Si chiama EU Inc la petizione che chiede l’istituzione del 28esimo regime fiscale per le start-up e le piccole e medie imprese europee. Di questo 28esimo Stato virtuale pronto ad affiancare i 27 fisici dell’Unione si discute da tempo. La proposta punta a congiungere gli ecosistemi frammentati delle singole nazioni in un unico status giuridico paneuropeo: un diritto commerciale senza confini riconosciuto in tutta l’UE. L’obiettivo è stimolare la crescita, ridurre la burocrazia e aumentare la competitività, permettendo a start-up e PMI innovative di bypassare norme e regole dei singoli 27 Paesi membri, senza dover trasferire la propria sede negli Stati Uniti o quotarsi in una Borsa americana per crescere.
Cos’è il 28esimo regime fiscale promosso da EU Inc
Nell’ottica di un processo di semplificazione e standardizzazione delle leggi commerciali, il 28esimo regime fiscale è inteso come un nuovo status di entità societaria: le aziende avranno la possibilità di costituirsi in un 28esimo Stato digitale, invece che in un singolo Paese membro dell’Unione. In tal modo, potranno gestire le tasse con una singola entità, assumere personale, affrontare l’operatività transfrontaliera e raccogliere investimenti sui mercati pubblico e privato in tutta Europa con un diritto commerciale unico, valido ovunque senza passare per regolamentazioni differenti.
L’idea di un quadro giuridico uniforme alla base del 28esimo regime fiscale richiama le C-Corporation del Delaware, ossia le C-Corp (un particolare regime conferito dall’IRS statunitense alle cosiddette società C, entità indipendenti dai loro azionisti che vengono tassate separatamente dai loro proprietari) che scelgono volontariamente di costituirsi ai sensi delle leggi vigenti nello stato sulla East Coast, dove la normativa societaria è avanzata e flessibile, il sistema favorevole alle attività, le aziende possono raccogliere fondi in tutti gli Stati Uniti, esistono numerosi vantaggi fiscali e una procedura di costituzione rapida ed efficiente. Il 67% delle aziende inserite nella Fortune 500, la lista delle maggiori imprese statunitensi a livello globale, hanno sede nel Delaware.
Opportunità e sfide del 28esimo Stato virtuale
Per regime fiscale unico si intende uno status che garantisca alle imprese un insieme di regole applicabile in tutti gli Stati membri. In Italia sono in particolare gli ex premier Mario Draghi ed Enrico Letta a spingere per l’adozione di una struttura paneuropea standardizzata per start-up e PMI, capaci così di sfruttare a pieno tutto il potenziale del mercato unico. Con il traguardo futuro di unificare la tassazione e il diritto societario in un regime fiscale europeo armonizzato, il potenziale impatto sul settore tecnologico potrebbe essere davvero rilevante, specie nelle sfide dirette con colossi come Cina, India e Stati Uniti.
Per fare un esempio, con il 28esimo regime fiscale una start-up italiana potrà ricevere finanziamenti da un investitore ungherese così come negli States un’azienda della West Coast ottiene fondi da un investitore della East Coast. Nel suo rapporto sul futuro della competitività europea, Draghi ha sottolineato, facendo riferimento al processo di accelerazione delle decarbonizzazione nell’Unione, che questo regime “dovrebbe ridurre la durata delle procedure nazionali e integrarle in un unico processo, evitando che i progetti siano bloccati da singoli interessi nazionali”.
“Se l’Unione europea non è in grado di istituire un regime speciale per le imprese innovative nell’ambito delle procedure ordinarie – ha dichiarato Draghi –, si potrebbe esplorare, nell’ambito di una cooperazione rafforzata da parte degli Stati membri disposti a collaborare, un 28esimo regolamento volontario sulle imprese che armonizzi la legislazione in materia di diritto societario e di insolvenza, nonché alcuni aspetti chiave del diritto del lavoro e della fiscalità, da rendere progressivamente più ambiziosi”.
Non mancano problematiche ed aspetti controversi nell’applicazione di questo Stato digitale, in passato tentato senza successo con la forma giuridica della Societas Europaea (SE). Innanzitutto la regolamentazione del capitale sociale minimo, suggerito da più parti a 1 euro; in secondo luogo il modello generale d’applicazione che i promotori non vorrebbero troppo rigido come quello tedesco. C’è poi la questione di start-up e PMI britanniche che con la Brexit non potrebbero aderire in automatico al 28esimo regime: il comitato di EU Inc punta a fare pressioni per favorire una collaborazione bilaterale tra Londra e Bruxelles e consentire a tutte le società inglesi di operare in Europa e a tutte quelle europee di farlo nel Regno Unito.
Chi c’è dietro EU Inc e cosa chiede alla Commissione
Nato nel 2023, EU Inc è un movimento di sostegno al 28esimo regime fiscale. I firmatari superano le decine di migliaia. Tra i fondatori ci sono aziende come Stripe, Wise, Revolut e DeepL, investitori e venture capital quali Index, Atomico, Sequoia, Lightspeed, Pale Blue Dot, HV, SpeedInvest e figure di spicco dell’imprenditoria da Niklas Zennström (il fondatore di Skype) e Paul Graham (il co-founder di Y Combinator) a Patrick Collision di Stripe e Andreas Klinger di On Deck. Diverse associazioni di start-up tecnologiche e comunità per l’economia digitale supportano l’iniziativa, da European Startup Network e Allied for Startups a Station F ed European Defense. Il proposito della petizione è fare pressione alla Commissione europea che sarà in carica dal 2024 al 2029 e che si insedierà il 1° dicembre in seguito al voto di approvazione dell’Europarlamento.
EU Inc opera come una start-up “veloce e non convenzionale” e ha pubblicato una roadmap sul suo sito ufficiale con l’obiettivo è di rendere il 28esimo regime fiscale parte integrante del Programma di lavoro 2025 della Commissione europea. Le discussioni sul 28esimo regime saranno al centro del Web Summit 2024 di Lisbona (dall’11 al 14 novembre) e dello Slush 2024 che si tiene a Helsinki il 20 e 21 novembre. Dopo l’allineamento dei vari attori di EU Inc e le attività di sensibilizzazione rivolte agli eurodeputati durante le audizioni parlamentari, la petizione finale verrà presentata alla nuova Commissione il 1° dicembre. A guidare i lavori per quello che Ursula von der Leyen considera “un nuovo status giuridico a livello europeo per aiutare le imprese innovative a crescere” è stato designato Michael McGrath, il Commissario irlandese per la giustizia, la democrazia e i diritti fondamentali.









