La dipendenza energetica dell’Europa non è più un tema astratto da conferenza: si avverte alla pompa di benzina, nelle bollette del riscaldamento e dell’elettricità. Proprio da questa evidenza muove l’analisi di Hannes Loacker, gestore del fondo Raiffeisen SmartEnergy ESG Equity, durante un press briefing organizzato da Raiffeisen Capital Management. Dopo una correzione severa nel biennio 2023-2024, il comparto delle energie rinnovabili ha imboccato una fase di ripresa a partire da aprile 2025 che, secondo il gestore, non va letta come un fenomeno isolato, ma come il riflesso di dinamiche più ampie di cui il settore energetico rappresenta solo la superficie visibile.
In questo articolo:
- Quando la geopolitica arriva in bolletta
- Energie rinnovabili, il motore nascosto della ripresa secondo Raiffeisen
- Raiffeisen, il portafoglio che guarda all’Italia e oltre
Quando la geopolitica arriva in bolletta
La dipendenza europea dalle importazioni di combustibili fossili resta strutturalmente elevata: quasi il 90% del gas naturale consumato nell’Unione Europea proviene dall’estero. La crisi in Iran ne è un esempio recente, con i transiti delle petroliere nello Stretto di Hormuz scesi a circa un terzo dei flussi abituali e una normalizzazione attesa nelle prossime settimane. Per Loacker: “La dipendenza dell’Europa dalle importazioni di combustibili fossili rimane strutturalmente elevata. Una quota significativa di petrolio, gas e carbone deve essere importata da paesi terzi, il che rende le economie dell’Ue vulnerabili agli shock dei prezzi e agli sconvolgimenti geopolitici”.
A pesare non sono soltanto le tensioni geopolitiche: i danni economici legati al clima, stimati in circa 1.500 miliardi di dollari l’anno, superano ormai gli investimenti globali nell’espansione delle capacità rinnovabili, fermi a circa 1.000 miliardi, rendendo la transizione energetica una questione di convenienza economica oltre che ambientale.
È in questo contesto che si inserisce il caso italiano, la cui struttura del mix elettrico resta più esposta al gas rispetto ad altri mercati europei: secondo Loacker, nel confronto con la Spagna, il gas ha determinato il prezzo dell’elettricità nell’89% delle ore sul mercato italiano, contro appena il 15% su quello spagnolo. Il divario si riflette direttamente sui prezzi: a marzo 2026 il valore all’ingrosso italiano si è mantenuto costantemente tra 100 e 200 euro per megawattora, mentre in Spagna è rimasto quasi sempre sotto i 100 euro, a conferma di come una maggiore quota di rinnovabili comprima i prezzi anche al netto dei costi di stoccaggio. Anche per questi motivi, l’Italia si è data l’obiettivo di ridurre la quota di fossili dal 50% al 30% circa entro il 2030, puntando sul fotovoltaico come componente principale della nuova capacità rispetto all’eolico.
Energie rinnovabili, il motore nascosto della ripresa secondo Raiffeisen
Se il mercato italiano mostra quanto la transizione convenga già sul piano dei prezzi, a livello europeo sono tre i quadri normativi che, secondo Loacker, danno stabilità a un ciclo di investimento pluriennale: il Green Deal europeo, il piano RePowerEU e l’Inflation Reduction Act statunitense, quest’ultimo indebolito in alcune misure ma ancora pienamente in vigore. A questi si affianca un motore di crescita più recente, forse ancora più determinante, ossia la domanda elettrica generata da intelligenza artificiale e data center spinge hyperscaler e grandi gruppi tecnologici a sottoscrivere contratti di fornitura a lungo termine con operatori eolici e solari, un fenomeno che secondo il gestore il mercato non ha ancora scontato pienamente.
A rafforzare la sostenibilità economica di questa domanda interviene, per Loacker, l’effetto “merit order”: più cresce la quota di rinnovabili in un sistema elettrico, meno le centrali a gas concorrono a determinare il prezzo finale, con un effetto complessivamente calmierante che rende il settore competitivo a prescindere dal sostegno politico. “Le energie rinnovabili rappresentano la forma più conveniente di generazione di energia elettrica, e i costi di produzione continuano a diminuire con ogni espansione della capacità. Il fulcro dei costi si sta spostando sempre più dalla generazione alle infrastrutture di rete. A lungo termine non sono da attendersi costi energetici significativamente superiori all’inflazione”, spiega Loacker.
È anche per questo che il gestore invita alla cautela rispetto ai timori di bolla sulle valutazioni: nonostante i rialzi degli ultimi sedici mesi, i multipli restano sotto la media storica e ben al di sotto dei livelli del 2021-2022, complice un maggiore focus delle aziende sulla generazione di cassa. Resta un nodo da sciogliere, quello dei prezzi negativi legati alla sovrapproduzione diurna: interpellato sul tema, Loacker lo ha descritto come un fenomeno transitorio, destinato ad attenuarsi con l’aumento delle capacità di stoccaggio e la modernizzazione delle reti nei prossimi due anni.
Raiffeisen, il portafoglio che guarda all’Italia e oltre
È proprio sul fronte dello stoccaggio che il Raiffeisen SmartEnergy ESG Equity ha costruito alcune delle proprie posizioni, a partire dai produttori di pannelli solari spagnoli Grenergy e Solaria, passati entrambi all’integrazione di sistemi di accumulo a batteria per garantire fornitura continua. Sulla stessa linea si muove il produttore danese di turbine eoliche Nordex, in miglioramento sui margini anche grazie a una maggiore autonomia produttiva dei componenti. Il tema della modernizzazione delle reti trova invece riscontro in titoli come SSE, National Grid e Quanta Services, quest’ultima attiva sia nel supporto alle rinnovabili sia ai data center.
Sul mercato italiano, che Loacker indica insieme a Spagna e Francia tra i più interessanti in Europa per il fondo, l’esposizione passa da Prysmian per la componente di elettrificazione delle reti a ERG, descritta come esempio di trasformazione integrale da operatore oil&gas a società di energia rinnovabile pura. Si aggiungono due posizioni più recenti: Ariston Holding, produttore di pompe di calore la cui diffusione dovrebbe ampliarsi nei prossimi anni, e WeBuild, per il contributo del trattamento delle acque all’efficienza energetica industriale. Diverso il discorso per Croazia e Austria, dove il fondo non ha al momento alcuna posizione per mancanza di alternative investibili, fatta eccezione per un solo titolo monitorato ma non ancora in portafoglio, il croato Končar Electroindustrija.
Questo posizionamento riflette l’andamento della strategia del fondo, che investe lungo l’intera catena del valore dell’energia pulita — dalla produzione allo stoccaggio, dalle reti fino alle tecnologie di efficienza — e che dopo la correzione del 2023-2024 ha beneficiato della ripresa del settore avviata ad aprile 2025. “Dopo due anni difficili, da aprile 2025 abbiamo assistito a una netta inversione di tendenza anche a livello di indice. Le condizioni fondamentali sono ora nettamente migliori rispetto a un anno fa e riteniamo altamente probabile che la ripresa sia solo all’inizio“, ha concluso Loacker.









