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Economia circolare: le opportunità per investire

Un camion della nettezza urbana scarica rifiuti in una discarica

Nel 1971 le risorse prodotte in un anno dal pianeta Terra erano sufficienti per soddisfare i consumi globali per quasi un anno. L’Earth overshoot day, infatti, cadeva allora il 25 dicembre. Nel 2022 la fatidica data è arrivata il 28 luglio mentre nel 2023 un leggero miglioramento ha portato la soglia limite al 2 agosto. Il bilancio rimane fortemente negativo e il “debito con il futuro” cresce. Fortunatamente è in crescita anche la consapevolezza dell’insostenibilità dei ritmi attuali di consumo. Così come sono in crescita le proposte che hanno l’obiettivo di ridurre l’utilizzo delle risorse, tra cui il riuso, la rigenerazione o il ricondizionamento dei prodotti. Sono tutti processi che rientrano nella tematica dell’economia circolare.

“L’economia circolare rappresenta un cambiamento del sistema economico. Significa abbandonare la prassi ‘prendi, usa, butta’ in favore di un sistema circolare che prevede che i prodotti e i materiali vengano mantenuti in uso e che la produzione segua un percorso sostenibile volto alla riduzione delle materie prime consumate. L’obiettivo principale dell’economia circolare consiste nel dissociare la crescita economica dal consumo di risorse vergini” spiegano in una nota Jack Dempsey, Paul Lamacraft e Samuel Thomas di Schroders.

 

L’economia circolare dei rifiuti

Per gli esperti di Schroders i rifiuti sono “mancanza di immaginazione” in quanto, nel mondo, sono pochissimi quelli davvero privi di valore. È su questa base che si fonda il concetto di economia circolare dei rifiuti che, infine, non sono rifiuti ma nuove materie prime.

“Entro il 2050, a fronte di una popolazione globale di circa 10 miliardi di persone, si prevede che il mondo produrrà 3,4 miliardi di tonnellate di rifiuti solidi urbani all’anno con un aumento del 70% rispetto a oggi” racconta la nota di Schroders. A produrne di più sono ovviamente i cittadini dei Paesi sviluppati tra cui spiccano gli USA con 530 chilogrammi di produzione pro-capite annua. Se tuti gli abitanti del pianeta consumassero come gli statunitensi la produzione globale di rifiuti si attesterebbe a 4,1 miliardi di tonnellate all’anno, una fila di 210 milioni di camion ogni giorno.

Produrre rifiuti non significa solo sprecare risorse preziose ma anche inquinare. La stragrande maggioranza dei rifiuti a livello globale viene smaltita apertamente (indicativamente il 33%) o portata in discarica (circa il 37%), mentre solo il 19% viene riciclato o compostato. Attorno all’11% dei rifiuti viene smaltito tramite incenerimento, processo noto come termovalorizzazione. Le sole discariche incidono per circa l’8-10% dei gas serra legati all’attività umana, per via del rilascio di gas metano durante la decomposizione dei rifiuti. Tutto questo senza considerare gli altri fattori esterni negativi, come l’inquinamento delle acque, il degrado del suolo e l’impatto sulla fauna e sulla biodiversità a livello locale.

 

Le opportunità di investimento

“Nel 2022 il settore globale della gestione dei rifiuti è stato valutato 1.300 miliardi di dollari” spiegano gli esperti di Schroders in una nota, i quali si aspettano una crescita significativa anche nei prossimi dieci anni. Di questo sviluppo beneficiano un’ampia gamma di società tra le quali vengono citate, a titolo di esempio, Republic Services Group e Norsk Gjenvinning.

La prima, quotata in USA, è una società leader nella gestione dei rifiuti che viene ritenuta in grado di espandere le proprie capacità di riciclaggio, soprattutto della plastica. Inoltre sta investendo nel settore del gas naturale rinnovabile, beneficiando del Renewable Fuel Standard e dell’Inflation Reduction Act. “Il quadro legislativo rende questi investimenti molto redditizi, con rendimenti sugli investimenti, secondo le previsioni, superiori al 30%” specificano da Schroders.

Norsk Gjenvinning è invece una società norvegese non quotata che nel 2022 ha processato oltre 2,3 milioni di tonnellate di rifiuti, dei quali circa il 58% è stato recuperato per ricavarne materie prime di base mentre il 96% è stato riciclato recuperando materiali o energia. Ciò ha permesso di evitare oltre 1,3 milioni di tonnellate di emissioni di CO2.

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