Economia italiana: ecco gli effetti della guerra, il report di Intesa Sanpaolo

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L’entusiasmo per un’uscita anticipata dell’Italia dalla procedura di infrazione sul deficit si è spenta con i bagliori della guerra in Medio Oriente. La misurazione del rapporto deficit/Pil al 3,1% contenuta nel Documento di finanza pubblica adottato dal Consiglio dei ministri e certificato da Eurostat va oltre il limite del 3%, anzi, del 2,99%. Una bocciatura che avrà conseguenze sull’economia italiana, visto che non permetterà di attivare la clausola di salvaguardia per le spese nella Difesa e ridurrà gli spazi di manovra della prossima manovra di bilancio del governo.

Al contrario, il rischio ora è opposto, ovvero che il cammino di riduzione del rapporto possa smettere, almeno temporaneamente di ridursi. L’economia italiana deve fare i conti con gli effetti della crisi geopolitica ed energetica in corso. I dati preliminari di marzo, analizzati da Intesa Sanpaolo, offrono una fotografia significativa: crescita fragile, fiducia in calo e inflazione che torna a preoccupare. È un quadro in evoluzione, dove gli impatti della guerra si manifestano inizialmente in modo parziale, ma lasciano intravedere rischi più profondi nei mesi a venire.

 

In questo articolo: 

 

  • Fiducia fragile: famiglie più colpite delle imprese
  • Industria in apparenza solida, ma segnali incerti
  • Prezzi sotto controllo, ma l’inflazione resta una minaccia
  • Economia italiana a rischio: verso stagnazione e possibile contrazione

 

Fiducia fragile: famiglie più colpite delle imprese

Il primo campanello d’allarme per l’economia italiana riguarda il morale di famiglie e imprese. Le indagini di marzo hanno mostato un impatto “solo parziale”, come sottolinea il report della divisione Ricerca di Intesa Sanpaolo, in quanto le rilevazioni sono state effettuate nella prima metà del mese e “non incorporano appieno gli effetti della crisi”.

Sono i consumatori a mostrare le maggiori preoccupazioni a causa della ripresa delle aspettative inflazionistiche. Le imprese, invece, appaiono per ora più resilienti, ma non immuni. Nel settore servizi, in particolare, il morale registra segnali di deterioramento più evidenti rispetto al manifatturiero. L’indice Pmi servizi è sceso da 52,3 a 48,8, entrando in territorio recessivo per la prima volta da novembre 2024.
Secondo il report, questa dinamica si spiega con il fatto che il terziario è stato il settore più dinamico nei mesi precedenti e dunque l’inversione delle aspettative pesa di più. “È maggiore il timore che l’inversione di tendenza della domanda finale si traduca in un deterioramento degli affari”, si legge nel documento.

Particolarmente colpiti risultano i servizi legati ai trasporti, fortemente esposti al rincaro del petrolio, un segnale che anticipa possibili effetti a catena su tutta la filiera dei servizi.

 

Industria in apparenza solida, ma segnali incerti

Se il settore dei servizi mostra crepe evidenti, il manifatturiero appare più solido. Ma si tratta, probabilmente, di una stabilità apparente. Gli indicatori di marzo hanno registrato un incremento del morale delle imprese industriali, sia secondo l’Istat sia secondo il Pmi. Tuttavia Intesa Sanpaolo invita alla cautela: le aziende stanno anticipando ordini e produzione per ricostituire le scorte e prevenire interruzioni nelle catene di approvvigionamento.

Inoltre, l’allungamento dei tempi di consegna — che contribuisce positivamente all’indice Pmi — non è segnale di domanda forte, ma di difficoltà dal lato dell’offerta. In sostanza, la produzione regge perché le imprese si stanno preparando al peggio. Questo comportamento difensivo potrebbe tradursi in un rallentamento nei mesi successivi, quando l’effetto anticipazione verrà meno. Il rischio è quello di una correzione brusca degli indicatori, con un impatto diretto sulla crescita complessiva.

L’economia italiana, dunque, si trova in una fase di transizione: i numeri attuali non riflettono ancora pienamente la portata dello shock, ma ne anticipano le possibili conseguenze.

 

Prezzi sotto controllo, ma l’inflazione resta una minaccia

Sul fronte dei prezzi, i dati di marzo offrono un quadro in apparenza più rassicurante. L’inflazione sale dall’1,5% all’1,7% su base annua, meno delle attese. Una dinamica spiegata in parte da fattori temporanei, come il venir meno dell’effetto Olimpiadi sui servizi.
Al centro dell’attenzione è però la trasmissione dei rincari energetici. Nonostante un aumento del 46% del prezzo del Brent in euro, i carburanti registrano incrementi più contenuti: +4,8% per la benzina, +12% per il gasolio da trasporto e +15,6% per quello da riscaldamento. L’effetto è mitigato anche dall’intervento pubblico, con il taglio delle accise che ha contribuito a contenere l’inflazione di circa tre decimi. Per quanto riguarda il gas, nel mercato tutelato l’aumento è del 17,8% contro il +3,9% del mercato libero. L’elettricità resta sostanzialmente stabile. Nel complesso, “l’impatto sui prezzi è sinora limitato all’energia e contenuto”.

Tuttavia, gli alimentari freschi registrano un’accelerazione, con un aumento dello 0,7% mensile e un balzo su base annua dal 3,7% al 4,7%. Un trend che potrebbe intensificarsi nei prossimi mesi, anche a causa dei rincari dei fertilizzanti. Il rischio è che l’inflazione si diffonda progressivamente ad altri comparti, trasformandosi da shock settoriale a fenomeno generalizzato.

Aumentano i costi per le imprese, come mostrano gli indici Pmi, con un forte incremento nel manifatturiero da 58,7 a 69,1 e nei servizi da 58,2 a 64,6. Il trasferimento di questi rincari ai clienti finali è ancora limitato e viene assorbito dai margini di profitto delle aziende. Questo suggerisce che le imprese stanno assorbendo parte dello shock, probabilmente a causa della debolezza della domanda. Una strategia che, però, precisa il report di Intesa Sanpaolo “non è sostenibile nel lungo periodo”.

Le famiglie lo sanno e si fanno prendere dall’ansia. Le aspettative di inflazione per i prossimi 12 mesi sono balzate da 12,3 a 57,3. Un aumento senza precedenti recenti, superiore persino a quello registrato all’inizio della guerra in Ucraina. “Dall’aumento delle aspettative di inflazione deriva con ogni probabilità il deterioramento di tutte le altre componenti dell’indagine”, sottolineano gli analisti della banca.

 

Economia italiana a rischio: verso stagnazione e possibile contrazione

Nel complesso l’economia italiana si avvia verso un rallentamento significativo. Le prime evidenze “non contraddicono l’ipotesi di uno shock inflazionistico importante”, anche se inferiore a quello del 2022-23. Le previsioni indicano un primo trimestre ancora positivo (+0,1%), sostenuto anche dall’effetto dei Giochi Olimpici Invernali. Ma già nel trimestre successivo si profila una possibile contrazione dell’attività economica.

Lo scenario centrale disegnato dalla divisione Ricerca di Intesa Sanpaolo prevede stagnazione nei mesi estivi e una ripresa solo nella parte finale dell’anno. Un percorso fragile, condizionato dall’evoluzione della crisi internazionale e, in particolare, dalla normalizzazione dei flussi energetici.

“Ci aspettiamo una possibile lieve contrazione dell’attività economica nel trimestre corrente”, afferma il report. Nei prossimi mesi, molto dipenderà dalla capacità del sistema economico di assorbire lo shock e dalle eventuali misure di politica economica. Per ora, l’economia italiana resta sospesa tra resilienza e vulnerabilità, in attesa che gli effetti della crisi si manifestino pienamente.

Immagine di Alessandro Piu

Alessandro Piu

Direttore responsabile di Borsa&Finanza da gennaio 2025, è entrato a far parte della redazione nel giugno 2022. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004.

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