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Economia italiana: quanto pesa la stasi ventennale dei salari

Uno sciopero di lavoratori

Il motore dell’economia italiana rappresentato dai consumi interni è imballato. Non gira, batte in testa, lo fa da anni. Dal 2007 almeno, ossia da quando ha avuto inizio la prima delle grandi crisi che hanno colpito il Belpaese e non solo. Confcommercio si è spinta fino al 1995 nella sua analisi. I dati di spesa pro-capite a prezzi 2023 degli italiani sono passati da 18.730 euro nel 1995 a 21.365 nel 2024. Sono cresciuti poco. E sono cresciuti niente dal 2007 secondo le rilevazioni di Eurostat raccolte da Prometeia in uno studio su “Evoluzione della spesa per consumi delle famiglie: un confronto tra Italia, Germania, Francia e Spagna”.

Un confronto che vede l’Italia perdente. Quali le motivazioni? I bassi salari, anzitutto, ma anche l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle famiglie mononucleari, l’impatto dell’inflazione. E le crisi, ultima quella energetica del 2022.

 

Dieci anni di impoverimento

C’è una tendenza decennale all’impoverimento delle famiglie italiane. Non è solo colpa dell’inflazione che ha toccato il picco all’8,4% nel 2022. La responsabilità è anche di un mercato del lavoro che, sebbene mostri un tasso di disoccupazione per l’Italia basso (7,2% in aprile), proprio non ce la fa a decollare.

Tra il 2013 e il 2023, secondo le rilevazioni di Eurostat, le retribuzioni lorde annue sono salite del 16%. In media, nell’Unione europea, la crescita si è attestata al 30,8%. Il doppio. I confronti diretti con Francia, Spagna e Germania sono altrettanto schiaccianti: +22,7% per le prime due, +35% per la terza.

Se ci si mette dentro anche l’inflazione, il potere d’acquisto in Italia risulta in calo del 4,5% nell’arco dello stesso decennio mentre in media in Europa è aumentato del 3%. Piccola consolazione, con l’inflazione che ritorna verso livelli di normalità anche quel poco di aumento dei salari riesce a più che compensare l’aumento dei prezzi, in media.

Le tipologie contrattuali meno tutelate e a bassa intensità lavorativa sono le responsabili di questo impoverimento, secondo Istat, mentre anche chi un lavoro dipendente ce l’ha, rischia comunque nell’11,5% dei casi di finire nella fascia di povertà.

 

Economia italiana a corto di consumi

Se ai bassi salari e all’inflazione, che riducono lo spazio per i consumi, si aggiungono gli altri fattori identificati da Prometeia, il quadro per l’economia italiana è a tinte scure. La trazione rimane esterna, dipende dalle esportazioni. “Focalizzandosi sull’andamento della spesa delle famiglie (residenti e non residenti) – spiega il rapporto di Prometeia – in serie storica dal 2007 al 2023, Italia e Spagna si distinguono per essere i due Paesi che hanno visto calare maggiormente i consumi a partire dal periodo della doppia recessione 2008-’13 (crisi finanziaria e successiva crisi dei debiti sovrani), per poi assistere a una ripresa negli anni recenti, più lenta per l’Italia”.

Nel grafico a linee, l'andamento della spesa per consumi in Italia, Spagna, Francia e Germania, tra il 2007 e il 2023. La Spagna e l'Italia sono rimaste praticamente invariate
Andamento della spesa per consumi – Fonte: elaborazione Prometeia su dati Eurostat. Dati dal 2007 al 2023 con base 100 al 2007

Secondo quanto evidenziato dal rapporto, a fine 2023 l’Italia era l’unica economia, tra i quattro Paesi analizzati, con un livello di spesa per consumi delle famiglie ancora inferiore rispetto al 2007 (-1,1%), a fronte di una modesta crescita della Spagna (+2,3%) e di un netto sorpasso di Germania e Francia (rispettivamente pari +13,4% e +12,6%). Anche prendendo in esame l’evoluzione della spesa per consumi pro capite, Italia e Spagna restano molto distanti da Francia e Germania.

Il grafico a linee mostra l'andamento dei salari medi per dipendente nei quattro principali paesi europei ed evidenzia l'arretramento di Italia e Spagna rispetto a Germania e Francia
Andamento del salario medio per dipendente – Fonte: elaborazione Prometeia su dati Ocse. Dati dal 2000 al 2022 con base 100 al 2000

Restringendo il confronto al periodo 2019-2023, la spesa per consumi privati a fine dello scorso anno si è riportata in pareggio sul 2019 (+0,3%). Ciò significa che negli anni più recenti c’è stato un tentativo di ripartenza, su cui ha inciso la risalita del reddito disponibile delle famiglie dopo l’erosione indotta dalla spirale inflattiva. Determinanti anche le iniziative di sostegno ai redditi che hanno interessato tutto il quadriennio 2020-‘23, dai provvedimenti di contrasto al caro energia all’utilizzo massiccio della Cassa Integrazione Guadagni (CIG) durante le fasi più critiche dell’emergenza sanitaria che, uniti all’aumento della propensione al risparmio indotta dall’incertezza, hanno contribuito a creare dei cuscinetti di liquidità utili per attutire la perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione.

 

Un futuro poco entusiasmante

Purtroppo anche gli anni venturi saranno poco brillanti sul fronte dei consumi. L’incertezza relativa al futuro demografico dell’Europa porta gli analisti di Prometeia a ipotizzare una pressione al ribasso sulla spesa per consumi. Una popolazione stagnante in termini di crescita, o addirittura in contrazione, potrebbe diventare il primo degli elementi di barriera allo sviluppo dei consumi domestici e una spinta alla ricomposizione degli acquisti tra beni e servizi, nell’ottica di un progressivo invecchiamento solo in parte compensato dal contributo degli stranieri.

Per l’Italia, in particolare, il futuro demografico sarà caratterizzato da un aumento rilevante di famiglie composte da persone sole e anziane, che nei prossimi 20 anni arriveranno a rappresentare quasi il 38% del totale, come indicato dalle più recenti previsioni demografiche al 2042 dell’Istat. Contestualmente, le proiezioni indicano una riduzione piuttosto intensa del numero di coppie con figli, che rappresenteranno nel 2042 poco più del 25% delle famiglie residenti. Questi cambiamenti nella struttura della popolazione residente determineranno differenti bisogni, desideri e comportamenti d’acquisto.

Il cambiamento dei modelli di consumo verso un maggiore orientamento ai servizi, in particolare per le famiglie di anziani e per quelle con redditi elevati, già in parte visibile, sarà un processo che andrà accentuandosi nel medio periodo. Questa trasformazione, in un contesto in cui i prezzi resteranno su livelli elevati e le prospettive reddituali contenute, continuerà a vincolare la spesa non solo delle famiglie meno abbienti, ma anche dei ceti medi, rendendo quindi ancora più rilevante la necessità di un potenziamento dei servizi pubblici di welfare (a sostegno di minori, anziani e caregiver) e di misure a sostegno dei redditi, per contenere l’impatto dell’inflazione sul potere di acquisto e/o agganciare i redditi all’incremento dei prezzi.

“Nonostante le opportunità derivanti dalla Silver economy, le famiglie di persone anziane si caratterizzano per una propensione al consumo più bassa rispetto a quella dei giovani, per livelli di consumo inferiori rispetto alle coppie con figli (circa la metà) e per un basket di consumo differente” conclude il report.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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