Il 2025 è l’anno degli asset digitali e due tra i più importanti exchange di criptovalute sono pronti alla quotazione in Borsa. Ad oggi Coinbase è l’unica piattaforma quotata negli Stati Uniti al Nasdaq. Nel caso dell’exchange fondato nel 2012 da Brian Armstrong, la quotazione è avvenuta nel 2021 senza passare per l’Ipo, l’initial public offering. Armstrong ha optato per la vendita diretta, superando la capitalizzazione iniziale di 100 miliardi di dollari. La quotazione di Coinbase ha rappresentato un momento storico nel settore delle criptovalute.
Oggi si parla di “Coinbase Effect”, ossia quello che succede quando una qualsiasi valuta digitale viene quotata su Coinbase: nei momenti immediatamente successivi, il suo prezzo aumenta in media del 50% grazie a un’ondata di nuovi acquirenti e alla maggiore liquidità. Le quotazioni su nuovi exchange quotati in Borsa potrebbero rappresentare una normalizzazione dell’intero settore, insieme a un’importante aggregazione di risorse per finanziare attività e servizi aggiuntivi.
In questo articolo:
- Gli exchange di criptovalute verso la quotazione in Borsa
- Insieme a Gemini anche una seconda piattaforma
- Gli altri tre exchange con Ipo in vista
Gli exchange di criptovalute verso la quotazione in Borsa
La principale piattaforma che sta lavorando all’Ipo è Gemini, uno dei primi exchange in assoluto fondato nel 2014 da Cameron e Tyler Winklevoss, i gemelli famosi per aver fatto causa a Mark Zuckerberg (e vinto) per furto di proprietà intellettuale in merito alla creazione di Facebook. È Bloomberg a rivelare che i due, presenti al primo summit sulle criptovalute ospitato alla Casa Bianca dal presidente americano Donald Trump, hanno presentato in via riservata alla Sec una domanda di quotazione.
Stando a quanto riporta l’agenzia, Gemini ha incaricato i giganti dell’investment banking Goldman Sachs e Citigroup di effettuare la potenziale Ipo. La mossa arriva al termine della lunga indagine sull’exchange da parte della Sec, chiusa dall’ente federale statunitense senza prendere provvedimenti. Gemini ha anche risolto una causa separata della Cftc (Commodity futures trading commission) con un accordo da 5 milioni di dollari: la piattaforma è stata condannata per violazione del Cea (Commodity exchange act) e false dichiarazioni alla Commissione.
Insieme a Gemini anche una seconda piattaforma
Fondato nel 2011, ufficialmente noto come Payward Inc. e uno dei primi exchange a essere quotato su Bloomberg Terminal, Kraken sta valutando un’offerta pubblica, ma stavolta entro il 2026. Bloomberg cita fonti anonime, secondo le quali la decisione non è stata ancora resa pubblica e i piani potrebbero ancora subire modifiche in futuro. Pure in questo caso c’è di mezzo la Sec, che ha accettato di ritirare la causa contro Kraken, senza ammissione di illecito né pagamento di penali.
“Perseguiremo i mercati pubblici quando avrà senso per i nostri clienti, i nostri partner e gli azionisti”, ha spiegato un portavoce della piattaforma a Bloomberg. La tempistica dell’Ipo è prevista per il primo trimestre del 2026, ma potrebbe cambiare data in base alle strategie della società di Jesse Powell e al quadro normativo favorevole alle crypto che si sta sviluppando sotto la presidenza di Donald Trump, che ha affidato a un gruppo di lavoro guidato da Hester Peirce la revisione delle normative in materia.
Gli altri tre exchange con Ipo in vista
Nel contesto di un ritiro generale delle controversie legali da parte della Sec, l’esempio di Gemini e Kraken (tutto da confermare, naturalmente) potrebbe essere seguito da altri tre exchange di criptovalute: Blockchain.com, Bullish e Circle. Lanciata nel 2011 da Benjamin Reeves, Nicolas Cary e Peter Smith, Blockchain.com ha appena nominato direttore finanziario il manager Justin Evans, ex capo dell’unità di investment banking crypto di Goldman Sachs. Evans è l’uomo che ha fatto da consulente a Coinbase per la quotazione diretta del 2021.
Dopo aver rinviato il debutto in Borsa nel 2021 tramite una Spac, Bullish sta considerando di lanciare la sua Ipo entro la fine del 2025. È per questo motivo che la società madre di CoinDesk (il magazine online di riferimento per il settore) ha messo in piedi una collaborazione con Jefferies Financial Group: in vista c’è appunto la possibile quotazione, rimandata più volte in attesa degli sviluppi di un mercato maggiormente consapevole, maturo e normalizzato.
Per quanto riguarda Circle, l’idea della Ipo risale all’inizio del 2024: l’emittente di Usdc (la seconda più grande stablecoin per capitalizzazione di mercato) ha presentato allora un’offerta in via riservata. “Siamo in una posizione finanziariamente forte e siamo riusciti a costruire un’attività molto solida, al momento non abbiamo necessità di ulteriori finanziamenti”, ha affermato l’amministratore delegato Jeremy Allaire in un’intervista concessa a Bloomberg. In ballo c’è anche il significativo trasferimento del quartier generale da Boston a New York, nel cuore di Wall Street.
Da quando Trump è tornato alla Casa Bianca per il suo secondo mandato e Gary Gensler ha dato le dimissioni da presidente della Sec, la promessa di una nuova era per il mondo delle criptovalute ha infiammato tutti gli exchange. Non solo negli Stati Uniti: l’impennata dei mercati e l’entrata in vigore del MiCA (Markets in Crypto-Assets Regulation), il regolamento dell’Unione europea sui mercati delle criptoattività, stanno influenzando anche gli exchange europei. In tal senso, ci si aspetta a breve che diverse piattaforme prendano in considerazione lo sbarco in Borsa.









