L’economia globale è stata stravolta dalla guerra Usa-Iran, ma potrebbe andare peggio, potrebbe finire in stagflazione. L’allarme è stato lanciato da Kristalina Georgieva, direttrice del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), in un’intervista rilasciata a Reuters. La preoccupazione principale è che, una volta terminato il conflitto, le conseguenze a livello economico potrebbero durare a lungo. Dopo essersi liberato dalla stagflazione seguita allo scoppio della guerra Russia-Ucraina nel 2022, attraverso un periodo di tassi di interesse elevati e il forte calo dei mercati finanziari, ora lo stesso scenario potrebbe ripresentarsi.
In questo articolo:
- Economia globale: le nuove previsioni dell’Fmi
- Stagflazione: è una minaccia reale?
Economia globale: le nuove previsioni dell’Fmi
“Tutte le strade portano ora a prezzi più alti e a una crescita più lenta”, ha dichiarato Georgieva. In sostanza, lo spettro della stagflazione si avvicina. Prima della guerra in Medio Oriente, l’Fmi stimava una crescita globale del 3,3% nel 2026 e del 3,2% nel 2027. Con il conflitto che scuote l’economia mondiale, tali aspettative difficilmente saranno confermate, anche in caso di una rapida fine delle ostilità. “Ci troviamo in un mondo caratterizzato da un’elevata incertezza”, ha aggiunto la numero uno dell’Fmi, citando tensioni geopolitiche, progressi tecnologici, shock climatici e cambiamenti demografici. “Tutto questo significa che, una volta superato questo shock, dovremo restare vigili per il prossimo”, ha avvertito.
Georgieva ha messo in evidenza come l’offerta globale di petrolio si sia ridotta del 13% a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz, mentre le infrastrutture sono state danneggiate, così come altre catene di approvvigionamento critiche. A suo avviso, i più colpiti saranno i Paesi privi di riserve di greggio sufficienti.
Stagflazione: è una minaccia reale?
I Paesi di tutto il mondo hanno avuto a che fare, in passato, con situazioni più o meno gravi di stagflazione. Negli anni ’70, due shock petroliferi misero in ginocchio l’economia mondiale, generando inflazione alle stelle e recessione. In ogni circostanza in cui si è verificato questo fenomeno, se ne è usciti con politiche monetarie molto restrittive. In particolare, all’inizio degli anni ’80 il presidente della Federal Reserve, Paul Volcker, affrontò la stagflazione portando i tassi di interesse negli Stati Uniti fino al 20%. Ciò aggravò pesantemente la recessione in atto, ma pose le basi per un decennio successivo di forte crescita economica. Anche l’attuale governatore della Fed, Jerome Powell, ha recentemente attuato strette molto significative per contrastare l’inflazione più alta degli ultimi 40 anni, sebbene l’economia americana si sia dimostrata resiliente e il percorso di restrizione fosse arrivato al suo termine.
L’incubo del ritorno della stagflazione è un problema molto sentito tra le istituzioni ed è percepito come estremamente concreto. Se ne discuterà nei prossimi incontri tra la Banca Mondiale e l’Fmi. La direzione che sta prendendo l’economia è quella della stagflazione, ha affermato Mark Zandi, capo economista di Moody’s Analytics: “C’è un aumento dell’inflazione e un indebolimento della crescita economica derivanti dalle politiche, in particolare quelle tariffarie e sull’immigrazione”.









