Dove investire? Le occasioni sono in Europa più che negli USA
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Dove investire? Le occasioni sono in Europa più che negli USA

Dove investire? Le occasioni sono in Europa più che negli USA

Dove investire? Preferire gli Stati Uniti o l’Europa? Da sempre gli investitori si pongono questa domanda, con gli ultimi anni che hanno confermato una leadership indiscussa degli USA grazie al traino dato dai titoli tecnologici. Da novembre 2021 tuttavia qualcosa a Wall Street si è inceppato, con la combo inflazione/politica monetaria della FED che ha appesantito proprio quei titoli tech protagonisti di un portentoso rally seguito al diffondersi della pandemia da Coronavirus dalla primavera 2020 in poi.

Se questo è stato il passato, cosa fare nel prossimo futuro? Le sfide sul tavolo non mancano, tanto in Europa quanto in America. Le tensioni geopolitiche sono ai massimi livelli, con la guerra Russia-Ucraina che va avanti da febbraio scorso nel pieno dell’Europa e la partita Cina-Taiwan-Stati Uniti che appare solo all’inizio. Ma non solo, la questione alimentare come quella energetica sono variabili capaci di influenzare sia la congiuntura che la politica monetaria di FED e BCE. Le due banche centrali sono peraltro già alle prese con la lotta a quell’inflazione balzata sui massimi da 40 anni su entrambe le sponde dell’Atlantico.

In questo contesto, chi vuole puntare sul mercato azionario come può adattare le proprie scelte di investimento? E’ meglio tornare a preferire uno stile value o confermare la preferenza verso quello growth che ha caratterizzato l’ultimo decennio? “L’investitore value è diventato una specie in via di estinzione, messo ai margini di un mercato concentrato sulla ricerca della crescita infinita in settori come la tecnologia”, sottolinea Ben Arnold, Investment Director di Schroders. La sottoperformance dello stile value è stata molto discussa e per lo più dolorosa per gli investitori deep value. Il risultato è un ampio divario tra le valutazioni delle azioni più economiche e quelle più costose.

A riguardo, Robert Armstrong, editorialista del Financial Times, ha posto l’accento sul valore delle azioni agli attuali prezzi di mercato, con i titoli value che sembrano molto convenienti in questo momento grazie a un P/E che negli Stati Uniti è ora ai minimi da 20 anni. Eppure vi è un’area, l’Europa, dove il rapporto è ancora più conveniente.

L’indice Russell 1000 value ha un P/E a 12 mesi di 16,5, l’equivalente in Europa si aggira intorno agli 11. “Questo enorme differenziale dimostra che un titolo a buon mercato negli Stati Uniti è tenuto molto più in considerazione di un titolo a buon mercato in Europa”, sostiene Arnold, enfatizzando come “la cosa più sorprendente è che, controintuitivamente, le società europee più economiche hanno registrato una crescita degli utili superiore a quella delle società più costose”.

Provando a capire nel complesso dove andare a investire nel prossimo futuro, per il direttore investimenti di Schroders vi è un motivo convincente per ritenere che il value in Europa sia piuttosto interessante: valutazioni assolute quasi al minimo, livelli record di sconto relativo sulla crescita e una dinamica positiva degli utili relativi. Questa visione tuttavia non è ampiamente condivisa. “In effetti, guardando ai flussi e alle allocazioni degli investitori, l’Europa è uno dei mercati azionari più trascurati al mondo. Forse non per molto”, conclude la sua analisi Arnold.

 

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