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Eurovision, quanto vale il giro d’affari della kermesse

Il palco dell'Eurovision Song Contest

L’Eurovision Song Contest è ospitato ogni anno dal Paese vincitore dell’edizione precedente, ma quanto vale il giro d’affari dietro l’evento musicale più importante, amato e seguito d’Europa? È davvero così conveniente diventare padroni di casa del Festival europeo che si è ormai garantito allure e popolarità extra-continentale? Organizzare la kermesse non è sempre economico e non tutti possono permetterselo, ma si stima che l’affare complessivo sia da centinaia di milioni di euro.

 

Quanto costa organizzare l’Eurovision Song Contest

I costi per organizzare l’Eurovision Song Contest variano di anno in anno, ma si possono utilizzare le edizioni più recenti come parametri per una fotografia attendibile delle cifre in ballo. Il costo totale per gli organizzatori si aggira tra i 20 e i 25 milioni di euro: la parte sostanziosa (tra i 10 e i 20 milioni) è a carico delle emittenti con le loro participation fee; la restante arriva dai contributi dell’amministrazione comunale della città che ospita, del governo del Paese ospitante (circa 1,5 milioni) e dell’EBU (l’Unione europea di radiodiffusione) che mette sul piatto tra i 4 e i 6 milioni. In media, oltre il 90% del budget è destinato alla produzione televisiva e all’organizzazione, la percentuale restante al team di lavoro e ai partner dell’EBU.

I Big Five sono le cinque nazioni che per prime hanno sostenuto economicamente e tuttora supportano in larga parte l’EBU e il concorso musicale internazionale più longevo al mondo: Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Spagna. Ai Cinque grandi spetta coprire il 50% delle spese, mentre per tutti gli altri la quota varia a seconda di alcuni parametri come il PIL, la popolazione e la dimensione del Paese. Ad esempio, l’Austria e il Belgio versano un importo superiore a quello di Azerbaigian e Lituania. In media, il contributo di questi partecipanti è di 100.000 euro ciascuno per un totale che oscilla tra i 3 e i 7 milioni.

Per citare alcuni esempi del passato, nel 2013 la città svedese di Malmö (che ospita anche l’edizione 2024) ha speso circa 20 milioni, molto meno dei 30 milioni pagati da Düsseldorf nel 2011, dei 42 milioni sborsati da Mosca nel 2009, dei 54 milioni investiti da Copenhagen nel 2014 e soprattutto dei 76 milioni versati da Baku nel 2012, a cui sommare i 100 utilizzati per costruire la Baku Crystal Hall. Ad influenzare i costi base negli ultimi tempi è anche l’aumento della quota di partecipazione delle emittenti aderenti, cresciuta a partire dal 2022 per l’esclusione di Russia e Bielorussia dall’EBU. Nel 2023 Bulgaria, Montenegro e Macedonia del Nord si sono ritirate proprio per gli elevati costi di partecipazione in un momento di difficoltà finanziarie in tutto il continente. La Spagna, uno dei Big Five dell’Eurovision, ha sostenuto nel 2023 una participation fee di 347.697 euro, +45.000 euro rispetto al 2022.

Oltre alla spesa dei broadcaster, delle amministrazioni e del governo, gli organizzatori investono anche diversi milioni in servizi ed eventi a favore della comunità locale. Naturalmente l’Eurovision conta sulle entrate che arrivano dalla vendita diretta dei biglietti per assistere come pubblico (all’edizione 2024 alla Malmö Arena in Svezia i prezzi vanno da 13 a 334 euro), dalla cessione dei diritti di trasmissione dell’evento, dal televoto e dai numerosi accordi di sponsorizzazione. Per esempio, l’edizione 2024 ha come partner Moroccanoil, TikTok, Baileys, Royal Caribbean, Idealista e easyJet.

 

Eurovision, quanto vale il giro d’affari

Oltre che una spesa costosa, l’Eurovision Song Contest è un’opportunità di business redditizia che fa venire l’acquolina in bocca. L’indotto turistico si aggira infatti sui 100 milioni di euro. Le ricadute sull’economia locale sono notevoli tra biglietti che vanno esauriti nel giro di poche ore, frequentazioni di ristoranti e negozi e prenotazioni immediate nelle stanze di hotel e B&B, che bloccano le prenotazioni e aumentano i prezzi già a partire da diverse settimane prima delle semifinali per favorire l’arrivo di migliaia di turisti da tutta Europa.

L’indagine svolta dall’Osservatorio culturale del Piemonte per conto della Camera di commercio di Torino ha stimato l’impatto economico totale dell’Eurovision 2022 per 22,8 milioni di euro. La ricerca sostiene che ogni euro speso dai turisti accorsi nel capoluogo ha generato 2,08 euro sul territorio, ai quali aggiungere 66 milioni di valore pubblicitario equivalente attribuibili agli oltre 9mila articoli pubblicati dalla stampa nazionale e web. I 55.000 turisti arrivati appositamente per assistere all’evento hanno speso 11 milioni; l’impatto indiretto e quello indotto sono arrivati invece a 7,8 milioni e 4 milioni di euro.

Nel 2023 la città di Liverpool ha speso 2,3 milioni di euro di fondi comunali, integrati dai fondi della Liverpool City Region Combined Authority. Gli altri finanziamenti sono arrivati da EBU, BBC e governo britannico per un investimento totale di circa 11,3 milioni. A fronte di questa spesa, l’indotto per l’Eurovision 2023 ha raggiunto i 54 milioni di sterline in una città in cui il 47% dell’economia è finanziata dal turismo. Si sono contate 175.000 camere d’albergo in centro occupate per 473.000 persone giunte in città, alle quali si sono aggiunti 306.000 turisti occasionali. Airbnb ha persino collaborato con Visit Liverpool per incoraggiare più residenti a rendere disponibili le loro case e pubblicare annunci sul portale.

 

L’indotto dell’Eurovision tra turisti, Tv e web

Spalmato sul tempo, l’indotto dell’Eurovision non si limita alla settimana in cui si svolge la manifestazione, ma anche a quelle precedenti e successive: viaggi e spostamenti, vitto e alloggio, spese per cibo, bevande, attività, servizi e merchandising. Un importo decisamente superiore al semplice costo del biglietto. Non va dimenticato nemmeno l’impatto mediatico dell’evento. Le tre serate trasmesse in televisione (le due semifinali e la finale) coinvolgono in media oltre 150 milioni di persone in 34 Paesi, toccando importanti picchi di telespettatori (solitamente le finali superano il 50% di share) e centinaia di milioni di visualizzazioni dei contenuti pubblicati sui social e sui canali YouTube. Una tendenza costante che permette ai broadcaster di monetizzare gli ascolti con gli inserzionisti pubblicitari per la vendita degli spazi.

Per l’Eurovision di Torino il numero di lettori complessivi delle uscite di stampa e sul web è stato stimato in 429 milioni. A Liverpool, tra l’annuncio come città host (al posto dell’Ucraina, vincitrice dell’edizione precedente ma non in grado di ospitare il concorso a causa della guerra con la Russia) e la fine del Festival, sono state generate oltre 280.000 notizie a livello mondiale e le tre dirette sulla BBC sono state viste da 162 milioni di persone. Per pianificare in modo efficace l’organizzazione di un grande evento come questo, è quindi fondamentale disporre di un significativo budget di partenza e tenere conto di tutti i costi aggiuntivi. L’impatto notevole per il settore dell’ospitalità e delle imprese focalizzate sul turismo è il soltanto primo effetto: la manifestazione canora rappresenta una mega operazione di marketing e ritorni che pochi eventi di entertainment riescono a garantire nel giro di così poco tempo.

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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