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Economia USA a rischio stagflazione per Jamie Dimon

Economia USA a rischio stagflazione per Jamie Dimon

L’economia USA potrebbe andare incontro a un hard landing. A non escludere questa ipotesi è Jamie Dimon, AD di JP Morgna. Intervenendo al JP Morgan Global China Summit di Shanghai il top manager della banca più importante del mondo ha ventilato la possibilità che gli USA vivano un contesto di stagflazione, proprio quando ormai si credeva che il peggio fosse alle spalle. Quando la Federal Reserve ha iniziato la serie di strette sui tassi di interesse a partire da marzo 2022, in pochi pensavano che l’economia americana si sarebbe rivelata così resiliente. Invece, la Banca centrale è riuscita a far raffreddare l’inflazione senza danni collaterali. Jamie Dimon non crede però che il pericolo sia scampato. “Il risultato peggiore per tutti noi è quello che si chiama stagflazione, tassi più alti, recessione. Ciò significa che i profitti aziendali diminuiranno”, ha avvertito.

Inoltre, il CEO ha sottolineato come i consumatori siano più sfiduciati, perché “l’inflazione è cresciuta e i soldi extra del Covid sono diminuiti”. Proprio sul fronte dell’inflazione, Dimon ritiene che il carovita in questo momento sia più “vischioso di quanto si pensi”, in particolare perché “l’enorme quantità di stimoli monetari fiscali è ancora nel sistema e forse sta ancora guidando parte della liquidità”. Questo significa, a suo giudizio, che “i tassi di interesse potrebbero ancora salire”.

 

Non solo economia USA, occhio alla Cina

Una delle questioni che sta particolarmente tenendo in ansia gli investitori in questo momento riguarda la questione cinese. Gli Stati Uniti hanno pianificato una serie di aumenti dei dazi a partire da quest’anno sui prodotti importati dalla Cina, mentre l’Europa dovrà prendere una decisione entro il 5 giugno se seguire le orme di oltreoceano.

L’amministratore delegato di JP Morgan Asia Pacific, Sjoerd Leenart, ha avvertito nello stesso summit di Shanghai che “la Cina è troppo grande per essere ignorata e gli investitori devono fare affari con il Paese”. Al riguardo, il CEO ha sottolineato come le aziende internazionali stiano ancora investendo nella seconda potenza economica mondiale, poiché “è un luogo incredibilmente importante” che “influenza ogni settore in tutto il mondo”. Tuttavia, occorre che ci siano ulteriori segnali di ripresa economica per riconquistare totalmente la fiducia di Pechino, dopo che l’economia cinese è stata tramortita da un settore immobiliare in difficoltà, ha evidenziato Leenart.

I primi sintomi di miglioramento comunque sono arrivati. Nel primo trimestre 2024 il PIL cinese è cresciuto del 5,3% su base annua, oltre il 5,2% dei tre mesi precedenti e soprattutto ben al di là del 4,6% atteso dagli analisti. Per la fine dell’anno il governo cinese ha stimato una crescita del 5,2%, obiettivo che agli occhi di molti è sembrato molto ambizioso ma che, stando al trend dei primi mesi, appare più probabile. Leenart, inoltre, ha rimarcato il fatto che la Cina sia il principale partner commerciale di oltre 120 Paesi in tutto il globo terrestre. “Penso che abbia molto da vendere al mondo, e quel prodotto sarà necessario ovunque”, ha concluso.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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