Da operaio siderurgico a uno degli uomini più ricchi dell’Asia, fino a un’aula di tribunale a Shenzhen. Hui Ka Yan, fondatore del China Evergrande Group, si è dichiarato colpevole di una serie di reati finanziari gravi, tra cui frode e appropriazione indebita. Una resa dei conti che chiude simbolicamente la parabola amara di chi ha guidato per anni la società immobiliare più indebitata del mondo, la cosidetta Lehman Brothers cinese, accumulando 300 miliardi di dollari di passività prima del collasso.
Anche se la sentenza non è ancora stata emessa, il processo riporta al centro dell’attenzione internazionale la più grave crisi immobiliare della storia cinese recente, con migliaia di investitori che ne hanno pagato le conseguenze.
In questo articolo:
- Evergrande, il fondatore Hui Ka Yan si dichiara colpevole di frode
- Dall’ascesa al declino del gigante cinese dell’immobiliare
- Evergrande, la struttura del collasso
Evergrande, il fondatore Hui Ka Yan si dichiara colpevole di frode
Il Tribunale intermedio popolare municipale di Shenzhen ha reso noto, attraverso il proprio account ufficiale WeChat, che Hui Ka Yan “si è dichiarato colpevole e ha espresso rimorso” nel corso delle due giornate di udienza del 13 e 14 aprile. Le accuse a suo carico sono molteplici: appropriazione indebita di fondi, frode nella raccolta di capitali, raccolta illegale di depositi pubblici, concessione illegale di prestiti, emissione fraudolenta di titoli e corruzione riconducibile ad alcune unità del gruppo. La sentenza non è ancora stata emessa e non è stata fissata alcuna data per il suo deposito. Per i reati di raccolta fondi illegale e corruzione, la legge cinese prevede come pena massima l’ergastolo con confisca dei beni.
Il processo in corso si inserisce in una sequenza di provvedimenti già adottati negli anni precedenti. Nel marzo 2024, la Commissione cinese di regolamentazione dei titoli aveva accertato che la controllata Hengda Real Estate aveva artificialmente gonfiato i propri ricavi di 78 miliardi di dollari nel 2019 e nel 2020, su presunta indicazione diretta di Hui. La Commissione aveva quindi inflitto a Hui una multa di 6,5 milioni di dollari e disposto il suo bando a vita dai mercati dei capitali cinesi; la stessa Hengda era stata sanzionata separatamente con una multa di 583,5 milioni di dollari. Hui non compariva in pubblico dal settembre 2023, quando le autorità lo avevano posto sotto sorveglianza della polizia nell’ambito di un’indagine per sospetti crimini illegali. I liquidatori di Evergrande si sono rifiutati di commentare il procedimento in corso.
Dall’ascesa al declino del gigante cinese dell’immobiliare
Cresciuto in un villaggio rurale della provincia centrale dell’Henan, Hui Ka Yan ha fondato Evergrande nel 1996 a Canton dopo aver lavorato per anni nel settore siderurgico. Il gruppo si è sviluppato facendo leva sull’accesso privilegiato al credito delle banche statali cinesi e su un modello commerciale basato sulle vendite su contratto, che consentiva l’incasso dei corrispettivi prima ancora del completamento degli immobili, garantendo un flusso di cassa costante e alimentando un’espansione rapida. Nel 2009 la società si è quotata alla borsa di Hong Kong raccogliendo 722 milioni di dollari; nel 2017 il titolo ha raggiunto il massimo storico di 32,33 dollari hongkonghesi. Nello stesso anno Forbes stimava il patrimonio personale di Hui in 45,3 miliardi di dollari, collocandolo al primo posto nella classifica degli uomini più ricchi dell’Asia. L’azienda era nel frattempo diventata il più grande sviluppatore immobiliare cinese per volumi di vendita, con 1.300 progetti attivi in 280 città, espandendo il proprio perimetro anche nei veicoli elettrici, nel settore alimentare e nel calcio professionistico, con l’acquisizione della quota di maggioranza del Guangzhou FC, squadra di maggior successo della Cina.
La crisi ha preso forma nel 2020, quando il governo cinese ha introdotto nuove norme restrittive sull’indebitamento immobiliare, ispirate al principio della “prosperità comune” promosso dal presidente Xi Jinping. La stretta normativa ha reciso l’accesso al credito agevolato e costretto Evergrande a svendere immobili a prezzi fortemente scontati per mantenere liquidità. Nel dicembre 2021 il gruppo ha mancato il pagamento di due cedole obbligazionarie in dollari, decretando il proprio default. Nel gennaio 2024 un tribunale di Hong Kong ha emesso un’ordinanza formale di liquidazione; nell’agosto 2025 le azioni sono state ritirate dalla borsa hongkonghese dopo aver perso il 99% della capitalizzazione rispetto ai valori di punta, al termine di oltre quindici anni di negoziazione. Il patrimonio personale di Hui, stimato in 45,3 miliardi di dollari nel 2017, era sceso a 3 miliardi nel 2023.
Evergrande, la struttura del collasso
A far crollare il gigante cinese del settore immobiliare non è stata solo la filosofia del presidente Xi Jinping. In sede processuale è emerso il meccanismo operativo che ha amplificato le conseguenze del dissesto. Evergrande aveva incassato milioni di dollari in acconti da potenziali acquirenti di abitazioni, fondi che avrebbero dovuto finanziare la costruzione degli immobili venduti su contratto. Tali somme furono invece sistematicamente dirottate verso nuovi progetti, con il risultato che centinaia di cantieri sono rimasti incompiuti in tutto il Paese. Al momento del default, il gruppo aveva un’esposizione debitoria complessiva di circa 300 miliardi di dollari.
L’incapacità di rimborsare i prodotti di gestione patrimoniale venduti a investitori retail, in larga parte appartenenti alla classe media, ha azzerato i risparmi di migliaia di sottoscrittori, innescando proteste diffuse e tensioni sociali che hanno minacciato la stabilità del Paese. Sul fronte della liquidazione, i creditori ancora oggi stanno conducendo azioni legali nelle giurisdizioni offshore per tentare di recuperare circa 6 miliardi di dollari in dividendi e compensi corrisposti a Hui e ad altri ex dirigenti nel corso degli anni. La crisi di Evergrande è considerata uno dei principali fattori scatenanti della persistente crisi del mercato immobiliare cinese, che ha subito un’accelerazione nel 2021 e ha gravato in modo significativo sulla crescita economica del Paese negli anni successivi.









