Eur/Usd: l’accordo USA-Ucraina spinge il prezzo ai massimi di novembre

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Il cambio Eur/Usd ha raggiunto un altro importante traguardo nelle contrattazioni di oggi sui mercati valutari. Arrivando a una quotazione di 1,0947, ha toccato il massimo da novembre 2024. A sostenere l’euro è l’accordo tra la delegazione USA e quella Ucraina nell’incontro avuto ieri a Gedda, in Arabia Saudita. Kiev ha dato il suo assenso alla proposta americana di un cessate il fuoco di 30 giorni, con la conseguente revoca immediata della sospensione della fornitura di armi e condivisione delle informazioni dell’intelligence statunitense. Il corollario dell’accordo è la concessione agli  Stati Uniti per lo sfruttamento del 50% delle terre rare presenti in Ucraina, come rimborso dei 350 miliardi di dollari di aiuti militari che il Paese guidato da Volodymir Zelensky ha ricevuto dall’inizio del conflitto.

La palla passa ora a Mosca, con cui il presidente USA Donald Trump ha in programma di avviare presto i colloqui. L’Unione europea sarà coinvolta nel processo di pace, stando alle dichiarazioni della delegazione ucraina. La prospettiva della fine della guerra sarebbe in ogni caso linfa vitale per l’economia del Vecchio continente e l’euro ha reagito di conseguenza.

 

Eur/Usd: la lenta agonia del dollaro

La forza dell’euro da sola non spiega il tutto il rally dell’Eur/Usd nell’ultimo periodo. A contribuire all’andamento del trend è la continua debolezza del dollaro USA. L’effetto Trump aveva irrobustito il biglietto verde nel dopo elezioni ma sembra ormai definitivamente scemato. Anzi, gli investitori considerano l’atteggiamento aggressivo del presidente statunitense un punto debole per la valuta americana. Il mercato non ha digerito la perseveranza di Trump nel colpire le nazioni alleate con dazi che innescano una guerra commerciale.

Ieri l’inquilino della Casa Bianca aveva annunciato il raddoppio (dal 25% al 50%) dei dazi su acciaio e alluminio provenienti dal Canada. Salvo cambiare idea in serata dopo che il premier della provincia canadese dell’Ontario, Doug Ford, aveva annunciato la sospensione delle tariffe del 25% sull’elettricità fornita agli Stati di New York, Minnesota e Michigan.

Le schermaglie però sono all’ordine del giorno. L’Europa ha annunciato un pacchetto di tariffe da 26 miliardi di euro per una serie di merci statunitensi. Questo in risposta ai dazi USA del 25% su alluminio e acciaio, che rischiano di distruggere l’industria automobilistica della regione.

La guerra commerciale sta mettendo sotto pressione il dollaro in quanto si sta facendo strada la paura che gli Stati Uniti finiscano in recessione. Alcuni dati macroeconomici recenti sono stati tutt’altro che brillanti, il mercato del lavoro sta perdendo slancio e l’inflazione è tornata a farsi viva al punto che aleggia addirittura lo spettro della stagflazione. “Le possibilità che gli Stati Uniti sperimentino una recessione nel 2025 sono aumentate a causa delle tariffe che hanno implementato”, ha detto Alec Kersman, amministratore delegato e responsabile Asia-Pacifico di Pimco. La probabilità di una contrazione dell’economia a stelle e strisce si aggira intorno al 35%, ha sottolineato il manager. Secondo Bruce Kasman, capo economista globale di JPMorgan Chase, il rischio di recessione è del 40% per gli USA nell’anno in corso. “Ci troviamo ora con una maggiore preoccupazione per l’economia statunitense, non avendo ancora abbassato le previsioni del nostro modello” e “le ricadute sul resto del mondo tendono a essere molto grandi attraverso i canali finanziari”.

 

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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