Etf e fondi attivi: confronto insensato per Oldfield di Schroders, ecco perché

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Il dibattito tra chi sia destinato a prevalere tra i fondi comuni tradizionali attivi e gli Etf nelle preferenze degli investitori non ha senso. È un’eredità degli ultimi 25 anni destinata a scomparire. La pensa così Richard Oldfield, amministratore delegato di Schroders, sicuro che “i flussi di capitale futuri saranno la prova della mia tesi”.

 

La galoppata degli Etf

I numeri, per il momento, non sembrano da ragione a Oldfield. Negli ultimi dieci anni, secondo il Global asset management report 2025 di Bcg, la quota degli Etf sul totale dei fondi comuni è cresciuta dall’8,7% del 2014 al 22,1% del 2024. C’è poi un 1,7% aggiuntivo relativo agli Etf attivi, soluzione intermedia che ha registrato un elevato gradimento da parte dei gestori attivi.

Anche dati più recenti, raccolti da ETFGI, mostrano continui record di crescita per le gestioni passive. Nel mese di luglio gli asset investiti globalmente in questa categoria di fondi sono saliti a 17.340 miliardi di dollari con afflussi netti nello stesso mese di 191,55 miliardi. Nel complesso il patrimonio gestito dai fondi passivi è salito del 16,8% da inizio anno e luglio è stato il 74° mese consecutivo di crescita.
Per contro, i fondi comuni attivi hanno visto regredire il loro spazio dall’81,4% del 2014 al 59,7% dello scorso anno. Si sono salvati solo i fondi comuni passivi (replicano un indice ma, a differenza degli ETF, non sono quotati) che hanno registrato un avanzamento dal 9,7% al 16,5%.

 

La gestione attiva è all’interno dei portafogli

Oldfield tuttavia non demorde e sposta l’attenzione dal prodotto al portafoglio di investimento: “La lettura binaria dei poli opposti – attivo e passivo – è sempre meno rilevante. Da un lato, negli ultimi anni si è assistito a un’esplosione dei fondi passivi che non replicano indici generali, ma si concentrano invece su temi, stili, regioni o altre sottocategorie. Possono essere passivi, ma il processo che li vede utilizzati come elementi costitutivi di un portafoglio è decisamente attivo” spiega in una nota.

L’a.d. di Schroders ammette che la gestione passiva abbia portato ottimi risultati: “Dal 2010 l’indice S&P500 ha generato rendimenti annuali di quasi il 14%”, tuttavia sottolinea che “i pericoli sono emersi con chiarezza nel sell-off di aprile, innescato dai dazi del Liberation Day di Trump”. “Quasi tre quarti dell’indice MSCI World sono costituiti da società statunitensi e solo dieci titoli, principalmente tecnologici, ne rappresentano la metà” osserva.

Il sondaggio Global Investor Insights Survey di Schroders, condotto su 995 investitori professionali di tutto il mondo rappresentanti 67.000 miliardi di dollari di asset ha mostrato che l’80% degli intervistati è più propenso a ricorrere a strategie di gestione attiva nei prossimi 12 mesi. Il sondaggio è stato condotto tra aprile e maggio.

“Gli investitori vogliono ora rafforzare la resilienza dei loro portafogli e intendono farlo diversificando tra aree geografiche, stili e asset class – riprende Oldfield -. Molti stanno riducendo l’esposizione al dollaro. Si tratta di un’inversione di tendenza degna di nota: in passato, in periodi di incertezza, il riflesso era quello di considerare il dollaro e gli asset statunitensi come beni rifugio. Ora il capitale si sta spostando verso l’Europa, l’Asia o i mercati emergenti”.

 

Il ruolo crescente di mercati privati e l’impatto delle nuove tecnologie

Gli ultimi cavalli della strategia di Richard Oldfield sono rappresentati dalle tendenze in atto nel mondo degli investimenti, con la ricerca di reddito che spinge la crescita dei mercati privati e l’adozione di nuove tecnologie. “Un altro risultato interessante emerso dalla ricerca Global Investor Insight Survey è che il debito privato e le alternative al credito stanno diventando sempre più popolari. Attualmente sono gli asset più interessanti per gli investitori che cercano income”. In questo passaggio i fondi comuni rappresenterebbero l’anello di congiunzione tra mercati pubblici e privati, tra strategie tradizionali e soluzioni innovative.

Secondo la stessa indagine di Schroders, questi strumenti sono oggi tra i più ricercati da chi punta a generare reddito in un contesto di tassi elevati e volatilità obbligazionaria. I fondi comuni, con la loro capacità di accesso e diversificazione, diventano la porta di ingresso a segmenti di mercato altrimenti complessi da raggiungere per l’investitore medio.

Infine le innovazioni tecnologiche: registro distribuito (in altre parole la Blockchain), l’intelligenza artificiale e l’informatica a basso costo che “ci stanno spingendo verso soluzioni di investimento più sofisticate e più tarate sulle specificità degli investitori rispetto alle strutture dei fondi che conosciamo oggi”.

La direzione di marcia, secondo il manager di Schroders, è quella di una personalizzazione crescente dei portafogli di investimento, decisamente in contrasto con la standardizzazione dei fondi passivi. I quali tuttavia, avranno anche loro un ruolo nella strategia di investimento complessiva. “. I poli semplicistici del passivo contro l’attivo, molto meno rilevanti rispetto all’obiettivo principale di risolvere il problema dell’investitore, non hanno posto in questo quadro” conclude Oldfield.

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Redazione

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