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Elezioni britanniche: 7 sfide che dovranno affrontare i vincitori

Elezioni britanniche: 7 sfide che dovranno affrontare i vincitori

Le elezioni britanniche sono alle porte. Giovedì 4 luglio il Parlamento del Regno Unito sarà rinnovato con l’elezione dei 650 membri della Camera dei Comuni. A sfidarsi per guidare il Paese sono l’attuale capo del governo, nonché leader dei Conservatori, Rishi Sunak, e il capo dei Laburisti Keir Starmer. I sondaggi danno largamente in vantaggio il partito di centro sinistra che, salvo clamorosi ribaltoni, dovrebbe conquistare la maggioranza nel parlamento dopo 14 anni di dominio dei Conservatori.

Il Regno Unito ha voglia di un cambiamento in quanto non è rimasto soddisfatto dalle politiche attuate dai leader conservatori che si sono succeduti a Downing Street in questi anni, oltre che per alcune decisioni di portata storica come il referendum che ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea.

 

Elezioni britanniche: di cosa dovranno occuparsi i vincitori

Chiunque vincerà le elezioni britanniche dovrà fare i conti con molte questioni spinose che interessano il Paese. Le sfide principali da affrontare riguardano:

 

  • l’economia;
  • la povertà;
  • l’immigrazione;
  • l’occupazione;
  • la salute;
  • le case;
  • gli investimenti.

 

Da quando i Conservatori hanno preso il potere in Gran Bretagna nel 2010, la crescita del Paese è stata più forte rispetto a quella delle tre principali potenze economiche dell’Unione europea, ossia Germania, Francia e Italia. Tuttavia c’è da considerare che, se si tiene conto del numero di abitanti, aumentato per via dell’immigrazione, l’aumento del reddito è stato più basso rispetto a quello tedesco e molto minore in confronto agli Stati Uniti.

A colpire  il Regno Unito sono state prima la pandemia da Covid-19 e successivamente l’inflazione energetica conseguente allo scoppio della guerra Russia-Ucraina. Entrambi i leader dei partiti sfidanti sono ottimisti su una ripresa dell’economia britannica, con Sunak che parla di una svolta già in corso e Starmer che prevede la crescita più forte tra i Paesi del G7.

Il tema dell’economia si intreccia con quello della povertà. Quest’ultima è costantemente diminuita nel millennio, ma il ritmo è rallentato dal 2010 quando i Conservatori hanno preso il comando del Paese. Secondo l’Institute for Fiscal Studies, nei 13 anni precedenti la velocità di diminuzione della povertà assoluta – numero di persone con reddito inferiore al 60% della media – è stata di 5 volte superiore.

Un altro argomento molto caldo che il vincitore delle elezioni britanniche dovrà affrontare è quello dell’immigrazione. L’obiettivo del centro-destra di diminuire la migrazione netta – differenza tra le persone che arrivano e quelle che partono – è fallito, nonostante la riduzione dei movimenti di lavoratori a seguito di Brexit. Nel 2022 si è registrato un record di migrazione netta di 764 mila unità e nel 2023 questa, pur calando a 685 mila unità, risulta essere di 4 volte superiore a quella del 2019. Tutto ciò è avvenuto perché il numero di migranti da Paesi come India e Nigeria ha letteralmente soppiantato quello dei lavoratori provenienti dall’Ue che hanno lasciato la Gran Bretagna.

Il Paese deve affrontare un aspetto molto controverso relativo all’occupazione, ossia il tasso di inattività che misura le persone che in età lavorativa non sono né occupate né in cerca di lavoro. Il numero è aumentato a livelli record dopo la pandemia, perché le imprese non sono riuscite a coprire i posti vacanti generati da quel periodo storico. I motivi sono diversi: è cresciuto il numero di lavoratori affetti da malattie a lungo termine e anche il numero di studenti. La ricetta dei due partiti è molto diversa. I Conservatori intendono rendere le norme sulle prestazioni sociali di malattia a lungo termine più penalizzanti, mentre i Laburisti puntano a investire di più nel sistema sanitario.

Proprio il sistema sanitario è però in difficoltà, e qui entra in gioco un’altra sfida molto impegnativa: la salute dei britannici. Dopo la pandemia, la quantità di persone in attesa di cure non urgenti è aumentata notevolmente raggiungendo quasi 8 milioni di unità nel 2023 solo in Inghilterra. Questo ha provocato ritardi del Servizio Sanitario Nazionale, che si era posto come obiettivo (mancato) quello di riuscire a iniziare le cure di tutti questi pazienti entro 18 settimane. Il problema è particolarmente complicato, se si considerano soprattutto l’aumento demografico e l’invecchiamento della popolazione.

La Gran Bretagna sta lottando con la questione della costruzione delle case. Secondo quanto riportato dal think-tank Resolution Foundation, l’obiettivo di costruire 300 mila nuove case l’anno fissato a metà del 2020 non è stato rispettato. Nei 12 mesi fino a marzo 2023 in Inghilterra si è arrivati a 234 mila unità. La sentenza dell’organizzazione è stata perentoria: in Gran Bretagna l’edilizia abitativa offre il peggior rapporto qualità-prezzo rispetto a qualsiasi altra economia comparabile.

Per accelerare la crescita economica, il Regno Unito ha bisogno di migliorare la sua produttività e per questo è importante che il settore privato acceleri con maggiori investimenti. Tuttavia, l’instabilità politica derivante da Brexit ha frenato le aziende a investire. Non sarà facile per Conservatori e Laburisti riuscire a convincerle dell’utilità di farlo di fronte a un quadro politico-economico più incoraggiante.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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