Euro digitale: l’Europa è divisa prima di iniziare

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Il progetto dell’euro digitale, la valuta elettronica della zona euro che punta a inserirsi accanto al contante, si trova oggi a un bivio decisivo. Dopo anni di studio, consultazioni e annunci, l’Europa scopre che la parte più difficile non è l’innovazione tecnologica ma l’unione politica e istituzionale necessaria. In uno scenario che avrebbe dovuto rappresentare un passo verso la piena sovranità monetaria europea, emergono crepe significative: la Germania frena, le banche tentennano, il Parlamento europeo rivede al ribasso gli ambiti del progetto e i tempi si allungano. Di fatto, prima ancora del via, l’euro digitale mostra i segni di una Europa divisa.

 

In questo articolo:

 

  • Euro digitale, una promessa strategica
  • L’intoppo: Berlino e la frattura tedesca
  • Il Parlamento europeo e la battaglia normativa
  • Euro digitale e stablecoin

 

Euro digitale, una promessa strategica 

La Bce ha presentato il progetto dell’euro digitale come una pietra miliare della strategia monetaria dell’eurozona: non solo la digitalizzazione della moneta ma un’arma per rafforzare la sovranità europea nei pagamenti, ridurre la dipendenza dai circuiti esterni, in particolare statunitensi, e offrire ai cittadini e alle imprese un’alternativa sicura, pubblica e interoperabile.

Peraltro, secondo quanto riportato da Reuters, la Bce ha stimato che un progetto pilota potrebbe prendere il via già a metà 2027 e un lancio pieno nel 2029, a condizione che l’iter legislativo venga rispettato. In questa prospettiva, l’euro digitale è pensato non solo come un’evoluzione tecnico-monetaria, ma come un simbolo tangibile dell’integrazione europea e della modernizzazione del sistema dei pagamenti.

 

L’intoppo: Berlino e la frattura tedesca

Eppure, proprio nel cuore della zona euro, la Germania ha sollevato obiezioni che rischiano di far deragliare l’intera impresa. Le principali banche del Paese si sono infatti schierate con Fernando Navarrete, relatore del Parlamento europeo, che nel suo rapporto ha preso le distanze dalle linee guida iniziali di Commissione e della stessa Bce.

Nel dettaglio, secondo Milano Finanza, dietro questo rifiuto ci sarebbe la volontà da parte degli istituti tedeschi di dare slancio all’EPI (European Payments Initiative), la piattaforma di pagamenti digitali paneuropea promossa da banche tedesche, francesi e olandesi, ma che fatica ancora a trovare il consenso dell’intera Ue. Questo perché, secondo la ricostruzione, le banche tedesche considerano l’euro digitale nella sua forma iniziale troppo “ambizioso” nei termini, e temono che la sua introduzione possa indebolire il sistema bancario tradizionale.

In questa direzione Navarrete propone una versione “ridotta” del progetto: un euro digitale valido solo in modalità offline, utilizzabile cioè in assenza di alternative private, una scelta che rischia di creare una moneta digitale parziale, incapace di competere con circuiti globali e big tech. Decisione che farebbe decadere gran parte delle funzioni digitali (e quindi anche il nome stesso del progetto?), come l’interoperabilità online, i pagamenti e-commerce, i servizi digitali integrati.

 

Il Parlamento europeo e la battaglia normativa

A questo tema si aggiunge la battaglia normativa all’interno del Parlamento europeo. Le banche, infatti, hanno fatto notare che il progetto comporterà investimenti rilevanti e che può potenzialmente erodere depositi e margini tradizionali. Da parte sua, la Bce, come evidenziato da Reuters, ha stimato tra i 4 e i 5,7 miliardi di euro i costi per l’industria dopo aver valutato risparmi e sinergie.

Tuttavia, come riportato da El Paìs, diverse analisi private stimano cifre ben più elevate: ossia fino a 18-30 miliardi di euro se si considerano tutti gli oneri per banche, infrastrutture e cambiamenti logistici. In parallelo, la presidente della Bce, Christine Lagarde, ha più volte lanciato appelli al Parlamento affinché acceleri l’iter della legge sul digitale-euro, definendola cruciale per l’autonomia finanziaria dell’Europa.

 

Euro digitale e stablecoin

Parallelamente all’euro digitale, nel sistema finanziario europeo sta prendendo forma un altro fenomeno: quello delle stablecoin, cioè valute digitali private ancorate a una moneta sovrana. L’idea sarebbe quella di convivere con entrambi gli strumenti, lasciando al cittadino e all’impresa la possibilità di creare portafoglio multi-valuta: l’euro digitale per i pagamenti pubblici o ufficiali, stablecoin per le transazioni quotidiane e cripto asset come riserva o investimento.

Ovviamente però, come evidenziato anche dal Corriere, il confronto con le stablecoin è tutt’altro che teorico: l’Europa teme che se non agirà rapidamente, le piattaforme private, spesso extra europee, possano guadagnare un ruolo dominante nei pagamenti digitali, erodendo la capacità della Bce di controllare l’offerta monetaria, i flussi e la stabilità finanziaria. Ecco perché la sovranità monetaria è citata come motivo strategico e non solo tecnico del progetto.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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