella della Cina è salita al massimo storico del 13%. A ciò si aggiunge che nelle riserve valutarie delle Banche centrali, la partecipazione della moneta USA è scivolata al minimo storico del 58%, anche se è ancora nettamente la più alta a livello globale. “La de-dollarizzazione è evidente nelle riserve valutarie dove la quota del dollaro è scesa a un record mentre la quota delle esportazioni è diminuita, ma sta ancora emergendo nelle materie prime”, hanno scritto gli strateghi in una nota.

Tuttavia, ancora la quota del dollaro sui volumi di valuta scambiata è appena al di sotto dei massimi record, all’88%, mentre la quota dell’euro si è ridotta di 8 punti percentuali nell’ultimo decennio fino al minimo storico del 31%. Nel frattempo, la quota dello yuan cinese è salita al livello record del 7%, per quanto i controlli di Pechino rappresentino un ostacolo non da poco alla diffusione della moneta per gli investitori internazionali.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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