Euro digitale: rischio liquidità per alcune banche europee, secondo la Bce

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L’euro digitale potrebbe essere un grosso problema per le banche commerciali. È quanto risulta da uno studio della Banca centrale europea pubblicato oggi, a seguito di una richiesta fatta dal Parlamento europeo per valutare i rischi della valuta digitale. Secondo quanto riportato dall’Eurotower, si potrebbe verificare uno svuotamento dei depositi per quasi 700 miliardi di dollari al fine di dirottare il denaro verso un portafoglio elettronico garantito dalla Bce. In questo articolo:

 

  • Euro digitale: i risultati dello studio della Bce
  • Un passo indietro?

 

Euro digitale: i risultati dello studio della Bce

La simulazione fatta dalla Banca centrale si è basata su diversi scenari, tra cui un’ipotetica fuga dei depositanti verso la sicurezza. In tale circostanza, i clienti ritirerebbero fino a 699 miliardi di euro dalle banche della zona euro per parcheggiare i fondi in euro digitali. Questo nell’ipotesi che fosse fissato un limite di 3.000 euro per ciascun correntista. Si tratta di uno scenario inquietante, perché la cifra complessiva equivarrebbe all’8,2% dei depositi, con circa una dozzina di istituti di credito europei che si troverebbero in una situazione di liquidità ristretta. Più precisamente, 13 delle 2.025 banche analizzate esaurirebbero la loro riserva obbligatoria di liquidità, si legge nel rapporto. Tuttavia, la Bce considera questa eventualità “altamente improbabile”.

In uno scenario più normale, in cui i depositanti non sfruttano appieno la loro quota di euro digitale, le casse delle banche si svuoterebbero di poco oltre 100 miliardi di dollari. Questa circostanza non creerebbe grossi problemi, in quanto lascerebbe il settore bancario ampiamente entro i requisiti di liquidità. Tra l’altro, il deflusso di denaro potrebbe essere compensato da una tendenza a utilizzare maggiormente i mezzi di pagamento elettronici e ridurre il contante, il che aumenterebbe i depositi delle banche, sottolinea la Bce. Quest’ultima ha anche rilevato che con limiti di detenzione individuale inferiore ai 3.000 euro, i deflussi diminuirebbero a livelli che “salvaguardano la stabilità del sistema finanziario e supportano la corretta formulazione e attuazione della politica monetaria”. Con un limite a 3.000 euro, “il rendimento sul capitale delle banche subirebbe una contrazione di 30 punti base”, ha aggiunto l’autorità monetaria con sede a Francoforte, “anche se l’impatto è diverso da Paese a Paese”.

 

Un passo indietro?

Il progetto dell’euro digitale è iniziato nel novembre del 2023 dopo una fase istruttoria. La Bce sta studiando l’attuazione valutando pro e contro. Ora, però, l’era della moneta elettronica di Stato entra sempre più nel vivo, sebbene gli studi evidenzino che per il sistema bancario europeo il percorso non sarà indolore. L’istituto guidato da Christine Lagarde ha previsto che la nuova valuta potrebbe costare tra i 4 e i 5,8 miliardi di euro complessivi. Una cifra non indifferente, benché compensata da possibili sinergie operative. In pratica, per le banche, quanto verrebbe perso in termini di margini di profitto per la minore raccolta potrebbe essere colmato da una maggiore efficienza operativa e da nuove forme di business legate a una moneta digitale.

Rimangono i rischi sotto il profilo sistemico, ma bastano per bocciare la venuta dell’euro digitale? Proprio no, stando alle conclusioni dell’Eurotower. “Un euro digitale ben progettato rafforzerebbe la sovranità monetaria dell’Unione europea, riducendo la dipendenza da strumenti come le stablecoin ancorate al dollaro”, ha affermato la Bce. Visto al contrario, il messaggio suona in questo modo: “Senza una moneta digitale potrebbe esserci una crescente dollarizzazione digitale, con conseguenza negativa per la trasmissione della politica monetaria e per la capacità dell’Europa di controllare la propria unità di conto”, c’è scritto nel rapporto. In conclusione, secondo la Bce, “un euro digitale con limiti adeguati rappresenta un fattore di stabilità, non di rischio”.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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