Equita accelera nel private capital con un accordo vincolante per l’integrazione di Xenon Private Equity, gestore con oltre trent’anni di attività, e mette a segno un’operazione destinata a rafforzarne in modo significativo il presidio negli alternativi. Il deal porterà le masse complessive del gruppo verso quota 2 miliardi di euro e spingerà le commissioni annuali di gestione oltre i 30 milioni già dal 2026. L’operazione, del valore complessivo di 70 milioni, prevede una struttura mista tra cassa, nuove azioni e partecipazione al carried interest, con il supporto della partnership con Iccrea per finanziare parte della componente cash. Sullo sfondo restano anche le più recenti iniziative di Xenon, a partire dal dossier Eles, dove Mare Group ha scelto di aderire all’offerta promossa dal fondo.
In questo articolo:
- Equita-Xenon, i dettagli dell’operazione da 70 milioni
- L’effetto Xenon: masse raddoppiate e commissioni sopra 30 milioni
- Iccrea finanzia il deal, mentre Xenon resta protagonista su Eles
Equita-Xenon, i dettagli dell’operazione da 70 milioni
L’accordo prevede l’acquisto da parte di Equita del 100% di Xenon Aifm e Xenon GP, oltre al 20% delle azioni B dei fondi Xenon attualmente in fase di investimento, cioè quelle che attribuiscono il diritto al carried interest. A questo si aggiunge il diritto a sottoscrivere il 20% delle azioni B dei fondi che verranno raccolti in futuro, alle stesse condizioni del management. Il perimetro del deal, quindi, non comprende soltanto le società di gestione, ma anche una componente legata direttamente alla partecipazione economica nei risultati futuri dei fondi.
Il corrispettivo complessivo è pari a 70 milioni di euro, incluse le class B shares, di cui fino a 35 milioni da corrispondere in contanti e la parte restante in nuove azioni Equita, emesse attraverso un aumento di capitale riservato da sottoscrivere mediante conferimento delle azioni Xenon. Il prezzo di emissione è stato fissato a 5,8253 euro per azione. Le azioni assegnate ai soci di Xenon non avranno diritto al dividendo relativo all’utile 2025 e saranno soggette a vincoli di lock-up. Una parte della componente azionaria, per un controvalore pari a 15 milioni, sarà inoltre depositata a garanzia in un conto dedicato e potrà essere sottoposta a claw-back se Xenon non raggiungerà determinati obiettivi di raccolta nei prossimi anni. Gli accordi prevedono anche l’ingresso dei partner di Xenon nel patto parasociale di Equita Group, a conferma di una struttura costruita in chiave di integrazione e allineamento di lungo periodo. Il closing dell’operazione è atteso nella seconda metà del 2026 ed è subordinato alle autorizzazioni della Cssf lussemburghese, di Banca d’Italia e alle altre condizioni sospensive previste.
L’effetto Xenon: masse raddoppiate e commissioni sopra 30 milioni
Sul piano industriale, l’operazione consente a Equita di raddoppiare gli asset in gestione, che passeranno da 1 a 2 miliardi di euro, e di triplicare già dal 2026 le management fees annuali su base pro forma, da 9 a oltre 30 milioni. La divisione Alternative Asset Management arriverà così a pesare per circa il 25% dei ricavi consolidati di gruppo legati all’attività con i clienti, aumentando il contributo della componente ricorrente all’interno del modello di business. Xenon, nel 2025, ha registrato 20,7 milioni di euro di ricavi da management fees e un utile netto pari a 4,9 milioni, escluso il carried interest, con una marginalità superiore al 23%. Equita stima che, nel periodo 2027-2030, il contributo medio annuo di Xenon all’utile netto del gruppo sarà superiore a 7 milioni di euro, sulla base delle commissioni maturate sui fondi attivi, di quelle attese sui fondi in raccolta e di una stima prudenziale del carried interest di competenza.
Alla base del deal c’è la complementarità tra le due piattaforme. Equita porta in dote il presidio nel private debt, nei fondi infrastrutturali, nelle strategie Eltif e nelle gestioni patrimoniali azionarie, mentre Xenon aggiunge una specializzazione consolidata nel private equity, allargando così il raggio d’azione del gruppo negli investimenti alternativi. “Si verrà così a creare un player ampiamente diversificato, attivo nel private debt, private equity, infrastrutture rinnovabili e strategie liquide, in grado di posizionarsi tra le prime cinque società di gestione in Italia per masse gestite nell’ambito degli alternativi”, ha dichiarato Andrea Vismara, amministratore delegato di Equita.
Iccrea finanzia il deal, mentre Xenon resta protagonista su Eles
L’operazione si affianca al recente accordo con Iccrea Banca, destinato a incidere sia sul piano commerciale sia su quello finanziario. Le risorse raccolte tramite l’aumento di capitale riservato a Iccrea, la cui esecuzione è prevista prima del closing dell’acquisizione di Xenon, saranno infatti utilizzate per finanziare parte della componente cash del corrispettivo. Su base pro forma, a valle delle iniziative annunciate, il patto parasociale di Equita Group, inclusi i soci di Xenon, resterà il primo azionista con una quota superiore al 30% del capitale, mentre Iccrea Banca deterrà circa il 13%.
Tra le operazioni più recenti che hanno visto Xenon protagonista c’è anche il dossier Eles Semiconductor Equipment. A muoversi per prima sul capitale della società era stata Mare Group, con il lancio di un’opa volontaria poi ritoccata al rialzo dopo l’ingresso di Xenon con un’offerta concorrente concordata con la famiglia Zaffarami. L’iniziativa del fondo si inseriva in un accordo quadro che prevedeva anche conferimenti in natura in una holding legata all’operazione. Nel giro di pochi mesi, quello che inizialmente si era presentato come un progetto di integrazione industriale si è trasformato in una vera contesa sul controllo, scandita da rilanci successivi sul prezzo.
In questo contesto, lo scorso 12 marzo Mare Group ha deliberato di aderire all’offerta pubblica di acquisto volontaria promossa da Xenon Aifm, in qualità di socio gestore di Xenon Private Equity VIII, apportando 8.218.624 azioni Eles, pari a circa il 40,97% del capitale sociale e al 38,70% dei diritti di voto. La società ha motivato la scelta richiamando la chiusura manifestata dal management di Eles rispetto al progetto di aggregazione industriale promosso da Mare nei mesi precedenti, oltre alla mancata apertura sull’ingresso di amministratori indipendenti indicati dalla stessa società. Alla luce di questo quadro, il consiglio di amministrazione di Mare ha ritenuto più tutelante per i propri azionisti aderire all’offerta di Xenon. L’operazione ha un controvalore complessivo di circa 26,3 milioni di euro e genera una plusvalenza stimata in circa 5,6 milioni al lordo dei costi legati all’acquisizione e alla successiva dismissione della partecipazione.









