L’economia globale potrebbe finire in recessione nella peggiore delle ipotesi, se un conflitto tra Usa e Iran portasse a un blocco dello Stretto di Hormuz. L’analisi degli esperti di Vontobel nella newsletter settimanale Weekly Note (Clicca QUI per iscriverti).
Crescono le tensioni tra Iran e Stati Uniti e di riflesso aumentano i rischi di una fiammata dei prezzi energetici. Il Paese mediorientale rappresenta il terzo produttore Opec con circa 3,3 milioni di barili al giorno e riserve pari al 12% mondiale. Si tratta dunque di un pilastro fondamentale dell’offerta globale di greggio. Una guerra aperta tra i due Paesi colpirebbe l’export iraniano ma le sue ripercussioni sarebbero di più ampio respiro: dalla destabilizzazione dell’intero scacchiere mediorientale alla “guerra nucleare” che Teheran potrebbe mettere in campo bloccando lo Stretto di Hormuz. Da qui passa infatti il 20% del greggio mondiale e la sua chiusura porterebbe a uno shock d’offerta senza precedenti.
Per le prossime settimane sono tre gli scenari che vengono delineati da diverse case d’affari: il perdurare di una tensione latente equivarrebbe a un premio al rischio moderato, forse già prezzato nella salita delle quotazioni della scorsa settimana. Uno scontro limitato, con raid mirati su alcune infrastrutture, aumenterebbe sicuramente la volatilità dei mercati azionari e il nervosismo degli operatori, con proiezioni degli analisti di un Brent verso i 100 dollari. Il terzo scenario, il vero cigno nero, sarebbe invece rappresentato dal blocco dello Stretto. Un’ipotesi da non trascurare ed escludere a priori, specie dopo che la scorsa settimana le milizie iraniane hanno svolto delle esercitazioni militari nell’area e chiuso alcune parti dello Stretto. Secondo le proiezioni degli analisti, questo scenario spingerebbe i prezzi del Brent nell’intorno dei 130-150 dollari. Soprattutt,o, scompaginerebbe tutti i modelli previsionali sul fronte della crescita, innescando presumibilmente una recessione globale. Con riserve strategiche ridotte, gli Usa devono ancora rimpinguare le scorte dopo l’uso del 2022 voluto da Biden per ridurre gli effetti del caro energia, America ed Europa potrebbero essere le due aree più esposte alle ricadute economiche del conflitto. La crescita passa dallo Stretto.









