Europa della difesa: spesa da 150 miliardi di euro solo per armi europee

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L’Europa spenderà i 150 miliardi in nuovi finanziamenti per la Difesa, in armamenti prodotti da aziende europee e non statunitensi. Lo ha affermato il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen oggi davanti al Parlamento europeo. Lo scopo è quello di “rilanciare la nostra industria della Difesa”, ha sottolineato. Secondo alcune persone vicine al pensiero di von der Leyen, il denaro verrebbe speso anche in armi provenienti da Paesi extra-Ue, come Gran Bretagna, Norvegia e Svizzera.

Il presidente ha detto inoltre che i prestiti “potrebbero concentrarsi su alcuni settori di capacità strategiche selezionate: dalla difesa aerea ai droni, dagli abilitatori strategici al cyber”. I contratti potrebbero durare diversi anni “per dare all’industria la prevedibilità di cui ha bisogno”, ha aggiunto. Si tratterebbe di un cambio radicale di regime, dal momento che negli ultimi cinque anni, circa due terzi delle armi acquistate dai membri Ue sono arrivate da aziende statunitensi.

L’idea della von der Leyen si allinea a quanto richiesto da tempo dalla Francia sulla “maggiore autonomia strategica” dell’Europa sulla Difesa. In sostanza, Parigi sostiene la necessità di concentrare la spesa all’interno del blocco, riducendo la quantità di armi acquistate dagli Stati Uniti. Oggi, il ministro francese per gli Affari europei Benjamin Haddad ha dichiarato che “i finanziamenti europei dovrebbero andare all’industria europea”, in quanto “è necessario non solo aiutare le aziende della regione ad aumentare la loro capacità, ma anche mantenere la sovranità sull’uso e sul know-how tecnologico”. Al riguardo, “non possiamo lasciare che altri attori decidano a distanza sull’uso della nostra Difesa”, ha asserito con chiaro riferimento agli USA.

Tutto questo potrebbe favorire le azioni in Borsa di società del Vecchio continente operative nel settore della difesa come la tedesca Rheinmetall, l’italiana Leonardo e la francese Thales. I titoli di queste società hanno intrapreso un rally importante da quando si è intensificata la corsa al riarmo per via dei timori che in futuro la guerra in Ucraina possa portare a escalation pericolose.

 

Europa: l’obiettivo è sganciarsi dagli USA

La mossa di Ursula von der Leyen rientra in un processo azionato da poche settimane attraverso cui l’Europa ha intenzione di ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti in tema di armamenti. La presa di posizione del presidente USA Donald Trump di tirarsi fuori dagli aiuti all’Ucraina, impegnata nella guerra con la Russia che dura da tre anni, e la sua minaccia di uscire dalla Nato, hanno responsabilizzato maggiormente il blocco dei 27. La scorsa settimana, la Commissione europea ha lanciato un piano mastodontico sulla difesa che include una spesa aggiuntiva di 650 miliardi di euro, oltre i 150 miliardi previsti. Von der Leyen ha detto che prima di giovedì prossimo, allorché ci sarà un altro vertice dei leder dell’Ue, presenterà una proposta legislativa completa e dettagliata. Per passare, la legge ha bisogno di una maggioranza qualificata del 55% dei Paesi membri, ma che rappresentano almeno il 65% della popolazione Ue.

Qualora ci fosse l’attuazione, bisognerebbe chiarire come sarà l’accesso ai finanziamenti. Finora si sa che ai Paesi sarà permesso di sforare nel debito superando gli stringenti limiti di bilancio. Un po’ come si è fatto per un’altra situazione di emergenza: il Covid-19. In termini pratici, i governi dell’Ue saranno autorizzati ad aumentare le spese per la difesa fino all’1,5% del PIL nei prossimi quattro anni senza preoccuparsi di violare le regole europee sul deficit e sul debito.

Esiste, però, il problema dei Paesi altamente indebitati come l’Italia in rapporto ai mercati finanziari. Roma ha un rapporto debito/PIL superiore al 130%, il secondo più grande in Europa dopo la Grecia. Se dovesse esporsi ulteriormente, come reagirebbero gli investitori con i titoli di Stato italiani? Secondo alcune fonti vicine a Palazzo Chigi, il premier Giorgia Meloni è seriamente preoccupato dell’allargamento dello spread tra Btp decennali e gli equivalenti Bund tedeschi avvenuto di recente. Il capo del governo in pratica teme di rivivere l’incubo del 2011, quando il divario arrivò a 570 punti base, costringendo l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi alle dimissioni. Per tale ragione, l’Italia propende per coinvolgere il denaro dei privati con l’ombrello Ue. Più precisamente, il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti ha proposto un sistema di garanzia di 16,7 miliardi di euro che potrebbero mobilitare fino a 200 miliardi di euro di investimenti privati. Questi ultimi sarebbero concentrati nei settori aerospaziale, della sicurezza informatica, della produzione avanzata, dell’intelligenza artificiale e di altri settori legati alla difesa nei prossimi cinque anni. L’operazione eviterebbe allo Stato di prendere direttamente denaro a prestito, tenendo buoni i mercati finanziari.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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