ETF: replica fisica o sintetica, quali le differenze - Borsa&Finanza

ETF: replica fisica o sintetica, quali le differenze

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Gli ETF sono anche detti fondi replicanti in quanto hanno come missione quella di replicare le performance dell’indice di riferimento e quindi, in buona sostanza, l’indice stesso. Tuttavia, per motivi legati al contenimento dei costi – fondamentale per un prodotto a elevata accessibilità come gli ETF – la replica può avvenire seguendo due modalità: fisica e sintetica.

 

La replica fisica, cos’è e come funziona

Gli ETF a replica fisica sono i più diffusi e quelli dove la replica dell’indice di riferimento è più realistica. Infatti in questo caso il gestore acquista fisicamente tutti i titoli che compongono l’indice sottostante al fondo rispettando proporzionalmente i pesi che gli stessi hanno al suo interno. Dunque le azioni di tutte le società presenti nell’indice di riferimento sono presenti anche nell’ETF. Il compito del gestore in questa situazione è molto semplice, modificare i pesi delle azioni in maniera da mantenersi il più possibile vicino all’indice benchmark.

Oltre al caso della replica fisica “fully” che abbiamo appena visto, esiste anche una replica fisica parziale. La soluzione viene adottata quando l’indice sottostante è molto ampio o quando si vogliono ridurre i costi di ribilanciamento del portafoglio. Questa seconda modalità di replica è conosciuta anche come campionamento. All’interno di un ETF “campionato” non troveremo esattamente tutti i titoli dell’indice di riferimento con le medesime proporzioni in quanto il gestore ne acquisterà solo una parte, un campione appunto. La selezione è di natura prettamente quantitativa. Sulla base di complesse analisi statistiche viene selezionato un paniere di azioni che dimostrano di essere in grado di ricalcare con un altissimo tasso di correlazione l’andamento dell’indice di riferimento.

L’effetto collaterale per un investitore in ETF in questo caso potrebbe essere legato all’incapacità del modello di campionamento, soprattutto in certe fasi di mercato, di replicare perfettamente il mercato. Un vantaggio è invece quello di poter prestare i titoli ad altre controparti ottenendo in cambio degli introiti che vanno a ridurre i costi del prodotto.

 

La replica sintetica, cos’è e come funziona

La replica sintetica viene utilizzata soprattutto quando gli indici che si vogliono replicare si riferiscono a paesi o settori difficilmente acquistabili o la cui replica fisica sarebbe troppo costosa. Si pensi per esempio alle difficoltà di investire in alcuni paesi emergenti. In tali situazioni il gestore mette in essere delle operazioni di swap (scambio) con contratti derivati chiusi tra l’ETF e varie controparti. A seguito della crisi finanziaria del 2008, che aveva evidenziato il rischio per gli investitori in ETF “sintetici” che le controparti dello swap potessero fallire e non restituire ai possessori quando oggetto dello scambio, sono state introdotte nuove regole finanziarie per rendere più sicura questa modalità di funzionamento degli ETF. In particolare le controparti dello swap devono fornire dei collaterali in garanzia che entreranno nel patrimonio dell’ETF in caso di fallimento. Inoltre il gestore dell’ETF ha l’obbligo di diversificare le controparti. In seguito a questi interventi regolamentari il rischio di un evento avverso sugli ETF a replica sintetica è oggi altamente improbabile. In seguito alle nuove regole la diffusione degli ETF a replica sintetica è aumentata, considerandone anche la convenienza. Tendenzialmente per un investitore di lungo periodo rimane sempre da preferire un ETF a replica fisica integrale. Per chi fa trading però l’indicatore di tracking difference e lo spread denaro lettera sono fondamentali nella scelta del prodotto da utilizzare, che potrà anche essere a replica sintetica.

 

Replica fisica o sintetica: meglio saperlo prima

Nonostante le differenze tra i due tipo di replica siano ormai minime sia in quanto ad affidabilità sia in quanto a costi, è bene sapere prima il modello seguito dal prodotto che si vuole acquistare. Per sapere se si sta investendo in un ETF “fisico” o in uno “sintetico” il documento a cui fare riferimento è il Kiid (Key investor information document). Inoltre ogni emittente mette a disposizione del pubblico sul proprio sito informazioni riguardanti la composizione dell’ETF e i contratti e le controparti con le quali sono stati conclusi contratti derivati (nel caso di ETF a replica sintetica). Assoluta trasparenza anche sui collaterali che le stesse controparti offrono a garanzia delle operazioni sottostanti. Questi saranno i titoli che entreranno, in caso di evento estremo, a far parte del patrimonio dell’ETF per sostituire i titoli scambiati. Solitamente si tratta titoli di stato e obbligazioni di altissima qualità.

 

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