Dollaro USA: per l'FMI a rischio il suo predominio - Borsa e Finanza

Dollaro USA: per l’FMI a rischio il suo predominio

Dollaro USA: per l'FMI a rischio il suo predominio

L’allarme lanciato dal Fondo Monetario Internazionale non è molto rassicurante per il dollaro USA. Per bocca del suo primo vicedirettore generale, Gita Gopinath, l’istituto sovranazionale ha affermato che le sanzioni finanziarie scaturite dalla guerra Russia-Ucraina potrebbero diluire gradualmente il predominio del biglietto verde nel sistema finanziario internazionale, il quale a quel punto diverrebbe più frammentato.

In sostanza, emergerebbero dei blocchi valutari basati sugli scambi commerciali separati tra i vari Paesi. La moneta americana rimarrebbe sempre la valuta principale, ma il suo riferimento nel panorama mondiale sarebbe più debole. Questo già lo si vede con alcuni Paesi che stanno rinegoziando la valuta con cui regolare le transazioni, asserisce Gopinath.

Dollaro USA: i Paesi cercano di diversificare le riserve

In base ai dati dell’FMI, le riserve internazionali in dollari hanno avuto un leggero rallentamento negli ultimi 20 anni, passando dal 70% al 60%. In parte ciò può essere spiegato con l’emergere del renminbi cinese, via via che il Dragone ha allargato la sua presenza commerciale a livello mondiale. Anche altre valute commerciali come il dollaro australiano hanno svolto un ruolo importante.

Con il conflitto in corso, è possibile che la valuta di Pechino rafforzi la sua posizione di vantaggio rispetto alle altre, ha aggiunto Gopinath. Tuttavia, a suo avviso è improbabile che possa sostituire il dollaro USA come moneta di riserva principale perché ciò richiederebbe la piena convertibilità della valuta, l’apertura ai mercati dei capitali e il sostegno delle istituzioni. Tutte cose che hanno bisogno del loro tempo, il che significa un dominio della divisa statunitense ancora per un po’ di tempo. Ciò non toglie che le Banche centrali potrebbero scegliere di diversificare maggiormente le attività di riserva, con la crescita di altre valute che non siano il dollaro USA nel commercio globale.

Il conflitto nell’Est Europa comunque è stato il colpo di coda di un processo che in Russia era iniziato nel 2014, con l’annessione della Crimea. Da allora Mosca ha cercato sempre più di affrancarsi dal biglietto verde dopo che gli USA imposero le sanzioni. Tuttavia, prima dell’invasione dell’Ucraina, circa il 20% delle riserve estere russe era espresso in dollari, soprattutto in Paesi come Giappone, Francia, Germania e Regno Unito. Adesso la Banca di Russia però si trova 630 miliardi di dollari congelati perché tutto l’Occidente si è coalizzato per applicare misure punitive verso il Paese guidato da Vladimir Putin.

La guerra Russia-Ucraina comunque spianerebbe la strada per l’adozione delle valute digitali, non solo nell’ambito delle criptovalute ma anche con riferimento a stablecoin e CBDC. Gopinath mette in luce il fatto che quanto è successo negli ultimi tempi porterà a colmare un vuoto attraverso la regolamentazione del settore.

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

Post correlati

Tiger Global: ecco quanto ha perso con il crollo delle azioni tech

Stablecoin: quali sono le 10 più importanti

Enel: 100 milioni di impatto da extraprofitti, cosa fare con le azioni?

Liquidità: nei fondi mai così alta da attacco a Torri Gemelle

Grano: ecco chi oltre l’India ha imposto divieto di export