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EastMed: cos’è e dove passa il gasdotto che può aiutare l’Europa

EastMed: cos'è e dove passa il gasdotto che può aiutare l'Europa

La crisi energetica che sta colpendo tutta l’Europa ha fatto tornare alla ribalta il progetto EastMed, relativo al gasdotto che collega Israele, Cipro e Grecia, e che potrebbe approdare in Italia attraverso il gasdotto offshore Poseidon. La scorsa settimana l’Amministratore Delegato di Edison, Nicola Monti, ha messo in luce come questa infrastruttura permetta di connettere in maniera diretta le riserve di gas trovate in Israele al mercato europeo; pertanto “dovrebbe essere rimesso nell’agenda italiana ed europea”. Il Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani ha firmato un decreto di proroga dell’autorizzazione all’avvio dei lavori di costruzione dell’infrastruttura, che dovrebbero iniziare entro il 1° ottobre 2023 e concludersi entro il 2027. Vediamo quindi di saperne di più su EasdMed e quanto potrà essere importante per l’approvvigionamento energetico.

 

EastMed: di cosa si tratta

EastMed è un gasdotto progettato dal consorzio IGI Poseidon di circa 1.900 km che parte dai giacimenti offshore in Israele e attraversa Cipro, per arrivare alle coste della Grecia sud-orientale. Da qui, prosegue onshore alla Grecia occidentale, per giungere in Italia, esattamente a Otranto, in Puglia, per mezzo della connessione Poseidon. Il costo stimato dell’infrastruttura si aggira sui 6 miliardi di euro ed è in grado di trasportare inizialmente 10 miliardi di metri cubi, che in futuro potranno raddoppiare. La tratta che unisce la costa greca e quella italiana si estende per 216 chilometri e ha una capacità di trasporto di 15 miliardi di metri cubi. La società che si occupa dei progetti è IGI Poseidon S.A., joint venture tra la Public Gas Corporation greca DEPA e l’azienda italiana Edison, controllata dal colosso energetico statale francese Électricité de France.

 

EastMed: quando è nato il progetto e come si è evoluto

Il progetto EastMed ha preso forma tra il 2019 e il 2020, quando vi è stata la firma degli accordi tra Grecia, Cipro e Israele, appoggiati dal Governo statunitense presieduto dall’allora Presidente Donald Trump e dal Governo israeliano di Benjamin Netanyahu. Tuttavia, vi sono state diverse problematiche per far decollare il progetto. Innanzitutto la spesa molto elevata, in secondo luogo le difficoltà tecniche di operare su fondali molto profondi e infine il fatto che comunque in Europa la domanda energetica era ampiamente soddisfatta dalle forniture russe e da altre fonti.

In Italia, a fine 2019 il Ministero per lo Sviluppo Economico ha pubblicato il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, che delinea gli obiettivi energetici fino al 2030, ma EastMed non figurava tra le priorità. Il motivo era che il nostro Paese rappresentava nell’ambito dell’Unione Europea quello che più di ogni altro diversificava le fonti energetiche e quindi si poteva procedere alla decarbonizzazione tramite le infrastrutture esistenti e il TAP.

A novembre dello scorso anno, però, EastMed e Poseidon hanno fatto parte della lista europea dei PCls nell’ambito del Southern Gas Corridor, progetto avviato dall’Azerbaigian che prevede il trasporto di gas dalla Regione del Mar Caspio ai Paesi europei attraverso la Georgia e la Turchia. In questo modo i due gasdotti hanno ottenuto i fondi europei. Il problema di fondo in questo progetto riguarda le tensioni a livello politico tra i Paesi coinvolti e la Turchia, il che ha spinto gli Stati Uniti all’inizio del 2022 a ritirare il proprio sostegno politico, adducendo anche motivazioni di carattere ambientale, ovvero che tale progetto non sarebbe in linea con gli obiettivi legati al clima. Ad aprile Washington ha ribadito la chiusura verso EastMed e Poseidon, affermando che preferiva appoggiare progetti di interconnessione elettrica, in quanto capaci di sostenere sia il gas che altre fonti di energia come le rinnovabili.

La grave crisi energetica in Europa determinata dalla guerra Russia-Ucraina ha letteralmente cambiato le carte in tavola e quindi oggi si sta pensando alla realizzazione di questo progetto per cercare di ridurre nel tempo la dipendenza da Mosca. L’idea è quella di fare del Mediterraneo un nuovo hub per la sicurezza energetica europea, che passa attraverso un modello di energia pulita nel rispetto degli obiettivi di decarbonizzazione che il Continente ha prefissato.

 

Ancora diversi punti critici

La realizzazione di EastMed, tuttavia, non riuscirà nel breve a smarcare l’Italia e l’Europa dalle forniture provenienti dalla Russia poiché, secondo gli esperti, per essere completata l’opera ha bisogno di almeno 4 anni. Questo significa che, anche se i lavori partissero nel 2023 come affermato dal Ministro Cingolani, l’infrastruttura sarebbe a regime almeno nel 2027. Nel frattempo, occorrerà vedere il decorso della domanda, man mano che avanzano forme di energia alternativa. Secondo le stime dell’UE, il consumo di gas in Europa sarà del 40% in meno nel 2030 rispetto al 2021, il che inevitabilmente porterà a una richiesta di combustibile più ristretta.

Inoltre, occorrerà considerare il ritorno dell’investimento, caratterizzato da molte incertezze poiché l’andamento fluttuante dei prezzi dei combustibili fossili rende difficile effettuare una stima precisa dell’economicità e della competitività dell’opera. Tra l’altro la situazione a livello geopolitico è molto instabile, con tensioni e rivalità a livello regionale che potranno sconfinare in scenari che mettono seriamente in crisi la reale fattibilità del piano di migliorare l’approvvigionamento generale. Infine, vi sarà da tener conto dell’impatto ambientale, dal momento che in base alle stime l’impronta climatica di EastMed sarà elevata.

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