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Evergrande: ascesa e tramonto del più grande sviluppatore immobiliare cinese

Evergrande: ascesa e tramonto del più grande sviluppatore immobiliare cinese

Due anni fa in Cina è emerso uno di quei casi in grado di destabilizzare il sistema finanziario e imprenditoriale a livello globale: China Evergrande, il più grande sviluppatore immobiliare del Paese, rischiava il fallimento travolto da un debito di oltre 300 miliardi di dollari. I mercati finanziari hanno cominciato a tremare di fronte a una situazione che evocava la drammatica crisi finanziaria del 2008, quando a scuotere il mondo intero fu il fallimento della grande banca americana Lehman Brothers.

Togliendo il fattore derivante dal diverso settore di operatività, le due società avevano molti punti in comune, primo tra tutti la gigantesca montagna di debito sul groppone che faceva venire meno il principio del “troppo grande per fallire”. La paura di un collasso disordinato che avrebbe creato una catastrofe a livello planetario ha spinto il governo cinese a gestire la ristrutturazione di Evergrande. Ma vediamo tutto il percorso del gruppo immobiliare con sede a Shenzhen, dalla sua inarrestabile ascesa fino al triste epilogo.

 

Evergrande: origine e ascesa

Evergrande è stata fondata nel 1996 da Hui Ka Yan a Canton, in Cina. Gli ingenti finanziamenti a cui ha avuto accesso hanno alimentato la sua crescita, fino a farla diventare la più grande società del settore immobiliare del Paese indebitata in dollari, ma anche il più grande sviluppatore per vendite con 1.300 progetti in 280 città. Sospinta dal vento favorevole dell’ascesa, l’azienda ha iniziato a investire in altre aree di business, come quella dei veicoli elettrici e dello sport.

Nel 2009 la società si è quotata alla Borsa di Hong Kong raccogliendo 722 milioni di dollari. Partendo da una quotazione di 4 dollari HK, le azioni si sono mosse senza grandi sussulti fino al 2017, quando hanno iniziato un rally poderoso che le ha portate a un massimo storico nell’ottobre di quell’anno a 32,33 dollari HK. Per anni la società ha potuto contare sul denaro a condizioni agevolate delle banche cinesi controllate dallo Stato, che ha creato le condizioni ideali per uno sviluppo prorompente nel campo dei progetti immobiliari.

 

Evergrande: l’arrivo dello tsunami

Nel 2020 il governo cinese ha iniziato una repressione feroce nei confronti dei grandi gruppi industriali del Paese, rei a suo avviso di aver creato un sistema di arricchimento per una frangia ristretta della popolazione a danno della maggioranza che vive in condizioni più disagiate. Il principio della “prosperità comune” portato avanti dal presidente della Cina Xi Jinping ha imposto che lo Stato non fosse più il principale alleato di società come Evergrande, ma diventasse un regolatore spietato. L’eccessivo indebitamento ha fatto emergere la polvere che per tanti anni era stata nascosta sotto il tappeto. Ciò si è unito a un mercato immobiliare in rallentamento, colpito gravemente dall’arrivo del Covid-19.

La situazione di Evergrande è apparsa già da subito drammatica e pericolosa, al punto che immediatamente si è invocato l’aiuto del governo per intervenire con un piano di salvataggio. Nel frattempo le azioni e le obbligazioni della società sono letteralmente naufragate sotto una tempesta di vendite da parte degli investitori. Da una quotazione di 27,86 dollari di luglio 2020, il titolo in Borsa è precipitato fino a un minimo di 1,16 di marzo 2022, il che ha comportato la sospensione fino a maggio di quest’anno. La situazione si è aggravata quando alcune obbligazioni in dollari hanno dapprima subito un ritardo nei pagamenti e successivamente, a dicembre 2021, mancato la scadenza di due cedole decretando il default dell’azienda.

 

Evergrande: il piano di ristrutturazione

A marzo del 2023 Evergrande, con il supporto dello Stato, ha proposto agli obbligazionisti un piano di ristrutturazione. Gli investitori avrebbero potuto scegliere tra obbligazioni di nuova emissione a scadenza da 10 a 12 anni e una combinazione di nuovo debito e strumenti legati alle azioni del costruttore, della nuova unità di servizi immobiliari e della divisione delle auto elettriche. Inoltre la società ha pubblicato un’analisi fatta da Deloitte, secondo cui il recupero per le obbligazioni di Evergrande sarebbe del 22,5%, contro il 3,4% in caso di liquidazione dell’azienda.

Visto il coinvolgimento di Pechino, alcuni investitori esteri hanno reputato poco conveniente avanzare una causa presso i tribunali cinesi. Tuttavia, lo sviluppatore rimane sotto pressione legale, con 2.229 cause in corso che coinvolgono 535 miliardi di yuan relative alla sua unità di proprietà continentale a partire da giugno. Il 17 agosto la società ha fatto richiesta per il Chapter 15 della legge fallimentare USA, che consente alle aziende straniere in crisi di continuare a operare senza vedersi pignorati i beni per risanare i debiti, a patto di pagare i creditori statunitensi e avviare un risanamento. Infatti, Evergrande ha precisato che il ricorso alla protezione dei creditori non significa fallimento, ma una ristrutturazione del debito offshore che ammonta a quasi 32 miliardi di dollari.

 

Evergrande: la situazione economico-finanziaria

A luglio Evergrande ha pubblicato alcuni dati di bilancio degli ultimi anni. Per il 2021 e il 2022, la società ha annunciato perdite combinate per 81 miliardi di dollari, ossia le prime dalla sua quotazione in Borsa del 2009. Mentre per i primi sei mesi del 2023 ha registrato una perdita di 4,5 miliardi di dollari, segnando quindi un miglioramento. Il debito invece è rimasto estremamente elevato, ovvero di 328 miliardi di dollari al 30 giugno 2023.

Nel frattempo, gli affari hanno ripreso a girare. Molti progetti che erano stati sospesi in attesa dei pagamenti (come voluto dal governo), sono stati portati a compimento. Al punto che a luglio il presidente di Evergrande, Hui Ka Yan, ha detto che alcuni progetti erano ormai vicini al traguardo per la consegna.

 

Il titolo ha ripreso a negoziare

Il 28 agosto il titolo Evergrande ha ripreso a negoziare alla Borsa di Hong Kong, ma il primo giorno di scambi è stato da incubo. Il prezzo delle azioni è affondato dell’88% a 22 centesimi di dollari HK, riducendo la capitalizzazione della società ad appena 600 milioni di dollari. Una cifra questa agghiacciante, se si pensa che nel 2017 il valore di mercato aveva raggiunto un picco di oltre 50 miliardi di dollari.

Dopo una fase di lateralità, nella seduta del 6 settembre il titolo ha fatto un balzo poderoso raddoppiando in pratica il suo valore. A spingere le quotazioni sono stati soprattutto due fattori: le voci sull’arrivo di nuove misure governative a sostegno di un settore in forte sofferenza finanziaria; la notizia che l’altro colosso immobiliare cinese in difficoltà Country Garden è riuscito a evitare il default relativamente al pagamento di cedole su due bond per un valore di 22,5 milioni di dollari. Nei giorni successivi il titolo ha continuato il rally toccando un massimo di 94 centesimi il 12 settembre, prima di eclissarsi cedendo la metà della sua valutazione.

 

Cosa succerà ora?

Molti si stanno chiedendo quale sarà alla fine il destino di Evergrande, alla luce di quelle che sono le intenzioni del governo cinese. Il Politburo – massimo organo decisione del Partito Comunista – a metà 2023 ha annunciato un maggior sostegno al settore in un discorso pubblico, evitando di citare lo slogan del presidente Xi Jinping secondo cui “le case sono per vivere e non per speculare”.

Il cambio di passo è importante, soprattutto se lo si collega all’allentamento delle politiche sui mutui nelle principali città. Ad esempio, i governi locali avrebbero un maggior margine di manovra per eliminare la regola che vuole che chi ha già ricevuto un mutuo, seppur completamente rimborsato, non possa essere considerato acquirente di case per la prima volta. Da qui a considerare un salvataggio completo c’è molta strada da fare e molto probabilmente il governo non arriverà fino a quel punto. In questo contesto, dovrà tenere sempre presente però che permettere il crollo di Evergrande significherebbe causare un grave pregiudizio a molte aziende e acquirenti di case.

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Redazione

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