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Euro, i 20 centesimi rari: le monete che valgono di più

20 centesimi di euro

Andare alla ricerca di euro da collezione e da investimento è diventata la passione di molti, in particolare quando si tratta di 20 centesimi rari. Le possibilità di guadagno arrivano soprattutto dagli esemplari con errori di conio o in serie limitata, quindi pezzi unici nel loro genere oppure presenti in circolazione in un numero davvero scarso. Ovviamente gli esemplari che raggiungono cifre record sul mercato, con o senza errori, sono quelli FdC, quindi perfettamente conservati sia nel materiale che nella lucentezza. Ma tra aste, mercatini e e-commerce, è spesso difficile orientarsi.

 

20 centesimi rari: ecco quali sono

La maggior parte delle monete da 20 centesimi sono CC e C, comunissime e comuni, o al limite NC, non comuni. La rarità dipendente dalla tiratura limitata. Sono considerate R2, ossia molto rare, le emissioni della Slovenia dal 2011 al 2018 con una tiratura che va dai 17.000 esemplari del 2011 agli 8.750 del 2018.

Città del Vaticano ha un R2 nell’emissione del 2002 con il ritratto di Giovanni Paolo II sul dritto, mentre sono rari i coni del 2005 con lo stemma del Cardinale Camerlengo e quello della Camera Apostolica, dal 2006 al 2013 con il ritratto di Benedetto XVI, del 2014 e 2016 con il ritratto di Papa Francesco, del 2017, 2018 e 2019 con lo stemma di Bergoglio.

Molto rare sono pure le emissioni della Slovacchia del 2017 e del 2018, rispettivamente in 18.000 e 17.300 pezzi, a fronte di quelle rare dal 2010 al 2016 e del 2019. È R2 anche la moneta da 20 cent del Portogallo coniata nel 2007 in 24.000 pezzi. Monete da 20 cent rare portoghesi sono le emissioni del 2012, 2013 e 2019.

Altri 20 centesimi rari sono quelli di Malta dal 2011 al 2015 e del 2017, 2018 e 2019, queste ultime due in tiratura di 15.000 esemplari. Monaco ha una storica tradizione di rarità e non si smentisce sui 20 cent: l’emissione del 2004 in 14.999 pezzi divisionale proof con il cavaliere, sigillo della famiglia Grimaldi, sul dritto nazionale; le emissioni del 2006, 2009, 2011, 2013, 2014 e 2017 sotto il principe Alberto II.

Non è da meno San Marino con le emissioni del 2004, 2006, dal 2009 al 2012 e del 2014 e 2015 della prima versione con al centro del dritto Santo Marino, il fondatore della Repubblica, e quella del 2019 della seconda serie con le Tre Torri. Nel caso del Belgio sono rare le due emissioni del 1999 e del 2001 con il ritratto del sovrano Alberto II sul dritto.

L’emissione del 2012 della Francia è rara grazie ai suoi 52.000 esemplari così come quelle di Cipro e Finlandia del 2013, con tiratura rispettivamente di 90.000 e di 341.500, quest’ultima 56.700 FdC e 1.800 pezzi proof. Nei Paesi Bassi la rarità riguarda le emissioni del 2017 e del 2019 con l’effige del re Guglielmo Alessandro divisa in due.

Lettonia e Lituania si confermano territori di rarità: da cercare sono le emissioni di 20 cent lettoni del 2016 (tiratura di appena 5.000), 2018 e 2019 e lituane del 2018 e 2019. Infine, Lussemburgo ha 20 centesimi rari nelle emissioni di 2017, 2018 e 2019, ciascuna di 65.000 pezzi. Ma quanto valgono queste monete?

Le quotazioni dei 20 centesimi rari, assolutamente FdC, si aggirano tra i 50 centesimi e i 4 euro. Fanno eccezione i 20 cent di Monaco del 2004 e del Vaticano del 2006-2007 che possono arrivare ad una quotazione di 6 euro, quelle vaticane del 2005 che sfiorano i 30 euro e le monegasche del 2006 che superano i 40 euro. Sui marketplace online, tuttavia, c’è chi vende questi 20 cent, specie se con errori di conio, addirittura per migliaia di euro, come un venditore serbo che su eBay chiede 2.100 dollari per una moneta olandese del genere.

 

I 20 centesimi rari che valgono di più

Naturalmente sono quelli con gli errori di coniazione. In ogni catalogo d’asta ci sono decine e decine di monete da 20 cent di tutti gli Stati dell’Eurozona con errori di battitura, sul tondello o sui coni, date sbagliate, figure decentrate, difetti nei bordi, numeri mancanti, stelle invisibili e così via. In Italia è famosa (e R5, ovvero conosciuta in pochissimi esemplari) la moneta da 20 centesimi del 1999, una prova tecnica diventata un mito e una maledizione per studiosi e collezionisti.

Per un errore della Zecca, come ne capitano tanti, queste monete sono state coniate con il millesimo 1999 anziché 2002 e poi sono sfuggite alla distruzione. Coniate inizialmente come esperimento nel 1998, presentano ulteriori caratteristiche diverse dalla moneta destinata alla circolazione, come ad esempio una firma differente dell’incisore. Stando alle informazioni diffuse dalla Guardia di Finanza, sarebbero stati coniati per errore 1.179.335 esemplari con il millesimo 1999.

Nel corso delle operazioni di deformazione, alcuni ignoti (probabilmente dipendenti stessi dell’officina monetaria) hanno trafugato un numero imprecisato di questi pezzi per rivenderli ai collezionisti con speculazioni di guadagno. Ufficialmente i 20 cent italiani del 1999 non hanno valore perché non commerciabili: la GdF fa infatti sapere che “chiunque venga trovato in possesso di dette monete, oltre a subirne il sequestro, incorrerà nel reato di ricettazione”. Ma queste rarità circolano eccome. Un errore simile, con il 1999 al posto del 2002, è successo anche su alcuni 20 centesimi di Spagna e Francia, tuttavia rimasti regolarmente in diffusione.

Tra gli elementi che rendono preziosi i 20 cent in euro ci sono anche le varianti di conio, ovvero le monete che hanno subito una modifica grafica rispetto alla prima emissione. È emblematico in tal senso il caso dei 20 centesimi tedeschi del 2007 che presentano un errore clamoroso sulla faccia comune: in questo caso, un numero imprecisato di pezzi della Zecca di Stoccarda (la Staatliche Münzen Baden-Württemberg) con la sigla F sono stati emessi con il vecchio rovescio al posto di quello nuovo. Conservate perfettamente, queste monete valgono cifre interessanti. Ma nel dubbio, sempre meglio chiedere la valutazione ad un esperto.

AUTORE

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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