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Energie rinnovabili: la Cina domina, ecco i suoi big

Energie rinnovabili: la Cina domina, ecco i suoi big

A fatica l’Europa sta uscendo dalla dipendenza energetica dal gas russo. Lo sta facendo diversificando le fonti, finalmente, e accelerando lo sviluppo delle energie rinnovabili. Purtroppo, in questo campo, si trova in mezzo a due vasi d’acciaio, Cina e Stati Uniti, in competizione tra loro per la leadership globale nelle nuove energie. L’Europa di coccio rischia di rimanerne schiacciata.

 

I primati della Cina

L’economia cinese si è sviluppata a tassi di crescita molto elevati negli ultimi quaranta anni. A partire dagli anni ’80 e fino alla prima metà degli anni ’10 del nuovo secolo, il tasso di crescita del Pil è stato superiore al 10% annuo. Solo nell’ultimo decennio il gigante asiatico ha rallentato, mantenendo pur sempre ritmi di sviluppo superiori ai paesi sviluppati. Con un ritmo di crescita così elevato la Cina è diventata uno dei leader mondiali nelle emissioni di anidride carbonica e di altri gas serra. Questo è il lato color grigio fumo della medaglia. Dal lato opposto la Cina vanta un altro tipo di leadership: è il paese che più investe in soluzioni per la decarbonizzazione e la sostenibilità ambientale.

“Nell’ultimo decennio – sottolinea Yanxiu Gu, product speacialist di Oddo BHF AM – la Cina è diventata un campione globale nei settori delle nuove energie, solare, eolico, mobilità elettrica. La Cina è al tempo stesso il più grande investitore nelle industrie delle nuove energie e il più grande attore nella catena di fornitura globale per dispositivi e prodotti appartenenti a questo settore”.

Per avere un’idea del grado di dipendenza dalla tecnologia cinese sulle rinnovabili, si pensi che la Repubblica popolare detiene l’80% della catena di fornitura globale di prodotti fotovoltaici e produce più della metà del fabbisogno mondiale di turbine eoliche. Nel 2022 la Cina ha investito oltre 400 miliardi di dollari in energia pulita, ha costruito il più grande impianto solare al mondo, ricava il 30% della sua energia da fonti rinnovabili. “Il vantaggio competitivo cinese – riprende Yanxiu Gu – si basa su investimenti, produzione e consumi su larga scala che incentivano le aziende produttrici di nuove energie ad aumentare l’innovazione e migliorare l’efficienza, riducendo i prezzi dell’energia. Per avere questa posizione di leadership, sarà fondamentale per la Cina l’ulteriore sostegno da parte delle autorità governative”.

 

I big cinesi delle energie rinnovabili

LONGi Green Energy, CATL, BYD, Sungrow Power, Mingyang Intelligence sono alcuni dei nomi di leader cinesi nel campo delle energie rinnovabili. A citarli è Yanxiu Gu come esempi di società che si stanno espandendo nei mercati globali, approfittando dei problemi che l’Europa ha dovuto affrontare per la carenza di energia. Secondo Gu più di dieci aziende cinesi produttrici di veicoli elettrici hanno annunciato l’intenzione di entrare nel mercato europeo negli ultimi 12 mesi e alcune sono già sbarcate. “Ad esempio – illustra la product specialist di Oddo BHF AM – la società tedesca di autonoleggio Sixt si è impegnata ad acquistare 100 mila veicoli elettrici a marchio BYD da qui al 2028. Saic Motor, la più grande casa automobilistica cinese, ha esportato 10.000 veicoli elettrici in Europa nel settembre 2022”.

Dal punto di vista degli investitori l’impegno della Cina nel campo delle energie rinnovabili è un’opportunità da cogliere. La Repubblica popolare ha obiettivi di lungo periodo sul settore: ottenere l’autosufficienza energetica e favorire la transizione energetica del settore manufatturiero, passando dai produttori di fascia bassa a quelli di fascia più alta.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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