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Economia USA: JPMorgan vede una stagflazione in stile anni ’70

Economia USA: JPMorgan vede una stagflazione in stile anni '70

Da diverso tempo il termine stagflazione era sparito dal vocabolario degli economisti nelle previsioni sull’economia USA. Nei mesi successivi al primo rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, la stagflazione – ossia la convivenza tra inflazione e bassa o nulla crescita – andava di moda perché il costo della vita continuava a salire e nel contempo si temeva che le strette della Banca centrale potessero mandare l’economia in recessione.

Oggi, dopo che i tassi negli Stati Uniti hanno raggiunto il picco e la Fed si appresta a tagliare il costo del denaro, l’economia USA è ancora in ottima salute e quindi parlare di stagflazione potrebbe sembrare fuori luogo. Non è così per Marko Kolanovic, capo strategist di JPMorgan Chase, secondo cui gli Stati Uniti potrebbero rivivere una situazione simile a quella degli anni ’70.

 

Economia USA: torna lo spettro della stagflazione?

Kolanovic ha avvertito che la recente ripresa dell’inflazione getta un’ombra sui rialzi di Wall Street che si sono visti negli ultimi mesi. A suo giudizio, il riemergere generalizzato delle pressioni sui prezzi non sarebbe una sorpresa, in quanto negli Stati Uniti i guadagni delle azioni sono fuori misura, il mercato del lavoro è in grande spolvero, mentre l’immigrazione e la spesa pubblica hanno raggiunto livelli elevati.

“Gli investitori dovrebbero avere una mentalità aperta sul fatto che esiste uno scenario in cui i tassi devono rimanere più alti più a lungo e la Fed potrebbe dover inasprire le condizioni finanziarie”, ha scritto l’esperto. Una situazione che, sottolinea Kolanovic, richiama quanto successo tra il 1967 e il 1980, allorché i rendimenti azionari rimasero invariati in termini nominali per effetto dell’inflazione.

Oggi la situazione non sarebbe molto dissimile, osserva. “Abbiamo già avuto un’ondata di inflazione e hanno iniziato a sorgere domande sulla possibilità di evitare una seconda ondata se le politiche e gli sviluppi geopolitici rimangono sulla stessa rotta. Tuttavia, è probabile che l’inflazione sia più difficile da controllare, poiché i mercati azionari e delle criptovalute aggiungono migliaia di miliardi di dollari di ricchezza e l’inasprimento quantitativo è compensato dall’emissione di titoli di Stato”, ha scritto Kolanovic.

 

Cosa succederà alle azioni USA?

Uno scenario di stagflazione potrebbe deprimere le azioni USA, secondo Kolanovic. Ultimamente i mercati sono diventati più cauti circa le aspettative sui tagli dei tassi da parte della Fed quest’anno, proprio a seguito delle ultime letture deludenti sull’inflazione. Tra l’altro, i funzionari della Banca centrale statunitense hanno ripetuto a più riprese che un allentamento prematuro rischia di rimettere in modo il carovita.

Lo strategist di JPMorgan dissente da chi ritiene che le azioni possano essere scambiate al rialzo perché il tasso neutrale – quello per cui l’economia non si contrae e non si espande – rende più facili le condizioni finanziarie. “Questo ci sembra una forzatura, e i consumatori che non possono permettersi il nuovo tasso ipotecario o il pagamento di un prestito auto non stanno decidendo in base ai cambiamenti teorici del tasso neutrale”.

Le previsioni di Kolanovic sulle azioni USA negli ultimi due anni, comunque, hanno mancato il bersaglio. Nel 2022 lo strategist aveva una posizione rialzista, ma Wall Street è andata incontro a una delle peggiori disfatte degli ultimi decenni. Lo scorso anno, invece, l’esperto ha mantenuto una visione negativa, mentre la Borsa americana metteva in atto un rally poderoso.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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