Dopo il completamento del periodo preparatorio avviato nel novembre 2023 e appena chiuso con successo, la Bce accelera sull’euro digitale annunciando il passaggio alla fase due del progetto. Tra i pro e i contro rilevati da Francoforte e con i rischi di liquidità segnalati da un recente studio dell’Eurotower, il Consiglio direttivo della Banca centrale europea procede spedito verso l’obiettivo per contrastare la crescente dollarizzazione digitale e favorire la sovranità monetaria.
La Commissione punta ad avere un quadro normativo completo entro il 2026, che passa per l’approvazione dell’Europarlamento e del Consiglio europeo. Se l’iter legislativo darà esito positivo, la prima emissione è prevista entro il 2029. “L’euro digitale affiancherà il contante, offrendo un mezzo di pagamento pubblico e sicuro anche nell’era digitale”, ha dichiarato la presidente Christine Lagarde a Firenze al termine della prima giornata di Consiglio direttivo.
In questo articolo:
- L’euro digitale alla fase due: l’emissione nel 2029
- Il ruolo del contante e la scelta dell’infrastruttura
- I costi complessivi di sviluppo del progetto
L’euro digitale alla fase due: l’emissione nel 2029
La fase due assicurerà la preparazione tecnica per la prima emissione della moneta elettronica europea, fissata per il 2029. La tappa intermedia sarà l’esercizio pilota, che verrà avviato dalla metà del 2027 se la normativa sarà approvata nel corso del 2026. I test verranno condotti sulle principali funzionalità in collaborazione con i prestatori di servizi di pagamento e i rappresentanti di commercianti e consumatori. Lo sprint sul progetto è in linea con la richiesta dei leader europei formulata al vertice euro del 23 ottobre scorso.
“L’euro digitale affiancherà il contante e apporterà benefici ai pagamenti digitali: semplicità, privacy, affidabilità, disponibilità in tutta l’area dell’euro – scrive la Bce in una nota, ribadendo la complementarità ai mezzi di pagamento privati e al contante cartaceo –. Un euro digitale preserverà la libertà di scelta e la privacy dei cittadini europei e proteggerà la sovranità monetaria e la sicurezza economica dell’Europa. Promuoverà l’innovazione nei pagamenti e contribuirà a rendere i pagamenti competitivi, resilienti e inclusivi in Europa”.
Il destino del contante e la scelta dell’infrastruttura
“Non si tratta soltanto di un progetto tecnico, ma di uno sforzo collettivo per adeguare il sistema monetario europeo alle esigenze future – ha sottolineato Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo della Bce alla guida del progetto –. Un euro digitale assicurerà che i cittadini godano dei vantaggi del contante anche nell’era digitale. Rafforzerà così la resilienza del panorama europeo dei pagamenti, ridurrà i costi per i commercianti e creerà una piattaforma in cui le imprese private possano innovare, espandersi e competere”.
Messe a punto le misure di salvaguardia per impedire rischi per la stabilità finanziaria e scelti i fornitori che si occuperanno dell’infrastruttura e dell’applicazione utente destinate ad essere usate con la nuova moneta, la grossa novità emersa in Consiglio direttivo è legata proprio alla tecnologia sottostante al funzionamento della valuta digitale. Stando a quanto si apprende, il token funzionerà su un ledger centralizzato tradizionale e non su una blockchain. È un segnale del livello di controllo che l’autorità centrale vuole mantenere sul registro e sulla custodia dei fondi.
I costi complessivi di sviluppo del progetto
Nel corso dell’incontro a Palazzo Vecchio, il Consiglio direttivo della Bce ha anche rivelato quali saranno i costi complessivi dell’euro digitale, comprendenti componenti interne ed esterne. La fase di sviluppo avrà un costo stimato di circa 1,3 miliardi di euro fino al 2029, l’anno della prima emissione. Successivamente, le spese operative saranno intorno ai 320 milioni all’anno. A sostenere questi costi sarà l’Eurosistema, in modo analogo a quanto avviene per la produzione e l’emissione delle banconote.
La rete delle banche europee dovrà invece sostenere i costi per i servizi associati, stimati tra i 4 e i 6 miliardi per una cifra da 1 a 1,44 miliardi all’anno per quattro anni. La Bce stima che gli istituti dovranno riservare all’euro digitale il 3,4% dei loro budget annuali. Il carico maggiore sarà sulle spalle delle banche più grandi. “Noi abbiamo credo 5.000 banche in Europa: è 1 milione in media a banca – ha chiarito Fabio Panetta, il governatore della Banca d’Italia –. Ma questi sono i costi di adattamento, ogni volta che c’è uno strumento di pagamento le banche devono adattare i loro sistemi e la loro operatività, quindi è un costo non irrilevante ma non è un costo eccessivo”.









