ENI acquista Neptune Energy, ecco cosa significa per l'azienda - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

ENI acquista Neptune Energy, ecco cosa significa per l’azienda

ENI acquista Nepture Energy, ecco cosa significa per l'azienda

ENI acquista Neptune Energy Group Limited, insieme a Vår Energi, società norvegese di cui detiene il 63% delle azioni. Dopo giorni in cui si parla del possibile accordo, oggi è arrivato l’annuncio ufficiale. Il colosso energetico italiano sarà proprietario dell’intero portafoglio di attività di Neptune – Neptune Global Business -, eccezion fatta per gli asset in Germania e in Norvegia. L’attività tedesca verrà scorporata prime che l’operazione complessiva venga messa in piedi. Mentre, per quanto riguarda il business norvegese – Neptune Norway Business – ci sarà l’acquisizione di Vår Energi, che verrà perfezionata prima della transazione di ENI. Tuttavia, una volta che Neptune Norway Business sarà in mano a Vår Energi, gli introiti della vendita rimarranno nel Neptune Global Business.

Il corrispettivo totale sfiorerà i 5 miliardi di dollari e sarà effettuato interamente in contanti, con Neptune Global Business che avrà un Enterprise Value pari a 2,6 miliardi di dollari e Neptune Norway Business di 2,3 miliardi di dollari. Se si considera il debito netto di Neptune Global Business alla fine dello scorso anno, esso ammontava a 500 milioni di dollari.

Il closing dell’operazione per ENI dovrebbe avvenire entro il primo trimestre 2024, subordinatamente a tre condizioni sospensive: in primis lo scorporo delle attività tedesche da parte di Neptune; in secondo luogo il perfezionamento dell’acquisizione dell’unità norvegese di Vår Energi; infine il via libera da parte delle autorità di regolamentazione. Nell’esecuzione dell’operazione, ENI è assistita da HSBC come advisor finanziario esclusivo, White & Case LLP nel ruolo di advisor legale ed Ernst & Young nella funzione di advisor fiscale.

 

Neptune: cos’è e cosa fa

Neptune è una società indipendente specializzata nell’esplorazione e produzione prevalentemente di gas in Europa occidentale, Nord Africa, Indonesia e Australia. Fondata nel 2015 da Sam Laidlaw, Neptune attualmente è controllata da China Investment Corporation e da fondi gestiti da alcuni gruppi come Carlyle Group e CVC Capital Partners. La caratteristica della società è quella di riuscire a produrre a basso costo e con un ridotto livello di emissioni di CO2. Nell’ultimo bilancio chiusosi il 31 dicembre 2022, Neptune ha realizzato entrate per 1,22 miliardi di dollari e un EBITDA di 950 milioni di dollari per ciò che attiene al Neptune Global Business.

 

ENI: cosa significa l’acquisizione di Neptune

L’acquisizione Neptune ha un rilievo importante per ENI perché, secondo quando comunicato dalla società, permetterà di “integrare le proprie attività in aree geografiche chiave, di sostenere l’obiettivo del 60% di produzione di gas naturale e di raggiungere un livello di zero emissioni nette (Scope 1 + 2) nel business Upstream entro il 2030”. Tutto ciò rientra anche nella strategia delineata dall’azienda con il Piano 2023-2026 di soddisfare il fabbisogno energetico attraverso una fornitura sicura e a basse emissioni.

Per gli azionisti ciò rappresenta la possibilità di vedere maggior valore per le proprie azioni, grazie all’aumento degli utili e del free cash flow aziendale. Nel dettaglio, ENI prevede di aggiungere oltre 100 mila barrel of oil equivalent (boe) giornalieri di produzione a basse emissioni di petrolio nel triennio 2024-2026, di cui più del 70% rappresentata da gas naturale, in aumento rispetto al 53% del 2022. In termini di costi, l’accordo produrrà sinergie per 500 milioni di dollari e ulteriori upside riguardo riduzioni di costi finanziari, di attività di esplorazione e sviluppo, nonché di attività midstream. Coerentemente con il Piano Strategico presentato a febbraio, ci sarà un contributo netto positivo di 1 miliardo di euro dalle attività di portafoglio nel periodo 2023-2026, con capex complessivi pari a 37 miliardi dollari, leverage tra il 10% e il 20% e tasso di crescita medio annuo della produzione tra il 3% e il 4%.

“Attraverso questa operazione ENI acquisisce un portafoglio di elevata qualità e a bassa intensità carbonica, con un’eccezionale complementarità a livello strategico”, ha dichiarato l’amministratore delegato di ENI, Claudio Descalzi. Quanto al contributo del gas, il CEO ha sottolineato l’importanza del combustibile come “fonte energetica cruciale per la transizione energetica globale” e l’intenzione della società di accrescere la quota di produzione al 60% entro il 2023. “Neptune contribuirà al nostro portafoglio prevalentemente con risorse gas”, ha detto. Un altro punto che Descalzi mette in risalto riguarda il basso costo delle nuove fornitura e l’aumento del free cash flow per ENI. “Questo supporta il nostro impegno nell’offrire un dividendo attraente e solido e il programma di buyback a sostegno della distribuzione del 25-30% del CFFO ai nostri azionisti”, ha affermato.

Le azioni ENI stanno scendendo dell’1,33% a 12,714 euro a Piazza Affari a metà mattinata, dopo l’apertura odierna della Borsa milanese.

 

AUTORE

Picture of Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *